metro c
10 ottobre 2018   •   Federica Portoghese

Metro C a Roma, un viaggio nella storia fino a Farnesina

«Tra la fretta e le varie corse vi consigliamo di godervi un viaggio tra la storia e gli scavi della metro C di Roma, i resti archeologici e il percorso museale all’interno della stazione vi renderanno partecipi della nascita della nuova metropolitana e vi racconteranno la sua storia».

Per chi visita la bellezza della Capitale e vuole sapere come muoversi, una tappa obbligata è quella che porta alla nuova linea metro C. La linea C della metropolitana di Roma, in costruzione dal 2007, è progettata per attraversare la città da nord-ovest, dal quartiere Della Vittoria alla periferia est, estendendosi anche oltre il Grande Raccordo Anulare per una lunghezza originariamente prevista di circa 25,6 km e 30 stazioni passando per il centro storico. La prima tratta di 15 stazioni, Monte Compatri-Pantano-Parco di Centocelle, è entrata in esercizio il 9 novembre 2014, mentre la seconda di 6 stazioni, Mirti-Lodi, è stata inaugurata il 29 giugno 2015. Da aprile 2017 venne previsto il collaudo della tratta Lodi – San Giovanni, mentre l’inaugurazione della prima corsa è avvenuta lo scorso 12 maggio.

La Linea C ha caratteristiche uniche per l’assoluto valore storico-monumentale e archeologico delle aree attraversate, pertanto è stato necessario affrontare e risolvere un insieme di aspetti particolari e peculiari, le cui soluzioni tecniche e le relative modalità esecutive hanno richiesto una metodologia progettuale “dedicata e specializzata”. L’archeo-stazione, che farà da nodo di scambio con la linea A, collega l’estrema periferia orientale di Roma al centro e sarà la prima stazione con allestimenti museali tematici: gli scavi hanno consentito di esplorare una stratigrafia di oltre 20 metri in profondità, scoprendo così una nuova Roma sotterranea. Tra corridoi, scale mobili e banchine nuove di zecca, dunque, sono esposti numerosissimi reperti archeologici. Dalla collaborazione tra Comune di Roma, il Committente Roma Metropolitane, Metro C ed il Ministero per Beni e le Attività Culturali, è scaturito un articolato programma di indagini, il quale ha eseguito una serie di attività preventive finalizzate a definire con precisione ed affidabilità lo stato di conservazione di palazzi storici e monumenti. Inoltre, proprio in considerazione della valenza del patrimonio, è stato istituito un Comitato Tecnico Scientifico multidisciplinare, composto dai più autorevoli esperti, nel panorama europeo, della progettazione di opere in sotterraneo in ambienti urbani.

Reperti archeologici ritrovati durante gli scavi

All’interno della metro C sono stati ritrovati numerosi resti storici di ricco patrimonio culturale. Vediamo insieme le zone dei ritrovamenti e i relativi monumenti venuti alla luce. Area parcheggio multipiano della stazione Monte Compatri/Pantano: nell’ambito di questo sito gli scavi archeologici effettuati hanno portato alla luce tombe, fosse rituali preistoriche e una Necropoli neolitica.

