23 Novembre 2018   •   Lavinia Micheli

De Filippo: una mostra a Castel dell’Ovo racconta la famiglia teatrale più importante d’Italia

«“Puoi fare teatro se tu sei teatro perché il teatro nasce dal teatro…l’albero è uno, e i frutti sono pochi”. Napoli celebra I De Filippo, la famiglia nata, cresciuta e vissuta di teatro che ha consacrato il teatro napoletano in Italia e nel mondo.»

Da Eduardo Scarpetta a Luca De Filippo, passando per i tre mostri sacri Eduardo, Peppino e Titina, I De Filippo – Il mestiere in scena è la mostra che racconta il vissuto sulla scena degli istrioni della commedia teatrale italiana, eterno modello per gli attori di oggi e di domani. A Castel dell’Ovo fino al 24 marzo 2019.»

“Napule è ’nu paese curioso/ è ’nu teatro antico, sempre apierto. /Ce nasce gente ca senza cuncierto/ scenne p’ ’e strate e sape recità. […]” recita una delle poesie del più celebrato, del più ricordato, del genio per antonomasia della famiglia De Filippo: semplicemente Eduardo. Un nome dalla musicalità intrinseca, che fa vibrare la voce di chi lo pronuncia con il cuore emozionato e gli occhi nostalgici, da chi, e in Italia e nel mondo sono molti, non può che rimanere incantato dalla profondità delle sue opere, sempre attuali eppure legate a quel periodo così serio e al tempo stesso così puro per il teatro italiano. Chi non è stato mai rapito dalle repliche in televisione di Non ti pago!, Natale in casa Cupiello, o Le Voci di dentro? Chi non si è commosso assistendo alle vicende di Filumena Marturano (che diventerà anche un celebre film di Vittorio de Sica), strenua donna e madre combattente per il benessere dei suoi figli, ad ogni replica, ad ogni battuta ripetuta sul palcoscenico?

de filippo

Una questione di famiglia

Opere scritte di fino, da qualcuno che, come diceva Eduardo, non poteva che essere esso stesso teatro, perché se non si è teatro non si può fare teatro. Ed Eduardo teatro lo era, lo erano i suoi fratelli Peppino (protagonista di grandi classici del cinema italiano) e Titina, lo erano i suoi genitori. I tre fratelli erano nati infatti da Eduardo Scarpetta, creatore del teatro dialettale moderno, e da una sarta teatrale, Luisa De Filippo, a cavallo fra otto e novecento. Assunsero il cognome della madre poiché quella con Scarpetta era una relazione extra-coniugale. Luisa era infatti la nipote acquisita del celebre commediante, figlia di Luca, fratello di Rosa De Filippo, sua moglie. Da Rosa, Scarpetta ebbe altri tre figli, Domenico, Maria e Vincenzo. Tutti figli del palcoscenico, e del palcoscenico debitori e riconoscenti.

La mostra

I De Filippo – Il mestiere in scena permette di immergersi completamente fra i drappi rossi dei sipari e l’odore frammisto di legno e magia del teatro, guidando il visitatore attraverso la storia della famiglia Scarpetta-De Filippo tramite copioni, vestiti di scena, scenografie, manifesti e cimeli vari. L’esposizione è a cura di Carolina Rosi, attrice e moglie di Luca De Filippo (figlio di Eduardo scomparso prematuramente nel 2015 all’età di 67 anni), Tommaso De Filippo, figlio di Luca e Carolina Rosi, e Alessandro Nicosia, presidente di C.O.R (Creare, Organizzare, Ricordare). Nato con il patrocinio del Mibact e con la collaborazione di Istituto Luce-Cinecittà, Fondazione Eduardo De Filippo, Siae e Rai Teche, il progetto è stato insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di una medaglia al valore culturale e sociale.

Un percorso che ha inizio da un exhibit a cura dell’Istituto Luce per la regia di Roland Sejko, si snoda attraverso la suggestiva sezione delle poesie di Eduardo, che vengono decantate da attori come Vincenzo Salemme, Toni Servillo (protagonista di La Grande Bellezza) e Marco D’Amore (Ciro di Marzio di Gomorra) proiettati su schermi fra una teca e l’altra, e prende corpo tra la sezione cinema con proiezioni di immagini e suggestioni dei film più popolari e il Salone Italia, il vero e proprio cuore pulsante della mostra. Nelle sale superiori del castello, degli spazi più intimi, dedicati alle amicizie, ai ricordi, all’impegno civile di Eduardo De Filippo. Degno di nota il suo legame indissolubile con la macchietta napoletana per eccellenza: Il Pulcinella del cinema italiano, Totò. I due divennero amici giovanissimi, per inseguire lo stesso sogno, accomunati dalla stessa fame di teatro. Un connubio che durerà tutta la vita e che culminerà con la partecipazione dello stesso Totò nel riadattamento cinematografico di Napoli milionaria, scritta  di getto nel 1945.

Rigore vs risata

Poi finalmente, le sezioni dedicate più specificatamente agli altri membri della famiglia Scarpetta-De Filippo, soprattutto Peppino, Titina ed il figlio Luca. Una mostra necessaria che rende immortale il contributo dei De Filippo e consegna loro ancora una volta un ruolo di fondamentale importanza nella cultura e nel costume del nostro Paese. Le commedie di De Filippo ci consegnano uno spaccato di vita umano ed artistico, che permane nel tempo e si rinnova pur non cambiando, ogni volta che viene messo in scena. Un’opera che terrà per sempre uniti nella memoria i fratelli De Filippo, idealmente ed artisticamente, nonostante le divergenze che portarono allo scioglimento della Compagnia formata dai tre fratelli a partire dal 1931. Nel 1944 infatti Eduardo e Peppino litigarono rovinosamente: l’uno troppo rigoroso e despota per l’altro, più incline alla risata e agli sketch comici. Titina a fare da mediatrice.

Ho la nomina di essere un orso, di avere un carattere spinoso, di essere uno sfuggente. Non è vero. Se io non fossi stato sfuggente, se non fossi stato un orso, se non fossi stato uno che si mette da parte, non avrei potuto scrivere 55 commedie”.

Signore e signori, Eduardo. Signore e signori, i De Filippo.

Lavinia Micheli