21 Gennaio 2019   •   Francesca Celani

Leggende di Firenze: miti e misteri della città rinascimentale

«Vi siete mai chiesti quali siano le leggende di Firenze? Ecco i miti e i misteri più belli della città rinascimentale per eccellenza!»

La capitale della Toscana non è solo la capitale dell’arte e del Rinascimento, o la patria di alcuni dei nostri più grandi maestri; è anche una città ricca di miti e misteri, per questo le leggende di Firenze sono così tante e affascinanti! Così, dopo avervi parlato dei miti di Napoli, e dei misteri di Torino, ecco le leggende di Firenze più inquietanti e ricche di mistero, proprio come quello che alleggia tra le vie della straordinaria capitale toscana!

La Berta

In via dè Cerretani, su un fianco della chiesa di Santa Maria Maggiore, dal muro emerge qualcosa di molto strano e inquietante: la testa pietrificata di una donna, meglio conosciuta come la Berta, protagonista di una delle più famose leggende di Firenze. Vi starete sicuramente chiedendo: “Per quale strano motivo una cosa del genere?”. Eccovi accontentati: Cecco d’Ascoli, astronomo, nel 1326 fu accusato di stregoneria e venne condotto a rogo; ma si dice che avesse fatto un patto con il diavolo: se avesse ottenuto un solo sorso d’acqua, si sarebbe salvato. Così, mentre bruciava, urlò ad una donna affacciata di dargli dell’acqua, ma questa gliela negò: così lui le lanciò una maledizione e la testa della malcapitata si trova ancora là.

Un’altra versione della stessa leggenda vuole che la testa sia in realtà di un sacerdote, che affacciandosi dalla chiesa, venuto a conoscenza del patto col diavolo di Cecco, urlò a tutti di non concedere l’acqua al condannato: così l’astronomo, mentre bruciava tra le fiamme, urlò al sacerdote: «E tu di lì il capo non caverai mai». Per questo si dice che la testa pietrificata del sacerdote ancora guarda la statua. Un’altra leggenda su la Berta vuole che invece la donna fosse una fruttivendola, che aveva il banco proprio là; un giorno regalò una campana alla chiesa per avvertire i cittadini dell’apertura e della chiusura delle porte di Firenze: la città la ringraziò con questo omaggio in marmo.

Rifrullo del diavolo 

Ogni volta che passerete per via dello Studio, vicino al Duomo fiorentino, sentirete una leggera brezza che vi soffierà sulla faccia, sempre: questo vento è chiamato dai fiorentini il rifrullo del diavolo. La leggenda vuole che in tempi lontani, un diavolo volesse prendere l’anima di un prete, per questo lo rincorreva per tutte le vie della città. Il prete fu messo al muro davanti al Duomo, ma chiese al diavolo se potesse pregare un’ultima volta prima di essere dannato; il diavolo acconsentì, ma il sacerdote uscì da un’altra delle porte posteriori della Cattedrale. Il diavolo aspettò per ore sbuffando, ma quando si accorse dell’inganno, lo sbuffo si trasformò in un forte vento, che ancora oggi, non smette di soffiare. Una delle leggende di Firenze più inquietanti!

La ragazza di Via della Mosca

Un’altra delle leggende di Firenze più famose racconta la storia di una ragazza bellissima, che viveva in via della Mosca, che aveva come domestica una strega. Quest’ultima aveva una figlia, che per bellezza non aveva nulla da invidiare alla prima, ma era cattiva, proprio come la madre. Un cavaliere un giorno si innamorò della ragazza buona, e i due vivevano una bellissima storia d’amore; ma la strega, invidiosa, con una pozione posta su una spazzola fatata, facendo finta di spazzolare la giovane la trasformò in una mosca.

