leggende siciliane
28 Gennaio 2019   •   Francesca Celani

Leggende siciliane: i miti e i misteri siculi più affascinanti

«La Sicilia non è solo terra di sapori, bellezze e colori, ma è anche la culla di tanti miti e misteri: ecco quali sono le leggende siciliane più affascinanti di sempre!»

Dopo le leggende napoletane, i miti romani, i misteri fiorentini e la magia torinese, non potevamo di certo non parlarvi delle leggende siciliane. La straordinaria Sicilia è infatti una terra che nei secoli è stata abitata da una gamma svariata di culture e popoli, ognuno dei quali contribuì a lasciare del proprio, rendendo oggi questa regione una delle più belle d’Italia. Per quanto riguarda i miti e le leggende siciliane però, il maggior contributo l’hanno sicuramente lasciato i greci, che hanno ambientato tantissimi dei loro miti proprio nella bella isola. La Sicilia infatti in passato era la Magna Grecia, terra di poeti, filosofi e luminari che dalla loro madrepatria portarono tutto il loro bagaglio culturale, redendo questa regione una delle più belle e straordinarie del nostro paese. Ecco alcune delle più affascinanti leggende siciliane, che vi lasceranno davvero a bocca aperta!

Leggende Siciliane: la principessa Sicilia

Ovviamente non potevamo non partire dalla leggenda che secondo la tradizione ha dato il nome alla nostra amata isola, ossia la storia della principessa Sicilia. Sicilia era la principessa del Libano e viveva felice nel suo regno con i suoi genitori; ma un giorno un oracolo disse che se la principessa non avesse lasciato il paese all’età dei 15 anni, sarebbe stata divorata da un mostro, il Greco-Levante. Così, al compimento del quindicesimo anno di età, il re e la regina mandarono via Sicilia con una barca, al largo del Mediterraneo. Qui la ragazza trascorse tre mesi, e non vedendo mai terra, cominciò ad accettare l’idea di morire. Ma proprio quando il peggio stava per compiersi, i venti la spinsero verso una terra rigogliosa, luminosa e piena di fiori e frutti.

La ragazza esultò di gioia, ma la felicità durò poco; l’isola era deserta. Ma all’improvviso apparve un giovane ragazzo che le rivelò cosa fosse accaduto: gli abitanti originari erano tutti morti di peste, ma gli dei volevano creare una nuova stirpe su questa terra così ricca e meravigliosa. E loro due erano i prescelti per compiere la volontà divina. Così i due si amarono e diedero vita alle prime generazioni siciliane, e il territorio prende il nome proprio da colei che con il suo grembo riportò vita su quest’isola. Questa leggenda è una variante di quella greca di Egesta, troiana che per salvarsi dal mostro marino inviato da Nettuno, si imbarcò e approdò in Sicilia, dove sposò il dio Crimiso. Dall’unione nacquero Eolo e Egeste, fondatore di Segesta.

Leggende Siciliane:  Cariddi

Chi non ha mai sentito parlare di Scilla e Cariddi, i leggendari mostri dello Stretto di Messina di cui Omero ci ha tanto parlato? Qui vi raccontiamo la storia di Cariddi, siciliano (con Scilla ci troviamo in Calabria). Ai tempi dell’antica Grecia, la navigazione dello stretto era vista come un’impresa impossibile, a causa delle correnti e dei numerosi vortici che si formavano. Due erano i più grandi, ossia Cariddi, che significa colei che risucchia, e Scilla, colei che dilania. Si pensava che Cariddi fosse una ninfa, figlia di Poseidone (mare) e Gea (terra), ed era tormentata da una continua voracità, tanto da divorare i buoi di Eracle mentre passava per lo stretto. Così Zeus per punirla la trasformò in un essere mostruoso, che ancora si trova là nello stretto.

Leggende siciliane: Polifemo e la riviera dei Ciclopi

Ad Aci Trezza si trova la Riviera dei Ciclopi, altro luogo magico e incantato. Questo straordinario posto infatti è molto famoso, sempre grazie alle vicende mitologiche di Ulisse narrate nell’Odissea. Infatti Omero racconta che proprio qui viveva il ciclope Polifemo, figlio di Poseidone. Come tutti sappiamo, egli  catturò Ulisse e i suoi compagni, divorandone alcuni; ma Odisseo con la sua astuzia riuscì ad accecarlo con un palo dalla punta arroventata. Omero ci dice che il ciclope accecato, per  la rabbia scagliò dei frammenti di roccia verso Ulisse. Queste rocce sono appunto le odierne Isole dei Ciclopi, un luogo suggestivo, colmo di fascino, leggende e magia, specialmente con le straordinarie luci del tramonto.

Leggende siciliane: Aretusa

Aretusa era una bellissima ninfa greca, che era stata allevata da Artemide, la quale la rese imbattibile nella corsa e nel nuoto. Un giorno Aretusa, come di consueto, correva tra i boschi, e decise di rinfrescarsi in un bellissimo corso d’acqua; si spogliò e si gettò in acqua, rilassandosi nella natura. Ma ad un tratto sentì un sussurro, e spaventata, corse via. La voce era di Alfeo, dio del corso d’acqua, che la intimava di fermarsi, perchè attratto irresistibilmente dalla sua bellezza. Il dio la rincorreva, e quando Aretusa si sentì cedere, invocò l’aiuto di Artemide, che la circondò con una nuvola e soffiando la spinse in Sicilia. La ninfa arrivò ad Ortigia e iniziò a cadere, tramutandosi in una sorgente d’acqua. Alfeo però non mollò e chiese aiuto al padre Oceano, che aprì le acque dello Ionio. Alfeo raggiunse la Sicilia e Aretusa cedette alle sue richieste; così Artemide, volendo suggellare il loro amore, scavò una caverna sotto la fonte, dove le acque si uniscono. Per questo molte giovani coppie che oggi vanno a vedere il luogo, toccano l’acqua della fonte per rendere il loro amore eterno.

