Alessio Trerotoli
28 marzo 2018   •   Redazione

Alessio Trerotoli: «Vi racconto la mia Roma coast to coast»

«Roma Coast to Coast è il progetto che vede protagonista Alessio Trerotoli, giovane fotografo romano molto apprezzato anche in Francia e negli Stati Uniti. Scoprite cosa ci ha raccontato.»

Abbiamo intervistato Alessio Trerotoli (sito ufficiale), fotografo romano apprezzato anche in Francia e negli Stati Uniti. Nel 2015 ha ideato il Roma Coast to Coast, un viaggio a piedi che ha come tappe le fermate della metro A e B di Roma. Un occhio lucido e narrativo attraverso luoghi e situazioni quotidiane. Una ricerca fotografica a metà tra esplorazione urbana e arte situazionista.

Quando e come è nata in Alessio Trerotoli l’idea del Roma Coast to Coast?
Ho sempre amato la fotografia di strada e tre anni fa ho cominciato a pensare ad un progetto per raccontare alcuni aspetti di Roma, la mia città. Il mio progetto fotografico principale, Urban Melodies, ha riguardato una serie di rappresentazioni astratte di panorami urbani. Con il progetto Coast to Coast volevo fare qualcosa di completamente differente, non astratto o spiccatamente artistico, ma qualcosa di più genuino, qualcosa di più reale. Poi una sera sono andato al cinema a vedere il film Wild, la storia vera di una ragazza che ha attraversato gli Stati Uniti a piedi, e all’uscita dalla sala ho pensato che sarebbe stato bello camminare da un capo all’altro della mia città. Così ho capito che la storia che volevo raccontare sarebbe stata più forte se avesse seguito percorsi già noti come quelli che poi ho fatto.

Come è stato interagire con le persone attraverso lo scatto? Che reazioni ha suscitato Alessio Trerotoli? La più strana? La più divertente?
La maggior parte delle persone all’interno delle foto sono semplicemente parte del paesaggio e non si sono accorte di esser state fotografate. Con alcune però ho potuto scambiare due parole ed è stato interessante, anche perché sono molto timido e trovo difficile tentare un approccio verbale con chi voglio fotografare. L’incontro più divertente è stato quando una signora anziana: vedendomi con la macchina fotografica tra i vicoli della città, mi ha chiesto se fossi candidato a sindaco di Roma! Un altro signore incontrato per strada mi ha suggerito invece di fotografare i nasoni, perché stanno sparendo lentamente ed io, avendo la macchina fotografica, avevo il compito di preservarne la memoria.

Vedendo le tue foto sembra quasi di trovarsi di fronte alla pellicola di un film. C’è movimento e si avverte il flusso di una storia urbana che lega le immagini. E’ una cosa di cui sei consapevole?
Non ho mai visto il mio progetto in questi termini, ma mi fa molto piacere l’idea di poter dare questa sensazione. Ho studiato cinema all’università e senza dubbio i miei studi hanno influenzato molto il mio modo di fotografare, anche se inconsapevolmente: in fondo sia i film che i reportage fotografici sono modi di raccontare una storia. Non nascondo che prima o poi mi piacerebbe portare con me un registratore per raccogliere le voci della città, frammenti di parole, suoni e rumori di Roma per poi montarli in un video insieme alle fotografie, una sorta di Lisbon Story alla romana.

Alessio Trerotoli

«In Italia la mentalità è un po’ diversa ed è difficile emergere con qualcosa di più artistico ma io dico sempre che le cose belle accadono a chi le sa aspettare.»
Alessio Trerotoli

Dopo gli studi Alessio Trerotoli ha viaggiato molto all’estero. Quanto è stato importante per la tua formazione?
È stato fondamentale per me. Dopo l’università ho cominciato a viaggiare da solo, prima in Europa e poi negli Stati Uniti e in America Latina. In quel momento, soprattutto all’epoca del primo viaggio, ancora non mi sentivo un fotografo, in realtà non sapevo bene chi o cosa fossi. La mia macchina fotografica però era sempre con me e tra i vicoli di Parigi ho trovato improvvisamente una sorta di ispirazione che mi ha poi seguito in ogni città che ho visitato da allora. Si potrebbe quasi dire che non sono stato io a scegliere di fotografare le strade, semplicemente è successo qualcosa in me che mi ha detto di farlo.