Ma si dimenticò di un particolare: per rendere efficace il sortilegio, la strega avrebbe dovuto bagnare i denti della spazzola con un po’ di sangue della cute, ma presa dalla foga del momento non lo fece. Infatti la povera fanciulla non si trasformò in una repellente mosca, ma in un moscone dorato, che mentre ronzava riusciva anche a parlare. Il cavaliere e la famiglia della ragazza la cercarono in continuazione fino a quando notarono questo moscone incantevole, e facendo attenzione, riuscirono a capire ciò che diceva e a smascherare la strega. Quest’ultima venne torturata fino a quando non rivelò come annullare il beneficio; la fanciulla ritornò se stessa, e la sua famiglia e il cavaliere trasformarono in mosche la strega e la sua figlia. Se sentite un ronzio per via della Mosca state attenti: si dice che si trovino ancora là.

La finestra sempre aperta

Al secondo piano di Palazzo Grifoni, o Palazzo Budini Gattai, in piazza Santissima Annunziata, se ci passerete più volte di sicuro noterete una cosa: l’ultima finestra a destra è sempre aperta. Il motivo è molto romantico: nel XVI secolo, qui vivevano una donna e suo marito, appartenente alla famiglia Grifoni, e si dice che fra i due vi fosse un grande amore. Il marito però poi fu chiamato a partecipare ad alcune guerre fiorentine, e lei lo salutò in lacrime dalla finestra; purtroppo l’uomo non fece mai ritorno, ma la moglie si ostinava a non chiudere la finestra, aspettando, prima o poi, di vederlo. Quando la donna morì, qualcuno chiuse la finestra, ma gli abitanti della zona protestarono, e si dice che tutta la casa iniziò a tremare; così le persiane vennero riaperte, e tutto si calmò.

Invece alcuni credono che la leggenda sia più un raccolto di adulterio: al centro della piazza si trova infatti la statua di Ferdinando I che volge la faccia proprio verso quella finestra. Molti infatti dicono che in quella casa vivesse la sua amante segreta, che da lì poteva ammirare la copia del suo amato. Ma diciamo che noi preferiamo la prima versione! Come se non bastasse però, sul piedistallo della statua di Ferdinando I, si trova un’altra cosa molto strana: uno sciame d’api disposte in cerchi concentrici. Provate a contarle senza toccarle: è completamente impossibile. Ma la leggenda vuole che chi ci riuscirà, sarà investito dalla fortuna.

La finestra sempre chiusa

Se fra le leggende di Firenze c’è quella della finestra sempre aperta, per ironia della sorte, ce anche quella della finestra sempre chiusa. Tutto inizia nel 1555 quando, dopo la caduta di Siena, Cosimo de’ Medici ordinò la decapitazione di Bertoldo Corsini; quest’ultimo era uno zio di Pandolfo de’ Pucci, amico della famiglia signora di Firenze, che però da quel momento cominciò ad odiarlo. Così pensò a tre modi per uccidere Cosimo: o con una congiura, chiamata congiura dei Pucci, o con una bomba presso la sua residenza, o pugnalandolo nel sonno. Fu scelta la strada della congiura, e i coinvolti nell’azione decisero di uccidere Cosimo mentre si dirigeva alla Santissima Annunziata. Qui si trovava Palazzo Pucci, e da una finestra i congiurati avrebbero dovuto annientarlo con un’arma da fuoco. Ma Cosimo venne a conoscenza della congiura, e dopo aver arrestato e ucciso i suoi potenziali carnefici, decise che quella finestra dalla quale avrebbero dovuto sparargli, venisse murata per sempre. Così i fiorentini la chiamano la finestra sempre chiusa.

Porta di Balla del Duomo

Una delle leggende di Firenze si trova letteralmente scolpita in una delle magnifiche ed enormi porte dello splendido Duomo fiorentino. Il portale che guarda verso via Ricasoli, ossia la Porta di Balla, chiamata anche Porta dei Cornacchini, è la protagonista di un tragico e misterioso evento che si dice si sia verificato nel XV secolo. Un certo Anselmo, vicino proprio della famiglia Cornacchini, una notte fece un incubo terribile in cui veniva divorato da un leone, lo stesso che si trova scolpito in bronzo su una delle colonne della porta. Allora il giorno seguente, per far cessare la paura, mise una mano sulla bocca del leone di marmo; ma si dice che all’interno si trovasse un velenoso scorpione, che uccise il poveretto. 

