leggende romane
10 Gennaio 2019   •   Francesca Celani

Leggende Romane: miti, segreti e misteri della capitale

«Siete davvero sicuri di conoscere tutte le leggende romane e i loro significati più nascosti? Da Romolo e Remo a Nerone, dalla Bocca della Verità a Piazza Navona, ecco i miti e le leggende della capitale che da secoli ci affascinano con le loro vicende e i loro messaggi celati»

Sono tantissime le leggende romane che “passeggiano” per le strade della capitale, nascondendosi in alcuni dei suoi luoghi più simbolici. Come vi abbiamo già raccontato, Roma è una città esoterica e magica, che da sempre, fin dalla sua nascita, racconta miti e magie, sia ai suoi abitanti e sia a chi la visita.

Così, dopo avervi parlato della magia di Torino e dei misteri di Napoli, passiamo a Roma. Le leggende romane sono davvero ovunque, in qualsiasi angolo della città. E scoprirle fa cogliere ancora di più il fascino della Caput Mundi, che non è solo monumenti straordinari e Francesco Totti, ma nasconde anche un lato intrigante e misterioso sicuramente sconosciuto ai più. Ecco le leggende romane e i loro significati celati che vi faranno apprezzare ancora di più la nostra meravigliosa capitale.

Leggende Romane: i significati dietro il mito di Romolo e Remo

Tutti quanti conosciamo a menadito una delle leggende romane per eccellenza, anzi, sicuramente quella più famosa di tutte: il classico mito di Romolo e Remo. I più credono che ne esista una sola versione, ossia quella più raccontata, ma non è così. Infatti la storia che tutti abbiamo sentito milioni di volte è un po’ più tarda, e si cominciò a raccontarla dopo che i romani vennero in contatto con i greci: infatti come possiamo ben vedere, come ogni mito greco che si rispetti, Romolo e Remo sono di stirpe divina, in quanto il loro antenato è Enea, figlio di Venere, e sono figli di un dio antropomorfo, Marte, e della nobile Rea Silvia, figlia di Numitore, il fratello di Amulio. Quest’ultimo, per avere il trono solo per sé, fu colui che ordinò al suo soldato di uccidere i due gemellini. Come sappiamo il soldato non riuscì a farlo, e dopo averli abbandonati sulla sponda del Tevere, i due vennero allattati da una lupa, e trovati poi da un pastore.

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  • La leggenda autoctona e i significati nascosti
    La leggenda autoctona, di matrice etrusca, presenta punti di differenza da quella spesso raccontata, e significati nascosti. Infatti nella versione originale, la prima che venne raccontata e che ritroviamo in Plutarco, chiamata Saga Romulea, i due gemellini non sono figli di una reale, bensì di una serva. Infatti all’epoca degli etruschi, che si trovavano vicinissimo a quel territorio dove poi sorse Roma, essere figli di schiavi non era un fattore necessariamente negativo: anche il mitico re Servio Tullio lo era. Inoltre la serva non si accoppia con il dio antropomorfo Marte, ma con uno spirito informe che prende la forma di un simbolo fallico per compiere l’atto: il fatto di far prendere agli dei delle sembianze tutte umane era una caratteristica tipicamente greca, ma al momento della fondazione di Roma, i romani non erano in stretto contatto con gli ellenici, quindi non conoscevano le loro tradizioni.
  • Anche il parto gemellare sta ad indicare qualcosa di prodigioso ed ha un significato ben preciso, e il particolare che Remo sia quello nato prima tra i due gemelli, non è un fatto causale. Remo infatti rappresenta la parte antica della città, quella composta dai pastori sabini, latini ed etruschi che abitavano il territorio; quella parte che verrà uccisa appunto da Romolo, ossia dalla nuova città di Roma, destinata a regnare per secoli e secoli. Remo è il passato, Romolo il futuro, che uccide il fratello che con arroganza attraversa il perimetro della città che egli ha tracciato sul colle Palatino.

Roma, una città di stranieri

Un’altra cosa molto interessante, e forse fondamentale da dire in questo periodo, è che la città di Roma non ha mai avuto una corrispondenza con un’origine etnica: la caput mundi infatti già di per sé nasce in un territorio abitato da altri popoli, che vengono inglobati all’interno della città. E questo viene dimostrato anche dal fatto che alcuni re non erano romani, ma etruschi: la forza di Roma fin dalla sua nascita sta proprio in questo, ossia il fatto di essere una comunità mista, di non identificarsi con una sola etnia. E il fatto che i romani scelsero Enea come loro antenato fu correlato a ciò: Enea era sì figlio di una dea e nobile, cosa che conferiva prestigio a Roma, ma soprattutto era troiano.

