arte dell’aperitivo
16 Novembre 2018   •   Lavinia Micheli

Arte dell’aperitivo: l’arte della convivialità all’italiana

«C’è una parola per noi italiani che più di tutte è diventata negli ultimi decenni al tempo stesso simbolo di relax e ricercatezza, svago e tranquillità. La parola aperitivo, infatti, ha il pregio di racchiudere dentro di sé alcuni degli elementi che più caratterizzano il nostro Belpaese: la moda e la passione per il cibo, la convivialità. Ecco a voi l’arte dell’aperitivo.»

L’arte dell’aperitivo è un’arte tutta italiana, nata intorno al XVIII secolo a Torino nella sua veste più moderna, ma che prende spunto da fatti successi molto tempo prima. Per capire quale sia l’origine di quest’usanza nostrana, esportata poi in tutto il mondo e diventata spesso protagonista di film diventati cult (la frase “Un Dry Martini, agitato, non mescolato!” vi ricorda forse qualcosa?), dobbiamo portare le lancette dell’orologio indietro di più o meno 2500 anni.

arte dell'aperitivo

Il rimedio di Ippocrate all’inappetenza

Siamo infatti nella Grecia del V secolo a. C. quando il medico più famoso di tutti i tempi, il signor Ippocrate, scopre un rimedio per curare l’inappetenza dei suoi pazienti che ha del miracoloso. Lasciando macerare fiori di dittamo, assenzio e ruta in del vino bianco particolarmente dolce, ottiene una bevanda particolarmente amara, che somministrata all’inappetente, ne stimola sorprendentemente l’appetito. Questo nuovo farmaco prenderà poi il nome di Vinum Hippocraticum e si diffonderà in tutto il mondo allora conosciuto.

I romani e la gustatio

La parola aperitivo possiede un’etimologia ambivalente: deriva dall’aggettivo latino aperitivus che significa letteralmente “che apre”, ma come sostantivo è figlio del francese aperitif ed entra nel linguaggio italiano tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. Quello che è certo è che presso i Romani ritroviamo il momento della gustatio, un momento fondamentale nei migliori banchetti delle più ricche fra le famiglie romane. Nato per stimolare l’appetito con antipasti molto saporiti, ne era protagonista assoluto il Mulsum, una miscela composta da vino ad alta gradazione alcolica con l’aggiunta di miele aromatizzato.

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Lawrence Alma-Tadema [Public domain], via Wikimedia Commons

Il Vinum Aperitivus

L’arte dell’aperitivo continua a comporsi e ad essere indagata nei più intimi segreti durante il Medioevo. I monaci erboristi, che ben conoscevano il fantastico Vinum dalle proprietà curative del padre della medicina, scoprirono che ciò che veniva stimolato dal farmaco ippocratico non era lo stomaco, bensì la mucosa orale, che veniva sollecitata dal gusto amaro della bevanda: la salivazione aumentava. Con l’aggiunta di preziose spezie provenienti dai mercati orientali quali cannella, noce moscata, chiodi di garofano, rabarbaro, china e mirra nasceva così il Vinum aperitivus.

L’arte dell’aperitivo

Pare che in Francia, l’abitudine di assumere una bevanda che preparasse al pasto vero e proprio, fu introdotta da Caterina de Medici, sposa di Enrico II. Si narra che dopo le nozze, Caterina portò con sé a corte, oltre a cuochi e pasticceri, anche alcuni liquoristi italiani. Ma è nel 1786 che l’arte dell’aperitivo prende forma per come la conosciamo oggi. Antonio Benedetto Carpano possedeva una piccola bottega sotto i portici di Piazza Castello a Torino. Abile distillatore, cominciò a fare degli esperimenti per produrre bevande che risultassero più gradevoli anche per le signore, da sostituire ai locali vini rossi. Prese del vino bianco, aggiunse un infuso di più di 30 varietà di erbe e spezie, addolcì con dell’alcool. Era appena nato il Vermut, il primo degli aperitivi moderni. Carpano scelse questo nome per ricalcare il tedesco Wermut, con cui viene chiamata l’artemisia maggiore, una delle erbe che compongono la bevanda. L’aperitivo divenne così famoso, che il distillatore fu costretto a tenere aperta la sua bottega 24 ore su 24. Lo stesso re d’Italia, Vittorio Emanuele II, qualche decennio dopo se ne innamorò: lo chiamò “Pun e mes”, perché ritenuto un punto e mezzo più amaro rispetto al vino comune, e lo rese l’aperitivo ufficiale di corte.

Nel frattempo a Milano (leggi il nostro articolo Aperitivo a Milano per conoscere i migliori locali dove gustarlo), nel 1862, Gaspare Campari, reduce da varie esperienze nella distilleria fra Torino e Novara, aprì il Caffè Campari, in centro. Grazie ai suoi studi ed esperimenti inventò molti liquori originali: l’Elisir di lunga vita, l’Olio di Rhum, il Liquore Rosa, ma soprattutto il Bitter all’uso di Hollanda, una bevanda amarognola composta da acqua, alcool, erbe amaricanti ed aromatiche, dall’aroma intenso e dal colore rosso rubino. Il Bitter divenne così popolare da passare alla storia semplicemente come Campari (una delle aziende che fa parte di Museimpresa). Si ritiene che un altro fra gli aperitivi più famosi, l’Americano sia stato inventato dal signor Gaspare: in onore di un pugile italiano molto famoso negli Stati Uniti, è composto da Vermut Rosso, Campari, soda e scorza di limone. Nel 1863 nasceva nella provincia torinese, un’altra futura azienda leader nella produzione e distribuzione di alcolici, la Martini & Rossi. Con lei il Martini Bianco e il Martini Dry (vi ricordate la frase di prima sul film cult? Soluzione: 007- Casino Royale).

Aperitivo e curiosità

L’arte dell’aperitivo aveva preso decisamente il via e saranno molti i cocktail che nasceranno grazie a questi aperitivi primigeni: uno fra tutti il Garibaldi, succo d’arancia per ricordare lo sbarco dell’eroe dei due mondi in Sicilia e il Bitter, rosso come la sua giubba. Una storia particolare riguarda invece il Negroni, protagonista d’eccellenza dell’arte dell’aperitivo: fu inventato a Firenze dal conte Camillo Negroni fra il 1919 e il 1920. Stanco di prendere il solito Americano, fece sostituire al barista del Caffè Casoni la soda con del gin, in onore di alcuni suoi recenti viaggi a Londra. Il cocktail divenne famoso come “L’Americano del conte Negroni” e poi più semplicemente come Negroni.

Pratica irrinunciabile fra amici, espediente per spezzare la fame e rilassarsi prima della cena, l’aperitivo è un’altra delle abitudini che ci caratterizzano come italiani. Che sia alcolico o analcolico, accompagnato da noccioline o da stuzzichini di ogni tipo e foggia, l’aperitivo ci piace e apre il nostro stomaco e la nostra mente al gusto della convivialità e delle cose che ci fanno sentire bene.

Lavinia Micheli