  1. Area Deposito Graniti: gli scavi hanno messo in luce un articolato sistema di presenze archeologiche, databili dal IV secolo a.C. al V secolo d.C.:
    -Un tracciato stradale antico;
    -Un esteso sistema di interventi agricoli costituito da canalizzazioni, trincee di coltivazione e drenaggi;
    -Una serie di impianti legati all’estrazione di materiale da costruzione;
    -Una calcare;
    -Una serie di pozzi di ispezione e di cunicoli sotterranei;
  1. Area stazione Torrenova
  2. Area stazione Giardinetti
  3. Pozzo 6.2
  4. Area stazione Torre Spaccata: sono state rinvenute alcune strutture murarie relative ad una villa di epoca Romana.
  5. Pozzo 5.5
  6. Area stazione Parco di Centocelle: le indagini svolte hanno consentito di individuare 2 ambienti con destinazione funeraria, uno dei quali riconoscibile in un colombario, ovvero un tipo di camera sepolcrale composta da nicchie in cui venivano conservate le urne con le ceneri dei defunti. Tutte le strutture mostrano cortine in opera reticolata, internamente gli ambienti delle pareti dovevano essere rivestiti da intonaci colorati, come si evince dai numerosi frammenti rinvenuti. Le urne, poste all’interno delle nicchie, in alcuni casi contenevano solo il corredo funerario, in altri anche resti ossei. Inoltre sono stati rinvenuti i resti di un antico tracciato viario.
  7. Pozzo 5.4: rinvenuto un manufatto dell’antico acquedotto Alessandrino
  8. Area stazione Teano e area opere compensative via Norma: è stata indagata un’area di circa 10.000 mq, sono state rinvenute canalette e fosse di coltivazione di epoca romana.
  9. Pozzo 5.2
  10. Pozzo TBM Malatesta: gli scavi archeologici hanno interessato un’area di circa 15.000 mq ed hanno portato alla luce i resti di una serie di opere idrauliche e di un’antica fornace di epoca romana.
  11. Area stazione Pigneto: le prime indagini preliminare avevano evidenziato la presenza su tutta l’area interessata dalla realizzazione della stazione, di un’antica cava di tufo e pozzolana, successivamente adibita a discarica con la presenza di un ingente quantitativo di materiale antico, databile tra il I e III sec. d.C. Gli scavi hanno riguardato un’area di circa 3.800 mq, per circa 8 mt di profondità ed hanno portato alla luce circa 20.000 reperti diagnostici e circa 2.000 reperti suscettibili di valorizzazione.
  12. Via Casilina vecchia Pozzo 4.2: tratto Antica via Labicana in via Casilina vecchia
  13. Area stazione Lodi: cunicoli e cavità legati ad attività estrattive, cisterna in opera cementizia di età imperiale
  14. Area stazione San Giovanni: in quest’area il ritrovamento più importante è quello relativo al più grande invaso di epoca imperiale. Nessun altro bacino rinvenuto nell’agro romano ha dimensioni paragonabili.La vasca, foderata di coccio pesto idraulico, poteva conservare più di 4 milioni di litri d’acqua. Nel I secolo si aggiunge alle strutture di sollevamento e distribuzione idrica di un impianto agricolo attivo dal III secolo a. C. Il bacino misurava circa 35 metri per 70.
  15. Pozzo 3.3 via Sannio
  16. Area Stazione Amba Aradam:  in questo sito sono stati effettuati importanti ritrovamenti archeologici. Una antica caserma romana risalente al II sec. d.C., di oltre trenta vani articolati lungo un corridoio e decorati con affreschi parietali e pavimenti a mosaico è stata rinvenuta a circa nove metri di profondità.
  17. Pozzo 3.2 piazza Celimontana: alla profondità di 16 metri dal piano attuale è emerso un acquedotto di età repubblicana in blocchi di tufo squadrati collegato ad una grande vasca.

Tratta fino a Farnesina e i 12’ minuti di attesa

Il presidente della commissione Mobilità, Enrico Stefano ha specificato che dopo la stazione dei Fori Imperiali la metro C proseguirà con una fermata in piazza Venezia, una nell’Ansa barocca – tra piazza Navona e Campo de’ Fiori – poi San Pietro-Ottaviano, piazzale Clodio e Farnesina. Lo studio preliminare elaborato da Roma Metropolitane, spiega una nota del Campidoglio, indica due possibili modelli: un primo con 4 stazioni (San Pietro, Chiesa  Nuova, Argentina e piazza Venezia) e un secondo con 3 stazioni (San Pietro, Navona e Venezia).  Dal momento dell’affidamento delle attività, i tempi stimati per la stesura e approvazione sono di circa 24 mesi. I costi stimati per le attività preliminari di progettazione e di indagine archeologica ammontano a circa 1,6 milioni. L’adozione di scelte progettuali definitive non potrà prescindere dall’esecuzione di indagini archeologiche, che interesseranno i luoghi dove saranno costruite le stazioni e le gallerie della tratta.

La stazione San Giovanni della metro C è stata aperta con una frequenza di 12’ minuti, ma l’obiettivo è portarla in brevissimo tempo a 9’ minuti su tutta la rete, ha detto Stefàno, nel corso della conferenza stampa sul futuro della metro C in Campidoglio. «L’anello è unico, quindi la frequenza è a 12’ minuti su tutta la linea», ha spiegato l’assessore alla Mobilità Linda Meleo. «Quando sarà pronta la croce di scambio a via Sannio potremo scendere a una frequenza di 4’ minuti», con tempi stimati «entro 2-3 anni».

Federica Portoghese