teatro alla scala
04 Gennaio 2019   •   Lavinia Micheli

Teatro alla Scala: da Regina Scaligeri alla «Prima» di Sant’Ambrogio

«Il Teatro alla Scala di Milano costituisce un grosso vanto per il nostro Paese, non solo perché si tratta di uno dei più prestigiosi teatri di tutto il mondo ma anche e soprattutto perché ha incorporato la storia dell’Italia. Punto di riferimento per molte generazioni, dall’epoca delle carrozze e dei cavalli fino all’eleganza della Prima di Sant’Ambrogio.»

Se vi è mai capitato di chiedervi da dove nascesse il lustro della Prima dell’Opera che ogni anno si tiene al Teatro alla Scala  di Milano il 7 dicembre, giorno di Sant’Ambrogio, questo è l’articolo giusto. Troppo spesso diverse ricorrenze con cui abbiamo a che fare nella vita di tutti i giorni, ci passano davanti agli occhi senza che ci interroghiamo sul motivo che ha scatenato in origine quella ricorrenza. E così, il 7 dicembre di ogni anno ci capita di osservare dallo spioncino dei media cosa succede alla Scala: chi siano gli invitati di quell’anno, i vestiti più eleganti, le personalità più attese. Discutiamo tra di noi su come debba essere davvero un onore ricevere un invito per un evento del genere e un po’ meno su quale sia l’opera rappresentata (quest’anno l’Attila di Giuseppe Verdi). Ma perché la Prima è così prestigiosa?

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In principio fu Regina

Il Teatro alla Scala deve il suo nome a Regina della Scala (o Scaligeri), moglie di Bernabò Visconti e co-signora consorte di Milano, dal 1350 fino alla sua stessa morte, sopraggiunta nel giugno del 1384. Regina, nata dall’importante famiglia che governò Verona per circa 125 anni, aveva fatto erigere nel capoluogo lombardo la chiesa di Santa Maria alla Scala nel 1381. Circa 400 anni dopo, sulle macerie della chiesa ormai pericolante ed abbandonata, sorgeva il Teatro, che ne manteneva il nome, per volere di Maria Teresa d’Austria. L’intento era quello di creare un teatro grande ed imponente, il migliore fra tutti. Il progetto venne assegnato all’architetto Giuseppe Piermarini, folignate, già distintosi per la costruzione dell’Accademia di Mantova e della Villa Reale di Monza. Dopo due anni di lavori, nel 1778 fu inaugurato il nuovo teatro che andava a sostituire il Teatro Regio di Villa Reale, distrutto da un incendio nel 1776. Ad aprire la stagione, L’Europa Riconosciuta di Antonio Salieri. I lavori erano stati finanziati dai 90 proprietari dei palchi andati in fumo al Regio.

Le bische, le battaglie navali, l’alta società

Si trattò fin da subito più di un punto di ritrovo ed un centro culturale aperto alle più varie influenze che di un teatro vero e proprio. Per la borghesia e l’alta società, si intende. Il Teatro alla Scala fu non solo consacrato da subito come casa per eccellenza del melodramma ma anche come sede di bische, gioco d’azzardo e corse di cavalli. La platea, destinata un tempo alle classi inferiori, poteva essere facilmente modificata e ricomposta a seconda dell’utilizzo che si intendeva farne: le seggiole si spostavano per fare largo ad una grande pista da ballo in particolari occasioni; si riempiva il grande spazio con dell’acqua per le battaglie navali. Ogni famiglia dabbene possedeva il suo palchetto, che addobbava a suo piacimento, all’infuori della tendina che dava sul centro del teatro, che doveva essere rigorosamente uguale per tutti. Il Teatro alla Scala era una sorta di prolungamento delle sfarzose case dei Signori, che potevano persino ordinare ai loro servi di preparare qualsivoglia pietanza usufruendo della cucina che si trovava in uno dei ridotti, al secondo piano.

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@Österreichische Nationalbibliothek – Austrian National Library

Nel corso del tempo i migliori musicisti, direttori d’orchestra, ballerini, cantanti lirici sono passati di qui. Da Gioacchino Rossini a Vincenzo Bellini fino al grande Arturo Toscanini, a Maria Callas (leggenda narra che il suo spirito aleggi ancora fra quei palchi e quei corridoi), passando per quel grande punto di riferimento che fu per L’Italia quasi unita Giuseppe Verdi. Il compositore di Busseto fu certamente una delle più grandi personalità a determinare il successo del Teatro alla Scala di Milano: è questo il teatro in cui trionfò il Nabucco pregno di patriottismo e fermento risorgimentale dell’Italia del 1842; qui il grande pater patriae presentò più tardi anche l’Aida, di fronte all’ormai re d’Italia Vittorio Emanuele II.

La Prima di Sant’Ambrogio

L’apertura della stagione operistica del Teatro alla Scala fu trasferita al 7 dicembre, giorno di Sant’Ambrogio, protettore di Milano soltanto nel 1951 grazie al compositore triestino Victor de Sabata che consolidò definitivamente Il Teatro assieme alla città in cui era sorto, dopo un periodo difficile, seguito al bombardamento che la costruzione aveva subito nel 1946. Il teatro in seguito visse e si evolse negli anni del boom economico, passando per i difficili anni della contestazione degli anni ’70, che certamente non ne lasciarono indenni i ricchi frequentatori fino ad arrivare alla direzione di Abbado, di Muti.

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Palickap [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], da Wikimedia Commons

Oggi il Teatro alla Scala rappresenta una sintesi perfetta tra antico e moderno, tra storia e futuro, derivata anche da una grossa opera di restauro avvenuta fra il 2002 e il 2004 che lo ha dotato di una complessa macchina scenica, in grado di cambiare allestimenti e scenografie nel modo più efficiente e breve possibile. Sono inoltre stati aggiunti dei volumi che hanno cambiato parzialmente la morfologia dell’ambiente, che comunque rimane perfetto dal punto di vista auditivo per quanto riguarda la lirica, meno per la musica sinfonica: il teatro mancherebbe di strutture in grado di rompere il suono, distribuendolo in tutta la sala.

Un do di petto che fa tremare

Un fatto curioso riguarda il possente lampadario posto al centro del teatro, diventato un simbolo vero e proprio della Scala stessa. Conta circa 400 lampadine, ma contrariamente a quanto si possa pensare non è costituito interamente da cristallo di Boemia: quel che vediamo oggi è soltanto una copia dell’originale ottocentesco, danneggiato dalle bombe del ’46. Oggi è composto prevalentemente di plastica, per ragioni riguardanti il peso, s’intende. Per pulirlo tutto ci vogliono più o meno 20 giorni. Si dice che all’epoca di Verdi, il tenore Francesco Tamagno fosse capace di farlo tremare con il suo possente do di petto.
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Simbolo di Milano e della storia dell’opera lirica del nostro Paese, del balletto, del melodramma, nei tempi che vanno, corrono in avanti mentre tutto cambia, il Teatro alla Scala rimane un punto di riferimento, una fortezza di piacere e lentezza in un tempo veloce, che riesce ancora a farci sognare e a respirare il pulviscolo della memoria, aprendoci al contempo a ciò che sarà. Il prossimo 7 dicembre, fateci caso.

Lavinia Micheli