Alessio Trerotoli ha mai pensato di fare questo mestiere in un altro paese?
Per brevi periodi ho vissuto a Parigi e poi a Santiago de Chile, dove ho fatto alcuni lavoretti come fotografo, ma non mi sentivo ancora pronto a vivere stabilmente lontano da Roma. Adesso collaboro con molte gallerie e società che sono all’estero, ma fortunatamente non ho bisogno di spostarmi da Roma. In futuro non so cosa succederà, ma al momento non mi vedo in un altro Paese. Sicuramente posso dire che mi piacerebbe esportare il Coast to Coast in altre città: sarebbe magnifico riproporre questa idea in altre capitali europee come Parigi, Londra o Berlino.

Cos’è Raindrop Blues?
Dopo Urban Melodies, che è stato e continua ad essere il mio progetto più importante, sentivo la necessità di cominciare una nuova serie di fotografia artistica. Il progetto Raindrop Blues è partito a settembre scorso. Con questa serie provo ad immergere chi osserva in una realtà quasi onirica, in cui la pioggia sembra cadere anche su colui che guarda, creando delle immagini suggestive in cui ogni elemento – le strade, il cielo, i personaggi, lo spettatore – viene coinvolto in un turbine di sentimenti romantico e al tempo stesso malinconico.

Sperimentazione o tradizione?
Mi piace molto sperimentare, ma al tempo stesso sono anche molto legato alla street photography tradizionale. Per questo motivo sfogo la mia creatività in progetti artistici e un po’ più particolari come Urban Melodies e Raindrop Blues, mentre soddisfo il mio amore per la tradizione attraverso la fotografia di strada: insieme ad altri cinque bravissimi fotografi romani abbiamo infatti fondato il collettivo Roma Street Photography. Ha soltanto sei mesi di vita ma che è già diventato un importante punto di riferimento per la fotografia a Roma.

Quando hai scoperto di voler diventare fotografo?
Ho sempre avuto una passione per la fotografia. C’è un momento in particolare che ricordo perfettamente: quando avevo circa 10 anni stavo mostrando a mia nonna le foto di una gita che avevo fatto con la scuola in un luogo non lontano da Roma. Il mio album era pieno di foto dei miei compagni di scuola, così mia nonna mi domandò: “Ma tu dove sei?”. In quel momento realizzai che non c’era una sola foto di me in tutto l’album, questo perché ero sempre dietro la macchina fotografica. Quella è stata la prima volta che mi sono visto come un fotografo. Ho sempre fotografato, sin da bambino, ma non ho mai pensato che un giorno avrei trasformato questa passione nel mio lavoro. Ho cominciato a fare sul serio soltanto nel 2010, quando ho cominciato a esporre gli scatti dei miei viaggi.

Qual è stata l’esperienza più bella che Alessio Trerotoli ha fatto attraverso la fotografia?
Senza dubbio il contatto che ho avuto con le persone di tutto il mondo che spesso mi scrivono per chiedermi consigli, per scambiare opinioni sulla fotografia, ma anche per dirmi quanto i miei lavori le abbiano emozionate o ispirate. Questa è la soddisfazione più grande per me, molto più di un’esposizione in una galleria o un articolo su una rivista. Tra l’altro, a proposito di Coast to Coast, è stato bellissimo vedere come le persone hanno seguito il progetto. Si sono sentite meravigliosamente coinvolte e la cosa mi è piaciuta moltissimo, perché sentivo che stavo facendo qualcosa non solo per me, ma anche per loro. Ho amato leggere il loro incitamento, i loro consigli, i loro commenti. Anzi, devo dire che il secondo Roma Coast to Coast (Linea B) è nato grazie alla grande richiesta delle persone che hanno amato il primo percorso, mi hanno praticamente obbligato a farlo.

Se dovessi dare un consiglio a chi vuole fare questo mestiere in Italia?
In Italia quando dico che faccio il fotografo mi chiedono se mi occupo di matrimoni oppure di eventi. All’estero al contrario mi domandano a quali progetti sto lavorando. In Italia la mentalità è un po’ diversa. È difficile emergere con qualcosa di più artistico ma io dico sempre che le cose belle accadono a chi le sa aspettare. L’importante è non scoraggiarsi se i risultati sono duri da raggiungere: se questa è la vostra reale passione significa che avete soltanto bisogno di più tempo. È un lavoro che talvolta può essere pieno di incertezze, ma che sa essere anche gratificante come pochi. Il mio consiglio dunque è questo: avere pazienza, non essere competitivi, imparare il più possibile dagli altri e tenere duro.

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