roccobabà
16 Gennaio 2018   •   Marcella Scialla

Roccobabà, il semifreddo “griffato” di Casal di Principe

«Se pensavate che la pasticceria partenopea fosse fatta solo di sfogliatelle, pastiere e babà vi sbagliavate! A Casal di Principe hanno inventato il roccobabà: il babà in versione semifreddo che rientra a pieno titolo nella lista delle eccellenze Made in Italy»

Prendi un babà, dolce della tradizione partenopea, e rendilo innovativo con l’aggiunta di gelato e ricoprendolo di golosa crema al cioccolato: è questa l’intuizione che ha avuto Emilio Goglia, l’inventore dell’ormai celebre roccobabà. La sua pasticceria, la pasticceria Emilio il pasticciere (pagina FB), è considerata la culla e il regno del roccobabà, diventando meta di tutti i buongustai campani (ma non solo) che vi si recano per assaporare quest’eccellenza dolciaria, unica e inimitabile. Per quanto apprezzato e conosciuto ormai un po’ in tutta Italia, molti di voi sicuramente non conosceranno la storia e le curiosità di questo dolce. Scopriamole insieme.

roccobabà

La ricetta del roccobabà, come abbiamo già accennato, è frutto di un’idea del pasticcere Emilio Goglia, che svolge con passione il suo lavoro dal 1980. Sul finire degli anni Novanta, il pasticcere ormai più celebre del casertano, ha pensato di venire incontro al gusto dei giovani che, pur apprezzando i dolci della tradizione come pastiere, sfogliatelle e babà, sono spesso maggiormente orientati verso sapori nuovi o al passo con i loro tempi. Ecco allora che Emilio ha deciso di creare un dolce che facesse da ponte tra passato e futuro e che coniugasse tradizione e innovazione. Il roccobabà, infatti, altro non è che un classico babà rivisitato. Con l’aggiunta di gelato e la copertura al cioccolato, Emilio diede vita al “Babà semifreddo al cioccolato”, rendendo il dolce tipico della tradizione partenopea sicuramente più attraente e accattivante, oltre che più goloso. La ricetta dell’innovativo dolce è gelosamente taciuta dal suo inventore, ma gli ingredienti sono semplici: babà, semifreddo alla vaniglia, crema al cioccolato e panna. Inutile tentare di imitarlo: il roccobabà, oltre ad essere un brand registrato, contiene al suo interno un ingrediente segreto, creato appositamente per questa ricetta.

roccobabà

Il successo fu immediato e il Babà semifreddo al cioccolato arrivò a conquistare addirittura le “passerelle”. Tra i primi a scoprire e ad apprezzare questa dolcezza campana ci fu infatti lo stilista Rocco Barocco, che se ne innamorò al primo assaggio e iniziò a decantarne le lodi e a farlo conoscere anche fuori dai confini nazionali. Ed eccoci arrivati al punto cruciale: proprio in onore del noto stilista, Emilio decise di ribattezzare la sua creazione con il nome di roccobabà, nome con il quale oggi è conosciuto in tutta Italia.

L’esperienza decennale di Emilio, quella di suo figlio Nicola e di tutto lo staff, insieme all’utilizzo di prodotti freschi e di prima qualità e tanta pazienza (pensate che occorrono oltre 48 ore per la preparazione di un roccobabà), sono le ragioni del  successo di questo dolce che, come consiglia lo stesso inventore Emilio, va assaporato nel giro di una o due ore una volta tolto dal freezer per poterlo apprezzare al meglio.

roccobabà

Il grande successo riscosso dal roccobabà ha portato Emilio il pasticcere a creare altre due versioni di questa leccornia: la prima vede la sostituzione della crema al cioccolato con la crema al limone e prende il nome di LemonKatia, in onore della cantante Katia Ricciarelli; la seconda variante vede l’utilizzo dell’Irish Coffee e prende il nome di Dolce Giuliana, in onore della scrittrice e giornalista Giuliana Gargiulo. Il roccobabà è negli anni diventato simbolo e vanto dell’intero territorio casertano, nonché riscatto di una cittadina come Casal di Principe, spesso tristemente associata ad eventi e personaggi senz’altro meno degni di lode.

Assaggiare il roccobabà è un’esperienza goduriosa. Se non lo avete ancora fatto, cosa aspettate? Le vostre papille gustative vi ringrazieranno!

Foto: https://www.facebook.com/EmilioIlPasticciere/

Marcella Scialla