Questo vuol dire che la sua stirpe, il suo popolo, dopo la grande sconfitta, era distrutto. Gli antenati di Roma quindi non esistevano più: questo permise alla capitale di accogliere chiunque nelle sue mura, ma anche, di conseguenza, di scontrarsi con qualsiasi popolo. Dal momento che gli antenati erano estinti non vi erano né legami né dissidi con nessuna etnia: questa apertura fu il vero punto di forza della capitale, che la portò ad essere la città che oggi è, e che per tutta la durata dell’impero le permise di governare un territorio enormemente vasto e costellato da popoli ed etnie completamente diverse fra loro.

Leggende romane: la Bocca della verità

Ogni giorno un’interminabile fila di turisti si accinge a visitare e mettere la sua mano nella famosa Bocca della Verità, situata fuori la Chiesa di Santa Maria in Cosmedin, per vedere se passa la prova. E anche se razionalmente sappiamo che è solo un mito, diciamo che fin quando non proviamo realmente a metterci la mano dentro, il dubbio si insinua sempre. La Bocca della Verità era forse il chiusino di una vecchia cloaca, che ha le sembianze di un fauno ispirato al Dio Portuno, un dio fluviale; e come tutti ben sappiamo, a questo strano oggetto era attribuita la magica facoltà di decretare la verità. Si dice che a chi metteva la mano dentro la bocca mentendo, gli venisse punzecchiata o addirittura staccata di netto con una morsa fatale.

Si credeva che fosse un modo unico e sicuro per scoprire la verità, ma non fu sempre così. Infatti si racconta di una donna infedele che riuscì ad ingannare la mitica Bocca della Verità; la ragazza infatti aveva un marito, ma quando questo era fuori per lavoro, a casa sua si recava spesso un amante. I vicini la scoprirono e confessarono tutto al marito, il quale, non sapendo a chi credere, decise di sottoporre la donna alla Bocca della Verità. Ma la scaltra moglie escogitò uno stratagemma con il suo amante: quando sarebbe stato il momento di sottoporsi alla magica bocca, egli, fingendosi matto, avrebbe dovuto baciarla davanti a tutti per poi sparire. Così fece, e quando la donna mise la mano dentro il magico ordigno disse: «Giuro che nessun uomo mi ha mai abbracciato e baciato, all’infuori di mio marito e di quel giovane matto!» In questo modo si salvò.

Leggende di Roma: le oche del Campidoglio

Se magari vi passa per la mente di recarvi ai Musei Capitolini, o nella splendida Terrazza del Campidoglio, fermatevi al centro della piazza, dove sorge la statua di Marco Aurelio, e pensate a questa leggenda, un’altra tra le più antiche di Roma. Anticamente qui sorgeva il tempio di Giunone, dove vivevano le oche a lei sacre; per questo i romani, anche in tempi di carestia, non le uccidevano, per non fare un torto alla dea. In quel periodo i romani erano in contrasto con i Galli, e una notte, quest’ultimi, di nascosto attaccarono le mura. Ma le oche, forse anche per volere della dea Giunone, cominciarono a starnazzare, svegliando il soldato Marco Manlio, che dormiva al Campidoglio e che così potè svegliare tutto l’esercito e difendere la città.

Leggende di Roma: Fontana di Trevi

Chiunque sia stato alla fontana più famosa della capitale, si sarà sicuramente girato di spalle per lanciare la sua monetina nelle acque fotografate ogni giorno da milioni di turisti. Molti credono che, esprimendo un desiderio, il lancio porti la realizzazione di qualsiasi richiesta. Ma in realtà la tradizione ha un altro significato: lanciare la monetina di spalle vuol dire che, prima o poi, si ritornerà a Roma. Quindi sicuramente, conviene lanciarla!

Leggende di Roma: Piazza Navona

Un’altra leggenda romana consiglia agli innamorati di non girare in senso antiorario intorno alla Fontana dei Quattro Fiumi, collocata al centro della bellissima Piazza Navona. Infatti si dice che una strega in un tempo passato scagliò qui la maledizione degli amanti, facendo sì che qualsiasi coppia avesse aggirato la fontana in senso antiorario, si sarebbe lasciata entro sei giorni. 

Leggende di Roma: la tomba di Nerone

Spostiamoci in un’altra piazza romana, Piazza del Popolo, dove si trova la chiesa di Santa Maria del Popolo e anche una delle leggende romane più inquietanti; qui, al posto del luogo sacro, in un tempo passato vi era la tomba del folle imperatore Nerone. Su quest’ultima, al momento della sepoltura, venne piantato un noce; ma nel 1099, Papa Pasquale II, dopo aver avuto un sogno con la Madonna, disperse le ceneri dell’imperatore nel Tevere e fece abbattere il noce, che si diceva fosse ritrovo di streghe e demoni, facendo costruire al suo posto una chiesa, quella che vediamo ancora oggi. Particolare inquietante? L’altare maggiore della chiesa si trova proprio nel punto in cui vi era il noce diabolico.

Francesca Celani