31 Maggio 2018   •   Cecilia Gaudenzi

Rock band italiane. La top 5 dei giovani talenti

«Voce, chitarre elettriche, basso e batteria. Questa la formazione classica di un gruppo rock! Se poi aggiungiamo pianoforte e sassofono non c’è gamba che possa star ferma, il ritmo è alle stelle. Dalla fine degli anni ’60 l’Italia vanta una bella lista di rocker ma veniamo ai giovani e scopriamo insieme quali sono le rock band italiane più amate nella nostra top 5!»

Il rock è la musica da ballare, derivazione del rock and roll ovvero “dondola e rotola” e fa il suo ingresso nel bel paese nella seconda metà degli anni Cinquanta. Di importazione americana, si rifà al modello straniero fino alla consacrazione del beat e la formazione di gruppi che dal 1969 in poi decidono di far proprio questo genere esplosivo. Le rock band italiane urlano, creano scompiglio e trascinano intere generazioni, fanno casino! I testi evocativi, i concept album e i tanti festival contribuiscono alla diffusione di movimenti sociali e culturali. Negli anni e fino a oggi questo genere musicale in Italia non ha fatto che evolversi e ampliarsi, dando spazio a tanti sottogeneri diversi sotto il segno di una contaminazione globale che ha portato nuove influenze e melodie. Denominatore comune è sempre il ritmo, audace, graffiante o sporco che sia. Nonostante il nuovo millennio sia stato caratterizzato in parte da una diminuzione della musica come fenomeno di massa frammentandola sottoculture e tendenze, la potenza e l’immediatezza del genere non ha impedito a moltissime rock band italiane di crescere ed affermarsi. Nella nostra top 5, scopriamo quali sono quelle giovani più amate del momento.

Ministri

Federico Dragogna, parole, chitarra e cori; Davide Autelitano, voce e basso; Michele Esposito, batteria. Questa è la formazione dei Ministri. I tre ragazzi si conoscono al liceo e insieme al tastierista Emiliano Eva mettono in piedi il loro gruppo nel 2003 chiamandosi inizialmente Ministro del Tempo, poi Emiliano decide di non continuare e così è nata una delle rock band italiane più amate degli ultimi anni. Originari di Miliano, fedelmente indipendenti, la loro musica è un derivato degli anni Novanta, quando trattare temi politici e impegnati era un valore intrinseco al rock stesso. Le loro canzoni infatti affrontano temi di tipo sia sociale che politico ma lo fanno considerando sempre la propria prospettiva. Sei album, il primo, I soldi sono finiti rimane nella memoria collettiva oltre che per il contenuto canoro anche per il creativo tentativo di sensibilizzare i fruitori di musica circa la crisi discografica inserendo sopra la copertina una moneta da 1 euro.


Palco dopo palco e al secondo album del 2009 arrivano ad aprire il concerto dei Coldplay allo Stadio Friuli di Udine. Sempre più seguiti ed apprezzati, nel 2011 collaborano con gli Zen Circus per la realizzazione della canzone L’amorale, l’anno dopo suonano al famoso Sziget Festival e nel 2014 partecipano alla riedizione dell’album Hai paura del buio? degli Afterhours. La musica dei Ministri esiste in funzione l’uno dell’altro e deve piacere prima a loro, è una musica onesta che rispecchia le loro capacità e i loro gusti. Qualche mese fa usciva il loro ultimo album Fidatevi, anticipato dall’omonimo singolo.

Calibro 35

Formazione a 5 per una delle rock band italiane più originali e interessanti nel panorama musicale di questi tempi. Sono i Calibro 35. Enrico Gabrielli, tastiera e fiati; Massimo Martellotta alla chitarra; Fabio Rondanini alla batteria; Luca Cavina al basso e Tommaso Colliva alla produzione. Notate niente di strano? Manca la voce e non è uno sbaglio. In un momento musicale come quello di oggi in cui si abusa di computer e autotune loro sono musicisti davvero, di quelli ormai quasi rari che suonano strumenti e basta. La loro musica non ha bisogno di parole, vive della forza del suono (e che suono) i loro brani infatti non sono canzoni da cantare ma da sentire e assorbire.

