10 Agosto 2016   •   Argia Renda

Calabria tra storia, leggenda e curiosità.

«La Calabria è la punta dello stivale, nell’estremo sud dell’Italia, bagnata dalle splendide acque del Mar Ionio e del Mar Tirreno, separata dalla Sicilia dallo stretto di Messina. La Calabria è un posto unico, da ammirare sia d’inverno che d’estate.»

Per coloro che vogliono conoscere il passato di questa terra, culla della Magna Grecia e terra di antichi insediamenti, la Calabria offre un’ampia scelta fra chiese e monasteri, castelli e palazzi, borghi e luoghi dove sopravvivono usi e tradizioni secolari. Le prime tracce della presenza dell’uomo in Calabria risalgono al Paleolitico come testimoniano i ritrovamenti nelle grotte di Praia a Mare. Secondo il mito il pronipote di Noè, mercante semita ed inventore della barca a remi, giunse tre generazioni dopo il diluvio universale sulle sponde dove è stata fondata Reggio. Più tardi, secondo il mito greco, circa 850 anni prima della guerra di Troia, sarebbero dunque giunti Enotrio e Peucezio originari della Siria che, trovando il suolo molto fertile, chiamarono la regione Ausonia in ricordo dell’Ausonide, fertile zona della Siria. Secondo la leggenda Enotrio avrebbe regnato per 71 anni e alla sua morte gli sarebbe succeduto il figlio Italo, regnando su una popolazione Italòi che occupava la penisola nella zona situata a sud di Catanzaro. Al tempo dei Romani, la regione è stata chiamata Bruttium, dal nome della popolazione dei Bruzi che l’abitava. Poi nel Medioevo prese il nome attuale, grazie all’arrivo dei Calabri dalla Puglia.

Ma quali sono le sue curiosità? Quali sono le cose che non conosciamo di questa regione? Cerchiamo di scoprirlo insieme.

Cominciamo dall’Oracolo di Capo Vaticano, a lungo considerato un posto inaccessibile e sacro, con il suo promontorio si affaccia sul Mar Tirreno nella provincia di Vibo Valentia. La magia salta agli occhi già dal nome: Vaticano deriverebbe infatti dal latino Vaticinium, che significa oracolo, responso, a rievocare una leggenda che vuole la punta estrema del promontorio abitata dalla profetessa Manto. A lei si sarebbero rivolti i naviganti prima di avventurarsi tra i vortici di Scilla e Cariddi e lo stesso Ulisse, scampato agli scogli del pericolo, avrebbe chiesto auspici a Manto circa la prosecuzione del suo viaggio. Ricorda le antiche origini di questo mito anche lo scoglio che sta davanti al capo e porta il nome di Mantineo, dal greco Manteuo (dò responsi). Tra le spiagge più suggestive Torre Ruffa , teatro di una triste e leggendaria vicenda. Rapita dai Saraceni, la bella e fedele vedova Donna Canfora si sarebbe gettata dalla loro nave al grido: “Le donne di questa terra preferiscono la morte al disonore!”. Proprio per onorarne il sacrificio il mare cambia colore ad ogni ora ad assumere tutte le sfumature dell’azzurro, colore del velo che aveva sulla testa, mentre l’eco delle onde che s’infrangono contro la battigia altro non sarebbe che lo struggente lamento con cui Donna Canfora saluta ogni notte la sua amata terra.

Il nostro viaggio continua sul monte che sovrasta la cittadina di Palmi, chiamato la Pietra del Diavolo, un uomo dal volto nero, con un gran sacco sulle spalle, si presentò al Santo Elia, che se ne stava in solitaria meditazione. L’uomo, che era il diavolo, aprì il sacco e mostrò al Santo una grande quantità di monete, raccontando che aveva trovato l’ingente fortuna in un casolare abbandonato e pensava di poterla dividere col Santo, il quale, invece, prese le monete e cominciò a lanciarle lungo la strada, mentre rotolavano si tramutavano in pietre nere, di quelle che ancora oggi si possono reperire sul monte, insieme ad un macigno con le impronte di unghie lasciate dal diavolo, prima di spiccare il volo per inabissarsi nel mare.

Nella cattedrale di Reggio Calabria, si trova un cimelio antico e misterioso: è una Colonna bruciata sulla sommità da un pezzo di legno tolto da una fornace. La leggenda racconta che durante il suo viaggio, San Paolo ha fatto tappa a Reggio, trovando la città nel pieno dei festeggiamenti per la dea a cui era dedicato uno splendido tempio posto vicino al mare e che ogni anno era venerata con magnifici riti, danze e sacrifici. Quando l’Apostolo giunse fra la gente raccolta nel tempio, cominciò a predicare il Vangelo, il tempo necessario affinché si consumasse un mozzicone di candela, con grande meraviglia e sbigottimento da parte di tutti. Un pezzetto di candela fu posto sopra una colonna e Paolo cominciò la sua predicazione.
Le sue parole erano tali che presto l’assemblea ne fu conquistata e nessuno si accorse del tempo che passava. Quando la candela si consumò l’intera colonna prese ad ardere rischiarando il volto dell’Apostolo; tutti gridarono al prodigio e presero ad ascoltare le parole di Paolo con grande riverenza.

I cantastorie calabresi narrano che c’è stato un tempo in cui la vite era una semplice pianta ornamentale: non produceva né fiori né tanto meno frutti. Venne la primavera e il contadino decise di tagliarla, potandola così energicamente che della verde pianta non rimasero che pochi rami nudi e corti. La vite pianse e un usignolo avendo pietà di lei, cominciò a cantare tanto dolcemente che la vite si sentì via via rinascere e scorrere una linfa nuova; i suoi nodi si gonfiarono, le sue gemme si aprirono. Quando l’usignolo volò via, già gli acini del primo racimolo cominciavano a dorarsi alla luce dell’alba. La vite era diventata una pianta fruttifera. E che pianta! Il suo frutto possedeva la forza delle stelle, la dolcezza del canto dell’usignolo e la luminosa letizia delle notti estive.

Se in una calda giornata estiva, passeggiando sullo splendido lungomare reggino che D’Annunzio definì “il più bel chilometro d’Italia”, vi capitasse di vedere paesi e palazzi della costa siciliana deformarsi e specchiarsi tra cielo e mare, vicini a tal punto da distinguerne gli abitanti, non dovete impressionarvi. Siete solo vittime di un incantesimo. E’proprio lei: la Fata Morgana. La leggenda racconta che anche Ruggero I d’Altavilla fu incantato dal sortilegio. Per indurlo a conquistare la Sicilia, con un colpo di bacchetta magica la Fata Morgana gliela fece apparire così vicina da poterla toccare con mano. Ma il re normanno, sdegnato, rifiutò di prendere l’isola con l’inganno, impiegando trent’anni per conquistarla.

Questa sono ovviamente solo alcune delle tante storie che raccontano questa bellissima regione. Per saperne di più non vi resta che visitarla!