adriano celentano
21 Gennaio 2019   •   Lavinia Micheli

Adriano Celentano: storia del più molleggiato fra gli artisti a briglia sciolta

«“Questa è la storia di uno di noi, anche lui nato per caso in Via Gluck”. Ad 81 anni compiuti, di cui circa 60 di musica, Adriano Celentano rimane quel personaggio del tutto credibile e allo stesso tempo fuori da ogni tipo di catalogazione che fu. Dagli orologi ai 24 mila baci, dal Clan a Mina, facciamoci trascinare nella storia di vita del più molleggiato di sempre fra gli artisti italiani.»

Io so di essere qualcuno che dice qualcosa, non mi importa il genere o il modo. È chiaro un fatto: che ci deve essere sempre un modo di dire qualcosa. E Beh, quel modo credo di averlo trovato.” Risponde Adriano Celentano all’affermatissimo musicista Armando Trovajoli, autore di numerose colonne sonore per i registi del cinema neorealista italiano, che sottolinea le sue qualità di showman a discapito di una non sempre esatta tecnica vocale, in una Tavola Rotonda andata in onda sulla Rai nel 1969. “Credi che sarebbe stato lo stesso senza la televisione?”, incalza, anticipando un binomio complicato e di non facile lettura: il rapporto tra Adriano Celentano e il più grande strumento di comunicazione di massa del tardo ‘900. Quella stessa televisione che aveva fatto la fortuna del giovane Adriano, e che sarà da questi rinnegata più in là negli anni, colpevole dell’indottrinamento fra gli indottrinamenti, colpevole di svuotare le teste di critica e pensiero seguendo l’opinione di un altro grande italiano fra gli italiani, Federico Fellini, che aveva scelto il giovane rocker milanese per interpretare se stesso nella Dolce Vita, intuendone la forza comunicativa e l’originalità.

Tra orologi e Rock and Roll

Adriano Celentano rompe gli schemi fin da subito. Un essere umano a briglia sciolta, figlio di genitori pugliesi, emigrati a Milano in cerca di fortuna, nasce nell’ormai celeberrima casa in Via Gluck, alla periferia di Milano, il 6 gennaio 1938. La natura, i prati, l’erba fanno parte del suo Dna, del suo essere selvaggio, estraneo alle categorie, umano allo stesso tempo. Riesce a finire le scuole elementari prima di cominciare a fare qualche lavoretto: l’ultimo, l’orologiaio. Tra il ticchettare di una lancetta e l’altra, tra i rompicapo degli ingranaggi, matura una smodata passione per la musica rock, importata dal Nuovo Mondo: a 15 anni inizia a suonare la chitarra, a 17 rimane letteralmente folgorato dalla colonna sonora di un film dell’epoca, Il seme della violenza. Le note sono quelle di Rock Around The Clock, la voce quella di un certo Bill Haley.

Il Molleggiato

I Rock Boys nascono di lì a poco. La sua prima band, di cui lui è il leader indiscusso, con quell’inglese inventato ma incredibilmente musicale, con quei suoi movimenti, da subito riconoscibili, originali. In realtà imita Haley, a volte fa dei piccoli show di cabaret tra una canzone e l’altra ed imita anche Jerry Lewis. Nel ’56 durante uno spettacolo al teatro Smeraldo di Milano conosce i fratelli Ciacci, romani: Enrico, chitarrista, Alberto, bassista e soprattutto Antonio, il futuro Little Tony con cui Adriano Celentano condividerà il palco a Sanremo 1961 con 24 mila baci. Nello stesso periodo conosce un certo Enzo Jannacci, che diventa quasi da subito il nuovo tastierista dei Rock. La scena musicale comincia a notare questo piccolo Elvis italiano, dal carisma eccezionale, dallo stile inconfondibile. Il Boom nel 1957. Al Palazzo del Ghiaccio di Milano viene organizzato da Bruno Dossena, ballerino e coreografo di fama internazionale, il primo Festival Rock and Roll e Danze Jazz. Adriano è la stella più luminosa della serata, la folla in visibilio per le sue performance, ma soprattutto per i suoi balli. È in quest’occasione che sfila il soprannome di Molleggiato ad Alberto Longoni, un ballerino conosciuto tempo prima, che si faceva chiamare Torquato il Molleggiato (appunto), presente alla stessa serata ma uscito poco prima dell’inizio per un caffè e mai rientrato. La polizia aveva chiuso gli accessi a causa delle troppe persone presenti.

