casa dei gladiatori
04 Gennaio 2019   •   Francesca Celani

Casa dei Gladiatori: dal crollo alla rinascita

«Dal 3 gennaio riapre la Casa dei Gladiatori: un evento unico per il sito archeologico di Pompei, che sta a simboleggiare la sua grande rinascita dopo un lungo periodo di abbandono»

La Casa dei Gladiatori è solo un’altra delle grande riaperture e novità che in questo periodo riguardano uno dei siti archeologici più belli del mondo: la magica Pompei. Solo il 21 dicembre scorso infatti, dopo un periodo di restauro, hanno riaperto al pubblico la Casa della Fontana Grande, la Casa dell’Ancora e il Tempio di Iside; a novembre il ritrovamento dell’affresco Leda e il Cigno, riemerso dai nuovi scavi della Regio V. E anche il nostro amato Alberto Angela ci ha molto parlato di Pompei, in quanto finalmente ha trovato conferma alla tesi sulla quale lavorava da tempo: la fatale eruzione del Vesuvio non avervene il 24 agosto del 79 d.C., bensì tra il 23 e il 25 ottobre dello stesso anno. Insomma, il 2018 è stato un anno splendido per questo sito archeologico, ma con questa nuova notizia il 2019 si prospetta ancora meglio: dal 3 gennaio anche la Casa dei Gladiatori torna ad essere visitabile al pubblico, ogni giovedì, per gruppi contingentati di visitatori.

La Casa dei Gladiatori: cos’è?

La Casa dei Gladiatori venne scavata da Vittorio Spinazzola tra il 1915 e il 1916. Si trova in via dell’Abbondanza all’interno degli scavi di Pompei, e fu costruita pochi anni prima dell’eruzione. Probabilmente la Schola era un edificio di rappresentanza di associazione militare, dove ci si riuniva per programmare attività militari o i giochi per l’Anfiteatro; non a caso sul retro dell’edificio sono stati ritrovati ambienti dove si custodivano anfore con oli, vini pregiati, salse di pesce, prodotti da servire in occasioni di rappresentanza o in situazioni conviviali.

Molti apparati decorativi però andarono distrutti con i bombardamenti alleati del ’43; mentre il collasso del 2010 non si sa precisamente per quali cause sia avvenuto. Si è ipotizzato che il cedimento vi fu per un insieme di fattori, quali il malfunzionamento dei sistemi di smaltimento dell’acqua, la spinta del terreno retrostante, l’incompatibilità dei materiali utilizzati nella ricostruzione avvenuta dopo la seconda guerra mondiale. Non a caso il crollo infatti interessò soprattutto la parte nuova, quella ricostruita nel 1946 con la conduzione di Amedeo Maiuri, e per fortuna, toccò in maniera assai inferiore le pitture originali.

La Casa dei Gladiatori: un altro simbolo di rinascita

La Casa dei Gladiatori, per i latinisti Schola Armaturarum,  il 6 novembre del 2010 collassò nella sua parte superiore. Ma dopo questi anni di lavoro, finalmente è di nuovo accessibile e più bella che mai, divenendo così simbolo della grande rinascita di Pompei; un sito che negli anni ha conosciuto abbandoni e momenti oscuri, difficili, ma che, come abbiamo visto, ultimamente è ripartito alla riscossa. 

Gli interventi di recupero nella Casa dei Gladiatori sono iniziati nel 2016 con Ales, struttura interna del MiBAC. Prima si è pensato bene di ripristinare la stabilità delle murature che hanno resistito al crollo, e poi si è intervenuti sulle superfici dipinte anche attraverso un lavoro di laboratorio, con il quale si sono ricomposti minuziosamente i frammenti recuperati. Per i vuoti presenti sulle pareti dipinte, si è utilizzata la tecnica del tratteggio, messa a punto dall’Istituto Centrale del Restauro negli anni ’40, per riprororre la policromia originale e l’unità dell’immagine perduta. Questo infatti è un primo passo verso un progetto di musealizzazione, che consentirà di vedere dipinti e oggetti nel loro luogo di rinvenimento. 

«Da metafora dell’incapacità italiana di prendersi cura di un luogo prezioso che appartiene all’intera umanità, la riapertura della Schola Armaturarum rappresenta un simbolo di riscatto per i risultati raggiunti a Pompei con il Grande Progetto, e più in generale un segnale di speranza per il futuro del nostro patrimonio culturale. Da quel crollo avvenuto nel novembre del 2010, la cui risonanza mediatica determinò un coro d’indignazione internazionale, si è affermata una nuova consapevolezza della fragilità di Pompei e la necessità di avviare un percorso di conservazione, fatto non solo d’interventi straordinari ed episodici, ma soprattutto di cure e di attenzioni quotidiane.»
Massimo Osanna, Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei

Foto copertina e video preso da: @Pompeii – Parco Archeologico pagina facebook

Francesca Celani