renzo piano
11 ottobre 2018   •   Carolina Attanasio

Renzo Piano, tutto il genio dell’architettura

«Esce al cinema il 14 ottobre Renzo Piano, l’architetto della luce, un docufilm dedicato al più grande architetto italiano vivente. Che ci vuole per essere lui? Una mente piena di luce»

Essere Renzo Piano è una cosa che riesce solo a Renzo Piano, fatevene una ragione. Se c’è un nome che rappresenta l’eccellenza italiana nel mondo, è certamente il suo. Deve esserci uno strano scherzo del destino o, sicuramente, un eufemismo nel suo cognome, perché di piano, Renzo, non ho proprio niente, se non alcune linee semplici e pulite che hanno caratterizzato e identificano tuttora l’opera di un architetto visionario. La storia di Renzo Piano è quella di tanti italiani medi: genovese, figlio di un costruttore, il nostro caro Renzo vedi subito nelle linee e delle altezze messe su da suo padre qualcosa che lo affascina. Mediocre a scuola, per sua stessa ammissione, al nostro architetto preferito è successo quello che è capitato anche a molti di noi: ha trovato la sua strada nell’ispirazione e nella consapevolezza maturati con l’età, quando ti liberi degli schemi legati all3educazione, a volte trappole per la creatività, e ti fai posto nel mondo inseguendo la tua passione.

Un genio tutto italiano

Ottant’anni e non sentirli, Renzo Piano ancora oggi ha la faccia del ragazzino onesto e sognatore, che ha attraversato decenni di storia dell’architettura dettandone egli stesso i canoni. Insignito di alcuni dei maggiori premi nel suo settore e famoso per alcuni edifici annoverati tra il più alti del mondo, sembra sempre che lui vado cercando altro, non record ma l’armonia, non il colpo d’occhio tutti i costi ma la bellezza in simbiosi con i colori dell’ambiente circostante. Potremmo stare qui fare l’elenco delle sue opere, dirvi dove trovarle, consigliarmi di andarci, ma sarebbe troppo facile e avete Google per questo. Quello che non è facile, quantomeno non per  noi che non siamo Renzo Piano, è descrivere quanto la mente di un artista italiano possa concepire opere e strutture che in ogni loro bullone rappresentano lo stile, eleganza e la creatività di una mente che racchiude al suo interno il genio italiano.

Ci prova nelle prossime settimane Carlos Saura, il regista che ha seguito Renzo Piano nella costruzione del centro Botin a Santander, in Spagna, e ha realizzato il documentario L’architetto della luce. Il racconto della progettazione di quest’opera diventa uno spunto di riflessione sul processo creativo nella mente di Renzo piano. L’arte, il cinema o l’architettura non sono degli atti prevedibili: spesso è come guardare nel buio, prima di capire cosa accadrà devi dare il tempo agli occhi di adattarsi, così Piano descrive il processo creativo.

Il processo creativo

Cosa ti porta a scegliere una linea piuttosto che un’altra, una forma che risalti il paesaggio senza schiacciarlo, un materiale che esprima la personalità del luogo in cui poggia? Queste e altri mirabolanti domande ti passano nella testa di fronte all’opera di un grande architetto. Cos’è in fin dei conti l’architettura se non l’espressione di un’individualità a servizio della collettività? O forse non solo questo. Se sei Renzo Piano  vai oltre. Quando sei Renzo Piano, la tua mente è nel futuro, portando dal passato solo il gusto del bello e la ricerca sconfinata della luce. Non c’è buio nella mente di chi guarda al futuro, di conseguenza ogni linea è pensata per dare spazio alla luce, per antonomasia l’elemento che spinge lo sguardo in avanti.

Quando nasci sul mare in un posto come Genova, la luce porti dentro, la cerchi costantemente come la cercavi nei vicoli disordinati della città e te la porti dentro non importa dove: così, quando un pezzo della tua città crolla viene meno, quella luce ti senti in dovere di restituirla. È proprio di Renzo Piano un progetto, presentato a titolo gratuito, che prevede la ricostruzione del ponte crollato crollato a Genova, incastonato tra 43 vele di luce, una per ogni vittima del ponte. Essere genovese non è cosa facile, nasci in una città incastonata tra vento e mare, meravigliosa nelle sue brutture, che pure hanno ispirato tanta arte e poesia, e ti senti costantemente in dovere di ripagarla. Di quanti posti si può dire lo stesso?

Ipse dixit

Una volta Piano ha affermato:  “Noi italiani siamo come dei nani sulle spalle di un gigante, tutti. E il gigante è la cultura, una cultura antica che ci ha regalato una straordinaria, invisibile capacità di cogliere la complessità delle cose. Articolare i ragionamenti, tessere arte e scienza assieme, e questo è un capitale enorme. E per questa italianità c’è sempre posto a tavola per tutto il resto del mondo”.

Essere Renzo Piano, ok, riesce solo a Renzo Piano. Ma essere eredi di una tale consapevolezza sul fatto che la nostra cultura ci abbia regalato la capacità di articolare il bello in mille modi diversi, quello è un compito che, a stare attenti, riesce a tutti noi.

Carolina Attanasio