Gabriele Auber
21 maggio 2018   •   Snap Italy

Gabriele Auber: «Quando mi tuffo cala il silenzio e inizia la magia»

«Gabriele Auber è un ragazzo ambizioso, un tuffatore deciso, un atleta a tutto tondo. Scoprite cosa ci ha raccontato.»

Un giovane Gabriele Auber, classe ’94, ci racconta lo sport e, in particolare, il suo sport. È un tuffatore Italiano, cresciuto a Triste e poi impiantato a Roma. Lo abbiamo intervistato e ci ha raccontato del suo amore per questa disciplina, nato a soli quattro anni, delle qualità che non possono mancare a un ottimo tuffatore, dei suoi allenamenti e dei suoi successi. Gabriele Auber (profilo Facebook) ci ha anche rivelato qualcosa per quanto riguarda i suoi impegni futuri e ci ha descritto il ragazzo di ventiquattro anni che è, con tanti interessi e amanti di tutto ciò che può essere classificato come estremo.

Ma non voglio rivelarvi troppo, continuate a leggere per scoprire chi è Gabriele Auber.

Gabriele Auber

Gabriele, che cos’è per te lo sport?
Lo sport può essere tante cose, dipende tutto dalla persona che lo pratica. Ognuno lo vive a modo suo.  È come uno specchio che rivela i pregi e i difetti di ogni atleta. Per me lo sport è agonismo. Più che con gli altri, con me stesso. Sono sempre stato una persona molto competitiva a cui piace migliorare e crescere.

Raccontaci il tuo primo incontro con il mondo dei tuffi
Fin da piccolissimo mi “tuffavo” dalle scale al divano facendo impazzire i miei genitori. Il primo trampolino l’ho toccato a quattro anni alla piscina Bruno Bianchi di Trieste. Un po’ presto direi visto che avevo ancora i braccioli. Ma non ho saputo aspettare, perché ho sempre desiderato volare. E credo che i tuffi siano un buon compromesso tra il sogno irrealizzabile di un bambino e la forza di gravità.

Quali sono le qualità che non possono mancare a un tuffatore?
Coraggio e determinazione. Se stai facendo un tuffo da 10 metri e in aria ci ripensi, il risultato finale sicuramente non sarà buono. Nei tuffi ci sono molte cose a cui bisogna stare attenti e l’altezza non è la più pericolosa. Basti pensare che in certi momenti la testa di un tuffatore passa a non più di 40 centimetri dal trampolino. Per questo bisogna essere decisi in quello che si fa. Non c’è spazio per la paura.

Gabriele Auber

Come si svolgono gli allenamenti di Gabriele Auber?
Il mio allenamento inizia alle 8:30 in palestra con un breve riscaldamento generale, poi prosegue con la preparazione fisica che interessa principalmente la parte addominale e le gambe. Usiamo circuiti di CrossFit e di aerobica , in cui sono stati introdotti dei movimenti come quelli dei tuffi. Dopodiché si passa alla parte tecnica vera e propria, prima sulle pedane o sui tappeti elastici e solo dopo in acqua con i tuffi veri e propri. Il pomeriggio, dopo la pausa pranzo, continuo con un secondo allenamento che comprende sempre una parte tecnica a secco e successivamente i tuffi in acqua. Nei periodi di carico ci alleniamo complessivamente in media 5 ore al giorno.

Campionati europei di tuffi di Kiev 2017. Quinto posto in coppia con Lorenzo Marsaglia. Raccontaci com’è andata.
Gli Europei a Kiev sono stati un’esperienza incredibile con delle emozioni bellissime. Essendo stata per me la prima volta in una finale europea gestire l’emozione non è stata cosa facile. Siamo soddisfatti del risultato e del lavoro svolto. Ci siamo confrontati con i migliori tuffatori d’Europa senza sentirci meno competitivi di loro. Ovviamente non ci accontentiamo e la prossima volta, con questa esperienza in più, potremmo gareggiare puntando alla medaglia.

Siete amici con Lorenzo nella vita?
Abbiamo due caratteri molto diversi ma ovviamente passando insieme molto tempo per via degli allenamenti abbiamo imparato a conoscerci e a capirci. Siamo usciti numerose volte insieme frequentando le compagnie di entrambi. Devo ammettere che mi sento spesso fuori luogo, sono cresciuto a Trieste e sto ancora cercando di ambientarmi a Roma e di abituarmi ai romani.

Gabriele Auber

Sempre nel 2017 hai rappresentato anche la Nazionale italiana ai campionati mondiali di nuoto di Budapest. Emozioni?
L’anno scorso abbiamo gareggiato ai mondiali di Budapest, la piscina era semplicemente incredibile e tuffarsi tra i più forti al mondo era un sogno che si realizzava. Carichi del buon risultato degli Europei, abbiamo gareggiato al meglio delle nostre possibilità assicurandoci la finale. Era il risultato a cui puntavamo da due anni e ci siamo riusciti. Anche se il divario tra noi e i primi era troppo grande da sperare in una medaglia, ora stiamo lavorando per migliorarci e farci trovare pronti al prossimo mondiale.