Leggende siciliane: Colapesce

Colapesce è una delle leggende siciliane più famose in assoluto. Un certo giovane di nome Nicola di Messina, figlio di un pescatore, era detto Colapesce per la sua abilità nel conoscere il mondo sott’acqua. Federico II di Svevia allora decise di metterlo alla prova con dei test molto difficili, per vedere se egli era veramente così bravo. Buttò una coppa nel mare, e Colapesce la riprese; buttò poi la sua corona, e anche qui il giovane ebbe successo. Una terza volta il re tirò un anello molto in profondità: Colapesce tentò di recuperarlo, ma non risalì mai dalle acque. Il mito vuole che in realtà il ragazzo, spingendosi in profondità, si accorse che la Sicilia poggiava su tre colonne, ma una era corrosa e sembrava stare sul punto di spezzarsi: così Colapesce rimase lì, per sostenere la sua amata isola.

Leggende Siciliane: Il mito di Tifeo

Molti non credono che sia Colapesce a sorreggere la terra siciliana, ma Tifeo il Gigante, protagonista di un’altra delle leggende siciliane di matrice greca più affascinanti. Tifeo era un gigante mostruoso, con centinaia di teste di drago, figlio di Gea madre terra e Tartaro, ossia la personificazione degli Inferi. Egli è destinato a combattere in continuazione contro Zeus, colpevole di aver sconfitto i Titani, gli altri figli di Gea. Un giorno durante una lotta, Tifeo fugge fino ai limiti del territorio siriano per una strategia; qui attende Zeus. Il semidio arriva, e i due ricominciano la lotta; ma Tifeo stavolta riesce a strappare l’arma del re degli dei, con la quale gli taglia i tendini dei piedi e delle mani, scaraventandolo all’interno di una grotta in Silicia.

Ma Hermes e Pan si intromettono e ritrovano i tendini di Zeus. Egli torna sull’Olimpo, ma la sua vincita sarà data da altri fattori. Infatti nel frattempo sul monte Nisa, le tre Moire (le tre filatrici che rappresentano il destino), donano a Tifeo dei frutti destinati ai mortali, che così cominciano a indebolirlo. Zeus ne approfitta, e sul monte Emo (dal greco emo che significa sangue) infligge un colpo profondo al gigante che comincia a sanguinare. Tifeo sfugge in Sicilia, e qui Zeus lo imprigiona per sempre sotto l’Etna, condannandolo a sostenere la Sicilia. Il corpo del gigante è infatti supino: con la mano destra sorregge Messina, con la sinistra Pachino, con le gambe Trapani e con la bocca l’Etna. È anche un modo per spiegare le continue eruzioni del vulcano e i frequenti terremoti che avvengono in questa terra: ogni movimento è infatti dato dalla rabbia del gigante che cerca di liberarsi dalla sua dannazione eterna!

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Leggende Siciliane: le tre ninfe

Si dice che in un tempo remoto, vi fossero tre ninfe bellissime, che vagavano per tutto il mondo, danzando. Tra un passo e l’altro coglievano sassi, frutti e manciate di terra, dai terreni più fertili in assoluto. Ma un giorno una terra, per la sua bellezza e luminosità, le colpì in maniera davvero particolare: così le tre ninfe danzarono con grazia come mai avevano fatto prima, e lanciarono nel mare tutto quello che avevano raccolto nei loro viaggi. Così, da quelle acque, sorsero all’improvviso tre promontori, attraversati da un magnifico arcobaleno, che solidificandosi, andò a creare una straordinaria isola di forma triangolare: la nostra Sicilia, terra di luci, frutti e colori. I tre promontori che le tre semidivinità fecero sorgere oggi sono Capo Peloro, Capo Passero e Capo Lilibeo.

Leggende Siciliane: il Castello di Caccamo

A dominare la vallata del fiume San Leonardo, si erige il Castello di Caccamo, simbolo del borgo ononimo, e uno dei più grandi, affascinanti e meglio conservati di tutta l’isola siciliana. All’inizio nacque come fortezza, verso il 480 a.C., mentre il primo proprietario si dice fu Matteo Bonello, intorno alla metà del XII secolo, acerrimo nemico del re Guglielmo I detto il Malo. Si dice che Bonello assassinò il consigliere del re, nascondendosi nel castello. Quando il re lo scoprì, fu catturato e torturato in una maniera atroce: gli vennero cavati gli occhi e recisi i tendini dei talloni e venne rinchiuso in una delle tue torri. Infatti si dice che il fantasma di Bonello si aggiri ancora per il castello di Caccamo in cerca di pace; alcuni lo descrivono come vestito con pantaloni e giacca di cuoio, che si muove lentamente con il volto sfigurato.

Ma il suo fantasma non è l’unico che si aggira nel castello: si dice che ci sia anche quello di una giovane monaca, figlia di uno dei tanti signori del castello. Si dice che la donna fosse innamorata di un soldato, ma il padre contrastava il loro amore: così uccise il giovane e rinchiuse la figlia in un convento, che per il dolore, morì subito dopo. Raccontano che il suo fantasma vaghi per le sale del castello e che nelle notti di luna piena, a mezzanotte, si manifesti vestita di bianco, donando a chi la vede un melograno: se la persona riuscirà a mangiarlo senza far cadere nemmeno un chicco, troverà un magnifico tesoro, altrimenti sarà condannata per l’eternità, proprio come lei.

Foto copertina: @Gnnuck-Via-Flickr-CC0-1.0-Universal-1

Francesca Celani