Il gruppo si è formato nel 2007 un po’ per caso, non erano amici ma si sono trovati e sono rimasti insieme. La loro particolarità sta nella natura del progetto. Legati a doppio nodo al mondo del cinema, appassionati di colonne sonore italiane degli anni Sessanta e Settanta è a queste che si sono dedicate fin da subito. Il nome infatti è un chiaro riferimento. “Calibro” è un riferimento ai titoli dei film poliziotteschi e “35” rimanda i 35mm della pellicola cinematografica. Tanti festival, 6 album, 2 colonne sonore, premi e molto altro. Vanno forte in Italia ma tanto all’estero e nel sampling, i loro brani infatti vengono presi, campionati da altri artisti o dj e usati come basi insieme ada altre melodie. L’ultimo album è di recentissima uscita e si chiama Decade.

Fast Animals and Slow Kids

Eravamo quattro amici al bar” cantava Gino Paoli nel 1991. Canzone che ha poco a che vedere con il rock ma che mi fa pensare al prossimo gruppo, una delle rock band italiane più apprezzate. Mi ci fa pensare perché si tratta di quattro amici-musicisti from Perugia con furore che nel 2008 decidono di lasciare le rispettive band per fondersi insieme. Così un po’ per divertimento un po’ per necessità di sfogo nascono i FASK, ovvero Fast Animals and Slow Kids. Della band fanno parte Aimone Romizi che abbiamo incontrato e intervistato al Concerto del Primo Maggio 2018, chitarra, voce e percussioni; Alessandro Guercini alla chitarra; Jacopo Gigliotti al basso e Alessio Mingoli, seconda voce e batteria.

Il nome del gruppo lo scelgono ispirandosi a una gag de I Griffin. Dopo un primo anno di rodaggio, prove e testi in inglese, nel 2009 passano all’italiano e nel 2010 aprono i concerti di band affermate con Zen Circus e nell’estate di quell’anno vincono come miglior gruppo emergente italiano all’Italia Wave Love Festival. Da quando hanno cominciato sono stati quasi sempre in tour, hanno pubblicato quattro album, l’ultimo, quello della maturit,à è Forse non è la felicità nel 2017. 10 anni di attività, ancora giovanissima ma con un bagaglio personale e musicale considerevolmente aumentato, un’evoluzione continua pur rimanendo fedeli al fuoco degli inizi.

@Credit: Alessio Albi

Kutso

Un nome nato tra i banchi di scuola quando uno dei componenti del gruppo giocava a mascherare le parolacce. Parlo dei Kutso. Così nasce tra la provocazione e lo scherzo un’altra delle rock band italiane più seguite dal 2006, anno della formazione fino ad oggi. Lo stile del gruppo romano è caratterizzato da un mix tra cantautorato tipo teatro canzone, punk, freestyle e rock dinamico. Negli anni i componenti sono cambianti e la formazione attuale vede Matteo Gabbianelli alla voce; Brian Riente, chitarra e cori; Luca Lepore, basso e cori e Bernardino Ponziani alla batteria.

Tre tour e tre album, l’ultimo è Che effetto fa? O meglio sarà perché in uscita a settembre 2018. Nel frattempo c’è stata anche la partecipazione alla 65ª edizione del Festival di Sanremo tra le nuove proposte classificandosi al secondo posto con il brano Elisa e aggiudicandosi il premio Assomusica per l’originalità della performance sul palco dell’Ariston. Insomma non ci rimane che aspettare settembre.

@Credit: Daniele L. Bianchi

Il Muro del Canto

Raccontano storie vere, di tutti i giorni, tra ironia e disincanto, satira politica e sociale. C’è tanta Roma nelle canzoni de Il Muro del Canto. Hanno un linguaggio immediato e semplice come se riportassero quello che dice la gente per strada. Uno stile graffiante, un rock esplicito e influenze folk, un suono che vibra e che ti prende allo stomaco e ti sveglia.

Formazione a sei. Daniele Coccia alla voce; Alessandro Pieravanti, batteria, percussioni e voce narrante; Alessandro Marinelli alla fisarmonica; Eric Caldironi alla chitarra acustica, Ludovico Lamarra al basso e al pianoforte e Giancarlo Barbati, anche conosciuto come Giancane nel suo progetto solista, alla chitarra elettrica e ai cori. Si formano nel 2010 e nel 2012 pubblicano il loro primo album L’ammazzasette, l’anno dopo il secondo Ancora ridi e nel 2016 l’ultimo, Fiore de niente. Nel 2017 invece realizzano con Piotta il brano 7 vizi Capitale già un cult, diventato sigla di coda della serie tv Suburra trasmessa su Netflix.

Cecilia Gaudenzi