L’allenatore che Gabriele Auber porta nel cuore e perché.
Ho cambiato numerosi allenatori durante la mia carriera sportiva e non posso paragonarli tra di loro perché tutti quanti mi hanno trasmesso qualcosa di positivo che mi ha portato ad essere quello che sono oggi. So di essere un atleta un po’ “difficile” da gestire, pretendo molto da me stesso e quindi le aspettative sono alte. Quando ci sono periodi di tanto lavoro è facile che mi innervosisca, ma credo di essere migliorato grazie alla loro pazienza. Attualmente mi alleno con Tommaso Marconi e mi trovo molto bene.

Il momento del via. Cosa si prova su quel trampolino?
Quando l’arbitro fischia dando il via all’esecuzione del tuffo cala il silenzio e inizia la magia. Per anni ho odiato quella sensazione di adrenalina, paura ed eccitazione. Ma con il tempo e grazie al mio Mental Coach Piercarlo, ho imparato a svuotare la testa e lasciare spazio solo alle emozioni corrette, che mi permettono di dare il meglio. In aria la sequenza di movimenti è così veloce che il corpo si muove quasi in automatico. È fantastico.

Pensi che quello dei tuffi sia uno sport poco considerato in Italia?
I tuffi sono uno sport relativamente giovane in Italia a livello agonistico, e quindi è normale che siano poco conosciuti. Ovviamente mi farebbe piacere che ci fosse più spazio a livello mediatico. Sono comunque dell’idea che ci sia un buon numero di ragazzi che lo praticano, anche se con gli anni la maggior parte smette, visto il numero di ore per l’allenamento. Penso che un buon modo per portare in alto questo sport potrebbe essere partecipare a un reality, con delle telecamere che ci seguano tutto il giorno per capire come funziona il nostro mondo. Sarebbe un’esperienza molto interessante.

Che rapporto ha Gabriele Auber con il mare?
Speciale, mi piace assolutamente tutto. D’estate adoro prendere pinne e maschera e stare ore in acqua ad esplorare i fondali o con la tavola da surf andare al largo a prendere il sole. L’anno scorso ho preso parte a un corso di apnea, mi sono appassionato molto e ho ottenuto un record di apnea statica di 3 minuti e 50 secondi.

E con il nuoto? 
Il nuoto lo descriverei con una semplice parola: noioso. È uno sport faticosissimo e rispetto molto i nuotatori ma io non riuscirei mai a farne parte. Andare avanti e indietro tutto il giorno facendo sempre le stesse cose mi annoierebbe a morte. Trovo i tuffi molto più adrenalinici. Vogliamo mettere a confronto l’emozione di una nuotata con quella di un tuffo? Non c’è paragone.

Hai un modello a cui ti ispiri nello sport che pratichi?
Non ho un modello vero e propio, penso che ogni sportivo abbia qualcosa di positivo da trasmetterci. Ma in compenso ho un grande amico e rivale: Giovanni Tocci. Gareggiamo insieme da quando eravamo bambini, abbiamo ottenuto anche un bronzo e un oro ai campionati europei giovanili in sincro. Ci consigliamo spesso e lui sa sempre come motivarmi al meglio.

Gabriele Auber

A cosa stai lavorando in questo momento?
In questo momento sto lavorando sul coefficiente di difficoltà. Dopo aver introdotto alcuni tuffi nuovi ho dovuto concentrarmi molto sulla tecnica insieme al mio allenatore, che è stata sempre una mia carenza. Il mio cavallo di battaglia sono gli avvitamenti, mentre sulle rotazioni ho sempre trovato parecchi attriti.

Obiettivi per il futuro?
Farmi spazio nel mondo internazionale individualmente, visti gli ottimi risultati nel sincro. il livello internazionale è alto quindi ci vuole molto impegno e sacrificio. Per fortuna mi reputo un buon lavoratore e le numerose ore di allenamento non mi scoraggiano.

Gabriele Auber: cosa gli piace fare nel tempo libero?
Mi piacciono gli estremi, tanto l’impegno in piscina quanto il divertimento nel tempo libero. Ho parecchi hobby, i più importanti sono la musica, leggere, i videogiochi e la mia moto. Ho un bel gruppo di amici e la sera mi piace uscire, sappiamo come farci riconoscere. Penso di aver trovato un buon equilibrio tra sport e tempo libero.

Un aggettivo per descrivere lo sport che pratichi.
Questo sport in una parola? Adrenalinico.

 

Fotohttps://www.facebook.com/gabriele.auber

Chiara Rocca