italo marseglia
08 Maggio 2016   •   Snap Italy

Italo Marseglia ci racconta il suo mondo

«Tra viaggi mentali e particolari visioni su quello che è il mondo della moda Italo Marseglia si racconta a Snap Italy»

La sua mente è brillante quanto quella di un matematico, interpretativa, poetica e romanzesca come quella di un filosofo. È il custode di mondi lontani, surreali, glamour in cui la sua amata Zia Gina l’ha catapultato. Lei è un pò come la saggia da cui tutto comincia, e quando gli ingranaggi nella mente di Italo Marseglia si mettono in moto, allora lui viaggia partendo per un mistico trip mentale dove le stoffe degli abiti, che ancora sono solo un’idea, si incontrano e si contaminano di quei luoghi e di quei personaggi che daranno vita ad un designer brillante e a creazioni a dir poco suggestive, interessanti e personali. Opere fatte di forme mutevoli, materiali innovativi e che saranno assemblati in quei laboratori partenopei dove il savoir-faire per la manualità e la cura del dettaglio è una caratteristica vitale.

Partiamo dagli esordi. Sei passato dall’ufficio stile di Fausto Sarli ad avere un tuo brand. Quale è stato il tipo di percorso che hai intrapreso e cosa ti porti ancora dentro di quell’esperienza?

Nel 2012 ho concluso il mio percorso accademico in fashion design e contestualmente cominciai il mio percorso da designer, appunto, nell’alta moda. Grazie ad essa ho capito l’importanza della manualità ed il valore della perfezione nella confezione, soprattutto nei dettagli. È stata un’esperienza stimolante, a tratti entusiasmante ma, per mia indole, sono creativamente irrequieto! Il bisogno di spaziare tra storie, progetti, fasi e collezioni mi ha portato a divenire freelance. Con una bella dose di incoscienza mi sono misurato con confezioni e prodotti diversi e target altrettanto svariati. Nel 2014 l’esigenza di dar voce e concretizzare quanto recalcitrava nella mia mente mi porta a muovere i primi passi nella realizzazione della mia personale demi-couture. Questo progetto, da sempre nei miei sogni, si è concretizzato imperniandosi sulle esperienze professionali.

Penso che in ogni pezzo delle collezioni di Italo Marseglia ci sia un mondo da scoprire e che ogni cosa nasca da un leitmotiv e una idealizzazione della femminilità e del glamour che risiedono in una particolare persona. Ti va di raccontarci di zia Gina? Chi è e come ha contribuito a dar sfogo al tuo estro creativo.

Ho sempre detto di essere come una storia in viaggio. Una partenza per un mondo nuovo ma pieno di storia. Mi porto dietro un grande bagaglio pieno di filosofia, matematica, letteratura e storia. Quindi la mia estetica ed il mio ideale di femminilità è composito. Creo il mio immaginario attraverso dei voli pindarici tra le protagoniste dei romanzi, figure storiche, mitologiche e miei riferimenti reali. Zia Gina è certamente un riferimento reale costante in questi processi creativi! È stata la figura che ha maggiormente influenzato, consciamente ed inconsciamente, il mio gusto e la mia visione di moda.

È abbastanza risaputo che la couture di Italo Marseglia prende forma dalla struttura matematica ma non solo. Ci sono molte influenze del mondo della letteratura e dell’arte. Da quale concetto nascono i tuoi abiti e per quale tipo di donna sono pensati? Raccontaci della tua personale filosofia.

Ogni mia collezione è come un viaggio, nel tempo e nello spazio ed in esse è fondamentale il ricordo; mi pongo a metà tra la mia storia personale e quelle che decido di delineare con i miei abiti. Fa certamente parte del mio background di studi l’approccio matematico allo sviluppo della forma che adopero. Questo mi permette di ottenere molte forme che sfuggono alla canonica catalogazione per taglie avvolgendo il corpo con drappeggi e cadute di tessuto, quasi sempre giocando con un solo colore pieno e le textures che movimentano gli insiemi creando un equilibrio tra pieni e vuoti. Ho imperniato la mia filosofia sul “less is more” imponendola alle singole creazioni ma partendo poi per lasciar spazio ad un “caos meticoloso”. Ho sviluppato certamente un mio personale metodo creativo di progettazione e realizzazione. Posso dire di agire in modo matematico e di realizzare allo stesso modo seguendo un metodo che ha come cardini ipotesi, dimostrazione e tesi. Creo immaginari visivi che si perdono per far spazio alle sensazioni tattili, cerco di costruire un’estetica con dei segni di stile precisi che rimangano riconoscibili in opposizione ad un pindarico pensiero creativo.

A chi ci dice che ormai nella moda non si inventa più niente ma si seguono solo tendenze, come risponde Italo Marseglia?

Personalmente credo che il problema non sia della moda in generale. Il problema è, a mio avviso, di chi la moda la vende, di chi la racconta e di chi la fa! Veniamo da un periodo nel quale non si è fatto altro che lodare passerelle dove venivano fuori meri esercizi di styling senza un vero contenuto moda. Sicuramente il problema è anche del sistema moda che cambia e le esigenze dei consumatori che mutano. Ma la moda, quella vera, fatta dai creativi, non può piegarsi ai sistemi del mass market! Io mi chiedo, in un mercato così saturo di prodotti, con tanta offerta diversificata in momenti differenti, si può ancora dar retta alle tendenze!? La mia risposta è cercare di essere innovativi mantenendo la fattibilità e la portabilità di un abito. Se è vero che nella moda è stato già fatto tutto, questo può valere per la forma ma non per la materia!

