mostre autunno 2018
17 Dicembre 2018   •   Lavinia Micheli

The Cleaner: la Performance Art di Marina Abramović in mostra a Firenze

«La rinascimentale cornice di Palazzo Strozzi a Firenze ospita Marina Abramović – The Cleaner, una grande retrospettiva sull’art-performer che ha portato il proprio corpo ai limiti della resistenza, fisica e artistica, generando critiche e polemiche ma consacrandosi allo stesso tempo regina mondiale della Performance art.  Una delle mostre Autunno 2018 da non perdere, c’è tempo fino al 20 gennaio 2019.»

1972. Una sala. Un grande foglio bianco per terra. 10 coltelli. Due registratori posti ai lati di Marina Abramović che con la mano sinistra aperta, comincia a conficcare ritmicamente la lama del primo coltello fra uno spazio fra le dita e l’altro, più veloce, sempre più veloce. Si taglia, cambia coltello. E così via fino a tagliarsi più volte e ad utilizzare tutti i coltelli. A questo punto ferma il primo registratore, riavvolge il nastro ed ascolta. Il gioco si fa più morboso, ossessivo. Mentre riascolta la sequenza, tenta di ripetere gli stessi ritmi, gli stessi tagli secondo un ordine ed una concentrazione tanto rigorosi quanto bestiali, mentre il secondo registratore è in funzione. Rhythm 10 è la prima vera e propria performance davanti ad un pubblico in carne ed ossa, per una giovane artista di Belgrado, diplomata all’Accademia delle Belle Arti dove dipingeva, nudi, ritratti cupi e soprattutto le sue adorate nuvole. The Cleaner sbocciava.

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Manfred Werner / Tsui [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], da Wikimedia Commons

Marina provava a trovare la sua strada, che la portasse lontana dal regime, da quel comunismo jugoslavo di cui i genitori portavano la bandiera, montenegrini e combattenti, partigiani e poi in cima al Partito, a braccetto con Tito.

«Erano fissati con il coraggio, la disciplina marziale, la determinazione. Siccome ero terrorizzata dall’acqua, a sei anni mio padre mi buttò giù dalla barca e si allontanò a remi: a furia di bere e scalciare, imparai a tenermi a galla. Mia madre invece era ossessionata dall’ordine e dalla pulizia: la notte mi svegliava urlando, se dormivo scompigliando le coperte. E al minimo sgarro mi picchiava fino a farmi blu».

Raccontava l’artista in un’intervista a Repubblica di qualche anno fa. Ed è proprio questa rabbia, questo rigore, questo non-amore che la spinge a tirare fuori il suo dolore per metterlo a servizio del suo pubblico, l’unico in grado di salvarla. The Cleaner comincia da lì, da quel 1972, a scavare dentro se stessa per purificarsi e scoprire l’energia, che è dentro tutti noi, per andare oltre i propri limiti, creandone di nuovi.

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Pagina Facebook Palazzo Strozzi

La retrospettiva Marina Abramović – The Cleaner riunisce oltre 100 opere tra video, fotografie, dipinti, oggetti, istallazioni ma soprattutto la riesecuzione dal vivo delle sue performance più celebri grazie ad un gruppo di performer scelti, appositamente formati. In particolare sarà possibile rivivere per il pubblico Freeing Series (1975), Imponderabilia (1977), Luminosity (1997), Cleaning The Mirror (1995) e The House With The Ocean View (2002).

Freeing Series

Freeing Series rappresenta una sorta di rito di passaggio per l’artista, un concitato addio alla sua città natale, Belgrado. La performance è divista in tre parti: in Freeing The Memory il performer, seduto, ripete una dopo l’altra parole nella sua lingua, a caso, man mano che gli vengono in mente fino ad esaurirle completamente. In Freeing The Voice, perde completamente la voce dopo aver urlato sdraiato a terra con la testa rovesciata all’indietro, guardando il pubblico negli occhi. Infine, Freeing The Body: il performer, bendato si lascia trasportare, danzando, dal ritmo di un tamburo africano fino all’esaurimento delle forze.

Imponderabilia

Questa performance segnò un momento importante nella vita di Marina-The Cleaner, a livello artistico ma prima di tutto sentimentale. Si tratta infatti di una delle opere di Performance Art che fece più scalpore all’epoca, realizzata accanto ad Ulay, il suo simbionte d’amore per 12 anni di arte e sentimento. La coppia era stata invitata a Bologna in occasione della Settimana Internazionale della Performance. Imponderabile è ciò che non è possibile valutare o determinare. I due artisti si disposero l’uno davanti all’altra, a pochi centimetri di distanza, a simulare i due stipiti di una porta, completamente nudi. Gli spettatori erano costretti a passare nello spazio tra i due per entrare nel museo, dovendo decidere verso quale lato girarsi nel varcare la stretta soglia. Difficile scegliere, imponderabile. La performance doveva durare sei ore, ma venne interrotta alla metà del tempo dall’arrivo della polizia.

Cleaning The Mirror

La celebrazione dell’ossessione per la pulizia, che diventa purificazione di arte e anima, ereditata da The Cleaner dalla severità di sua madre Danica. Nel 1995 Marina cercava inutilmente di pulire uno scheletro poggiato sul proprio corpo con una spazzola immersa in acqua sporca, ricalcando dei riti di morte tibetani che insegnavano a diventare un tutt’uno con la propria mortalità

Luminosity

Una The Cleaner più matura nel 1997, sola dopo aver posto fine alla relazione con il suo grande amore nel 1988 tramite la romantica The Lovers (Ulay e Abramović si dissero infatti addio dopo aver percorso un tratto della muraglia cinese per tre mesi partendo dalle due estremità opposte ed incontrandosi nel mezzo). In Luminosity la performer è nuda e resta in equilibrio per mezz’ora su un sellino di una bicicletta, con i piedi sospesi dal suolo, compiendo movimenti particolari con braccia e gambe, in grado di creare giochi di luce che simboleggiano la vittoria del controllo e della ritrovata spiritualità sulla fisicità.

Il 1997 è anche l’anno in cui l’artista riceve il Leone D’Oro alla Biennale d’Arte di Venezia per l’opera Balkan Baroque, in cui la Abramović rimane giorni in uno scantinato buio su un cumulo di ossa di bovino che pulisce accuratamente con una spazzola canticchiando canzoni serbe. Un atto di denuncia contro il dolore inflitto alla sua gente durante la guerra nei Balcani.

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Marina Abramović and the CODA Museum [CC BY 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0)]

The House With The Ocean View

Nel 2002 a New York, Marina passò 12 giorni all’interno di tre blocchi sospesi, collegati al pavimento da scale composte da coltelli con la lama rivolta all’insù. Senza mangiare e in silenzio, doveva lavarsi, dormire ed utilizzare la toilette davanti al pubblico. A replicare la performance a Firenze, la finlandese Tiina Pauliina Lehtimak che ha dichiarato: «Conto di nutrirmi dell’energia di chi verrà ad assistere alla performance».

Se anche voi avete voglia di sedervi davanti a voi stessi attraverso gli occhi di Marina (vedi la voce The Artist is Present del 2010 al MoMA di New York) fate un salto a Palazzo Strozzi, perché anche se impauriti e sconvolti scoprirete una nuova consapevolezza oltre i vostri limiti.

Foto di copertina: Pagina Facebook Palazzo Strozzi

Lavinia Micheli