Uno strano tipo

Da lì un’escalation senza fine per il giovane fenomeno del rock. Da Il tuo bacio è come un rock con cui Adriano Celentano vince il Festival Adriatico della Canzone di Ancona nel 1959 alla partecipazione a ben 5 festival di Sanremo, di cui viene incoronato vincitore soltanto una volta, nel 1970. La canzone è Chi non lavora non fa l’amore, con lui duetta sua moglie, Claudia Mori. Il grande amore della vita (quasi 55 anni di matrimonio e tre figli alle spalle) scoppia sul set del film Uno strano tipo nel 1963. Sì, perché Adriano Celentano è un artista completo, non si ferma alla riduttiva etichetta di cantante. Punta in alto. A briglie sciolte, dicevamo. Attore, sceneggiatore, compositore, montatore. Per brevità chiamato artista, direbbe Francesco De Gregori. Nel 1962 aveva fondato quella sorta di comune di artisti mascherata da etichetta indipendente che era Il Clan Celentano, per non dover sottostare a nessun dettame imposto dallo showbiz. Padrone di se stesso e della sua passione, ha sempre amato essere accompagnato nei suoi successi come nelle sue lotte ecologiste e politiche che non lesina di far trasparire dai testi delle sue canzoni, come anche dai programmi, pochi, televisivi di cui è autore e protagonista. Il Celentano un po’ predicatore che abbiamo imparato a conoscere di più negli ultimi anni. La ramanzina e il sarcasmo personalissimo, fatto di quei silenzi e di quelle occhiate riprese da comici come Teo Teocoli o Max Tortora, che sono l’eco dell’ironia sagace e scimmiottesca di film come Innamorato Pazzo, Il bisbetico domato, Yuppi Du.

Da Pierpaolo alla Tigre di Cremona

Il fascino di Adriano Celentano aveva colpito persino Pierpaolo Pasolini, che, prima di morire, stava pensando di creare un film cucito addosso al molleggiato, visto come fenomeno di costume, espressione dell’Italia che resiste. Fascino che non lascia indifferente neppure Mina, compagna felice di vita artistica, si può dire. L’album più venduto del cantautore rimane Mina Celentano del 1998. 2.200.000 copie vendute per successi indimenticabili come Acqua e Sale, Brivido Felino e la non meno importante Che t’aggia dì, nel cui video i due miti diventano una coppia sposata di paperi cartoon. La Tigre di Cremona è tornata al fianco di Adriano Celentano con l’album Le migliori, nel 2016, ottenendo nuovamente un grande successo di pubblico e critica.

Scanzonato e ammonitore, goffo e affascinante come in Rugantino (si può mai far interpretare ad un milanese un’opera in romanesco?), eccentrico ed originalissimo, Adriano Celentano è una di quelle figure incatenate indissolubilmente alle nostre molecole, alla nostra cultura, alla storia delle nostre famiglie, a ciò che siamo oggi. Promette di tornare con il nuovo album Ho Ho Ho, uscito il 12 gennaio e più supereroe che mai nella nuova serie a cartoni animati Adrian, con la collaborazione di Milo Manara, Alessandro Baricco e Nicola Piovani (autore fra le colonne sonore da Oscar di quella dell’intimenticabile La vita è bella di Benigni) alle musiche, in onda sulle reti Mediaset a partire da lunedì 21 gennaio. Ancora una volta per stupire, per salvarci dall’omologazione e dall’incomunicabilità della società odierna. E noi non vediamo l’ora di scatenarci al ritmo di Prisincolinensinainciusol ancora una volta.

Immagine copertina: @Pagina Facebook Adrian La Serie

Lavinia Micheli