Napoli segreta
03 Marzo 2017   •   Argia Renda

Napoli segreta: 5 luoghi che (quasi) nessuno conosce

« Un viaggio alla scoperta della Napoli segreta, con 5 itinerari delle parti meno note del capoluogo partenopeo.»

La bella Partenope sa come raccontare storie suggestive. La città che è rinomata per il suo golfo, il suo vulcano, per il suo traffico intenso e la sua caoticità coltiva una sua immagine misteriosa. Lontano dal lungomare, nei vicoli dei quartieri popolari, si nasconde una Napoli segreta, con i suoi misteri, spesso ignoti anche ai suoi abitanti.

La vecchia Napoli
Questa è la prima fermata alla scoperta della Napoli segreta; nella città ci sono oltre 200 percorsi pedonali, composti da 135 scale e 69 gradinate. È questo il dato di partenza del coordinamento Scale di Napoli, promosso dall’associazione Legambiente/Neapolis 2000. La città dispone di un patrimonio urbano di pregio, da recuperare e valorizzare con percorsi che regalano un viaggio nella vecchia Napoli, “la strada pedonale più lunga d’Italia” all’insaputa dei suoi abitanti è una passeggiata che comincia dal piazzale della Certosa di San Martino (collina del Vomero), si snoda lungo le scale della Pedamentina, sbocca sul Corso Vittorio Emanuele, per riprendere la scala di Montesanto fino alle strade pedonali della Pignasecca che portano a Spaccanapoli (Via Benedetto Croce e via San Biagio dei Librai) e infine al Duomo. Una curiosità? I gradini Giuseppe Pazzi, furono il set di Ieri, oggi, domani, il film di Vittorio de Sica, dove la Loren vendeva le sue sigarette.

Le Capuzzelle
Altra tappa della Napoli segreta, siamo nel quartiere Materdei, cuore popolare vicino al Rione Sanità; o Campusanto d’ ‘e Funtanelle più che un cimitero è un’immensa e antica fossa comune, un luogo che è diventato uno specchio della storia della città. Torniamo indietro nel tempo, nel 1656, quando la peste si abbatte su Napoli. Numerosissime sono le vittime, tanto che, viene dato l’ordine di deporre le salme in quel che era la cava delle Fontanelle. Agli appestati si aggiungeranno, in seguito, le vittime delle carestie e quelle del colera.

Di questi defunti ignoti, troppo poveri per godere di una sepoltura ufficiale, rimangono oggi i resti, in un spettacolo dei più inusuali: migliaia di crani, a vista, chiamate appunto Capuzzelle. In questi luoghi, fino al dopoguerra, si praticava il “rito delle anime pezzentelle”: secondo le credenze popolari, infatti, le anime delle Fontanelle vagano senza pace in purgatorio.

Adottando un cranio orfano, curandolo e lucidandolo, si abbreviava la sua sofferenza e l’anima in pena ricambiava conferendo favori e grazie. Alcune capuzzelle vantano d’altronde delle abilità specifiche: come ‘A capae Pascale che può suggerire i numeri vincenti alla lotteria. ‘A Capa d’o Capitano, invece, ha il potere di far sposare entro l’anno una ragazza celibe.

Galleria Borbonica
Anche in questo caso scopriamo un pezzo della Napoli segreta, infatti quella che vi facciamo conoscere è una cavità sotterranea che si estende sotto la collina di Pizzofalcone, nel quartiere San Ferdinando. Il 19 febbraio 1853 Ferdinando II di Borbone commissionò all’architetto Errico Alvino un lungo traforo sotterraneo che collegasse il Largo della Reggia (odierna Piazza Plebiscito) a piazza della Vittoria.

L’opera rientrava nell’ambito delle opere pubbliche che Ferdinando II aveva ideato, anche se il suo vero fine era militare: doveva costituire una rapida via di fuga per la famiglia reale in caso di tumulti e un rapido collegamento con la reggia per i soldati. Il tunnel, scavato entro il 1855 dopo varie interruzioni, fu inaugurato dal Re il 25 maggio di quell’anno, che rimase molto colpito dall’abilità dimostrata dall’architetto nel superare, pur lasciandole in attività, due cisterne dell’acquedotto con la costruzione di due distinti ponti sotterranei considerati un vanto dell’ingegneria ottocentesca europea.

Dopo anni di interruzione dovuti prima all’inizio della guerra e in seguito allo studio da parte dei geologi, la galleria è stata riaperta e nel 2013 grazie alle continue campagne di scavo, è stato ritrovato un secondo, enorme rifugio antiaereo su più livelli, al di sotto della collina di Pizzofalcone in prossimità di palazzo Serra di Cassano. La Galleria Borbonica ha due ingressi: vicino a piazza dei Martiri, all’interno del parcheggio Morelli e nei pressi di piazza del Plebiscito, poche decine di metri sopra il palazzo della prefettura.

L’esoteria della Napoli massonica
Per conoscere al meglio la Napoli segreta, vi presentiamo, la Farmacia degli Incurabili, parte dell’antico ospedale del Reame. Il luogo viene considerato un esempio dell’architettura settecentesca napoletana benché si iscriva nel complesso dell’antica spezieria cinquecentesca dell’Ospedale degli Incurabili. I protagonisti principali sono le ampolle, disposte in 66 nicchie, che conservano tutt’oggi residui di prodotti farmaceutici. Nei farmaci rimasti si ritrovano ingredienti e preparazioni che si rifanno a credenze alchemiche ed esoteriche. Non a caso, l’indirizzo è spesso inserito negli itinerari della Napoli massonica. Fra le curiosità, si nota un’ampolla contenente la teriaca, farmaco o meglio un antiveleno di origini greche, che ebbe una larga diffusione del Medioevo e nel Rinascimento. Era considerato, infatti, l’antidoto per eccellenza, dalle virtù magiche e capace di guarire ogni male. Altamente richiesto, soggetto a un monopolio di Stato, la sua preparazione fu particolarmente rinomata a Napoli e a Venezia.

Un hotel nella ex casa chiusa, Chiaja Hotel de Charme
Come ultima curiosità per farvi scoprire ancora di più la vera Napoli segreta, vi parliamo della casa di tolleranza “La Suprema”, tra le più raffinate della città, in funzione per molti anni e chiusa il 20 settembre 1958 con l’entrata in vigore della legge Merlin. Trasformata anni fa in un elegante hotel, con gli ambienti finemente restaurati che hanno mantenuto i colori dell’epoca, cosi come i soprannomi delle signorine che qui “lavoravano”, oggi riportati sulle porte di ciascuna camera. In un angolo sono ancora conservati il tariffario dell’epoca, lo specchio, un piccolo mobile e persino il luogo dove le prostitute lavavano i clienti (le malattie erano molto temute e diffuse nella prima metà del 1900). Persino l’insegna è quella originale, ben restaurata.

La bellezza di Napoli cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. (Guido Piovene)

Argia Renda