Il Perseo di Benvenuto Cellini 

Nella Loggia dei Lanzi, meglio conosciuta come Loggia della Signoria, tra le tante bellissime sculture, ce ne è una molto famosa, ossia il Perseo di Benvenuto Cellini, con in mano la testa di Medusa. Ma non è finita qui: infatti, se girate intorno alla statua e guardate la giuntura della nuca del Perseo, noterete qualcosa di molto strano… con un gioco di rilievo dei muscoli del collo e della testa infatti Cellini scolpì un altro volto, con una smorfia. Si dice che sia stata una mossa dell’artista sia per inserire una faccia buffa in una statua che in teoria non avrebbe potuta averla, e sia per vedere se qualcuno tra i visitatori si accorgesse mai dello scherzo!

L’Importuno di Michelangelo 

Spostiamoci in un altro dei punti nevralgici della città fiorentina, ossia Palazzo Vecchio, dove si trova traccia di un’altra delle leggende di Firenze, che ha per protagonista uno dei suoi artisti più famosi: Michelangelo. Qui, alla destra dell’ingresso principale, precisamente dietro la scultura di Ercole e Caco, sulla parete si trova qualcosa di molto particolare. Guardando bene noterete infatti un volto delineato, che si dice sia opera di Michelangelo. Due sono i racconti, diventati ormai leggende, che vengono tramandati per spiegare il fatto.

Alcuni raccontano che un tizio infastidisse il grande artista, raccontandogli cose senza senso e noiose;  un giorno, mentre il grande artista faceva finta di ascoltarlo, con le mani dietro le schiena, con lo scalpello e il martello incise un volto sulla pietra: da quel momento l’opera, se così si può chiamare, viene chiamata l’Importuno. Un’altra versione racconta che invece Michelangelo, passando di là, vide un condannato a morte trascinato davanti al palazzo, e ne volle immortalare il volto: così decise di incidere lì, sulla pietra, proprio in quell’istante le espressioni del malcapitato. 

leggende di firenze

@Ethan Oringel via Flickr CC BY 2.0

Diavoletto Portabandiera

L’originale della scultura del Diavoletto Portabandiera si trova al Museo Bardini e fu un’opera di Giambologna. Ma un’imitazione si trova in un angolo di Palazzo Vecchietti, nella parte che confluisce con via Strozzi, fatta erigere proprio da Bernardo Vecchietti. Venne posta in quel luogo perchè un giorno San Pietro Martire, passando di lì su un cavallo nero mentre predicava, l’animale improvvisamente si imbizzarrì, e si dice fosse stato guidato dal diavolo; ma il santo riuscì a immobilizzarlo con un gesto sacro.

Il Balcone al Contrario

Passate per Borgo Ognissanti, e al civico 12, alzate lo sguardo: se all’inizio non notate nulla di strano, fidatevi, osservate meglio. Quello che noterete infatti sarà un vero e proprio balcone al rovescio, con tutti i suoi elementi architettonici al contrario. Ma perchè? Il padrone della casa, un certo Baldovinetti, desiderava un balcone imponente, ma in quello stesso periodo (siamo negli anni ’30 del XVI secolo) Alessandro de’ Medici aveva vietato, per rimediare alle vie fiorentine troppo strette, elementi architettonici troppo vistosi. Baldovinetti però continuava a tartassare il signore di Firenze per il permesso di edificare il suo balcone; e Alessandro, sfinito, gli diede l’ok, a patto che però il balcone venisse fatto al contrario, pensando così di scoraggiarlo. Ma si sbagliava…

Francesca Celani