Cosa significa per Italo Marseglia fare Made In Italy?

Personalmente concepisco questa definizione come un insieme di fattori. Mi piacerebbe che il Made In Italy non fosse più solo una questione di mera façon per le grandi aziende o solo un appellativo che si riferisce a pochi sterili passaggi. Made in Italy per me, è usare e rispolverare tutta la sapienza ed il know-how italiano per ottenere un prodotto dove la cura del dettaglio e la qualità sia eccelsa. La mia demi-couture, ad esempio, si avvale delle mani sapienti di piccoli laboratori ognuno specializzato in una specifica lavorazione o categoria merceologica. Sono riuscito ad individuare una rete di piccole aziende nel Sud Italia che interpretano eccellentemente, con la mia guida, le key words del mio operato.

Nelle sue creazioni Italo Marseglia mescola materiali tradizionali come possono essere i tessuti in cotone a materiali meno soliti e anche, forse, più difficili da lavorare come il lattice, simile a quello dei profilattici. C’è una particolare politica che intendi rispettare o comunque un tuo particolare pensiero sull’utilizzo di tessuti? È una forma di innovazione?

Il tessuto è sicuramente un pilastro del mio creare. Non esiste forma senza la giusta materia ed essendo il mio lavoro principalmente incentrato sullo sviluppo della forma, si può evincere quante energie e risorse io investa nella ricerca sui tessuti. Personalmente ho un profondo rispetto ed una grande ammirazione della tradizione tessile italiana e non. Sono cresciuto in case piene di splendidi tessuti (il bisso lucente, le tele di lino, la canapa grezza, il sangallo, i cotoni intagliati…) ed il modo con cui cerco di lavorare adesso è avere un occhio fisso sul passato e l’altro proiettato al futuro. Questo si traduce in processi di spalmatura su materiali canonici – nella prossima collezione, ad esempio, avrò un pelleovo ma spalmato, così che diventi rigido ed impermeabile – con tutte le difficoltà di lavorazione che ne conseguono!

C’è stato un abito che Italo Marseglia ha realizzato e che per qualche motivo lo rappresenta in modo particolare? Se sì, quale e perché.

Credo che tutte le mie creazioni mi rappresentino; ognuna riflette un lato, una caratteristica o un momento particolare di me. Ad ogni collezione mi vedo diversamente rappresentato. Ogni volta è come scavassi di più dentro di me e venisse fuori un’idea sempre più precisa. Ora, in questo momento, forse il pezzo che mi rappresenta di più è un manteau bidimensionale nero realizzato su double in lana. C’è un lavoro certosino di realizzazione; le cuciture sono tutte nascoste dallo stesso tessuto ed il risultato è di pulizia assoluta. Un’estatica sofisticata che non svela a tutti quanto lavoro ci sia dietro.

Nonostante Italo Marseglia sia molto giovane, oltre ai successi conquistati tramite le sue creazioni, arrivano anche le proposte dalle accademie di moda per collaborare come insegnante. Raccontaci di come si sente Italo Marseglia a stare dall’altra parte della barricata, anzi, della cattedra.

Ho cominciato la mia strada dall’altro lato della cattedra nel 2012. Avevo 22 anni ed il primo giorno di insegnamento appurai che i miei studenti erano tutti più grandi di me! Fu tremendo cercare di dare un’immagine forte e rispettabile senza che mi tremasse la voce. Ero preoccupato di non essere all’altezza, non essere preparato abbastanza, non con abbastanza esperienza o grande quanto servisse, però avevo un metodo preciso e potevo trasmetterlo. Credo di aver trovato la chiave giusta grazie alla mia età. La mia esperienza come alunno era ancora recentissima quindi, prima di cominciare il percorso mi chiedevo io in che modo avrei voluto mi parlassero e come avrei voluto approcciarmi alle cose, cercando sempre di insegnare senza perdere il contatto con la realtà lavorativa. Non mere nozioni accademiche, ma reali risorse che possano essere adoperate quando si hanno di fronte interlocutori professionisti. All’inizio i ragazzi sono un po’ spaventati ma poi, quasi sempre, capiscono il valore del percorso e se ne innamorano. Questa è una parte del mio lavoro che mi ha dato tanto e mi da ancora tanto! C’è uno scambio continuo con gli alunni e questo mi stimola nel mio progettare.

Se la sente Italo Marseglia di dare un consiglio ad un giovane designer che intende mettersi all’opera nel mondo della moda?

Un consiglio che mi sento di dare sinceramente è l’essere perseveranti. Perseveranti nelle proprie idee e nei propri progetti ma senza mai smettere di essere umili. In questo campo si può imparare molto da tutti! La grande scuola la fa il lavoro e si impara con il passare del tempo quindi io consiglio sempre di cercare di apprendere quanto più possibile da ogni situazione con cui ci si misura. Non è un mondo facile ma bisogna crederci!

Alessandro Iacolucci