19 Dicembre 2016   •   Argia Renda

La “dolce vita” di Marcello Mastroianni

«20 anni fa moriva il grande mito del cinema italiano: divo, antidivo, latin lover ma soprattutto attore che si adattava a tutto.»

“Non andava mai a vedere i suoi film,quelle rarissime volte che andava al cinema finiva con l’addormentarsi”, con queste parole oggi a distanza di venti anni dalla sua morte avvenuta il 19 Dicembre 1996 a Parigi, lo ricorda sua figlia Barbara.

Marcello Vincenzo Domenico Mastroianni, suo vero nome, è stato uno degli interpreti italiani più conosciuti e amati all’estero negli anni sessanta e settanta, capace di destreggiarsi tra ruoli comici e drammatici con grande facilità. Candidato tre volte all’Oscar come miglior attore per Divorzio all’Italiana, Una giornata particolare e Oci ciornie, ha vinto due Golden Globe, otto David di Donatello, otto Nastri d’Argento, cinque Globi d’Oro, un Ciak d’Oro e nel 1990 un Leone d’Oro alla carriera.

Nato a Fontana Liri, provincia di Frosinone, ha avuto due figlie di cui una nata dalla sua relazione con Catherine Deneuve, durante la seconda guerra mondiale è stato imprigionato in un campo tedesco da cui per fortuna è riuscito a fuggire. Uomo riservato ma mai superficiale, gli piaceva ricevere dei riconoscimenti ma se non arrivavano non ne faceva una malattia, sempre la figlia racconta: “non era uno che esibiva i premi, li teneva tutti in bagno dentro un mobiletto”.

La sua carriera cinematografica e teatrale inizia da giovane, inizialmente con alcune comparse nei film di De Sica, in seguito terminati gli studi liceali, viene notato da Luchino Visconti che gli affida i ruoli nei film: Un tram chiamato desiderio e Morte di un commesso viaggiatore e tra i più classici La locandiera.
Lascia la compagnia di Visconti quando lui e “il suo volto terribilmente ordinario”,vengono scelti da Fellini per La dolce vita nel 1960, pellicola in cui Mastroianni è un moderno antieroe. Da li la sua carriera decolla, nel 1963 gira “Otto e mezzo”, vestendo i panni di una specie di alter ego dello stesso regista e diventa un intellettuale socialista nel film “I compagni” di Mario Monicelli, fece coppia tra le più riuscite del cinema italiano con Sophia Loren, con cui gira tra i tanti: Ieri,oggi e domani, Matrimonio all’Italiana e I girasoli firmate da De Sica e Una giornata particolare di Scola che è stata una delle sue prove migliori. Nonostante questo non abbandona mai il teatro, infatti è il posto dove decide di chiudere la sua carriera, con il suo ultimo spettacolo, la sua ultima interpretazione, testimonianza del suo talento infinito: Le ultime lune.

Parallelamente al cinema, Mastroianni era tutto meno che un divo, da giovane si vedeva la bocca troppo carnosa e aveva il complesso delle gambe troppo magre, nonostante questo alle donne piaceva e molto, il suo fascino di attore infatti derivava, oltre che dalla sua bellezza e da interpretazioni sempre di altissimo livello, anche da un tratto distaccato, sornione, dal quale sembrava trasparire talvolta una velata malinconia e persino una certa timidezza. Si definiva “cittadino del mondo”, amava viaggiare e conoscere posti e cucine diverse, anche se per i suoi film si sottoponeva a diete pazzesche, specialmente per i film di Fellini che lo voleva: “fascinoso e un po’ scavato”.

In occasione del ventennale della sua morte, il Bari International Film Festival in Aprile ha incentrato la sua programmazione nel segno di Marcello soffermandosi in particolare nella sua collaborazione con Ettore Scola con cui ha girato ben nove film che hanno segnato tappe importanti della storia del cinema italiano del dopoguerra.

Si fatica a pensare che oggi Marcello Mastroianni avrebbe novant’anni, un po’ nel ruolo e un po’ fuori, sempre disincantanto e sempre ironico.
Semplicemente faceva l’attore, vestendo i panni del personaggio con una capacità straordinaria, aveva il pregio di farsi piacere anche i film che non gli piacevano.