Moda made in Italy
16 maggio 2018   •   Raffaella Celentano

Moda made in Italy: quali sono i prodotti fashion più copiati?

«Amata, desiderata, ma anche copiata! La moda Made in Italy è spesso al centro di battaglie legali a causa di plagi da parte di altri brand. Ma qual è la differenza tra plagio e omaggio? E quali sono i prodotti più copiati?»

Plagio o ispirazione? Esiste una sottile ma importante differenza tra questi due concetti. Eppure, in un mondo sempre più veloce, in cui le tendenze cambiano costantemente, non è sempre facile capire dove finisce l’ispirazione (o omaggio, che dir si voglia) e dove invece inizia il plagio, problema che da tempo riguarda la moda Made in Italy e straniera. E no, non stiamo parlando di contraffazioni più o meno riuscite o di capi con loghi e monogrammi falsi, quello è un reato perseguibile dalla legge, nella maggior parte dei mercati occidentali. Ci riferiamo a quei capi o collezioni lanciati da una maison e poi riproposti da altri brand concorrenti. Questa lotta senza esclusioni di colpi ha riguardato, nel corso della storia, grandi marchi di lusso e ultimamente i colossi del fast fashion, che nelle loro collezioni inseriscono capi ispirati (o copiati?) dai grandi luxury brand.

In molti, forse, ricorderanno la diatriba tra Christian Louboutin e Yves Saint Laurent riguardo il diritto d’utilizzo dell’iconica suola rossa delle scarpe, oppure  la più recente battaglia tra il brand Gucci e Forever21, colpevole (a detta del marchio italiano) di aver spudoratamente copiato alcuni dei suoi capi. Insomma, la guerra al plagio non sembra arrestarsi, complici anche le nuove tecnologie che rendono le concezioni di copia e tributo sempre più difficili da delineare. E se c’è chi è convinto che la copia sia un problema da debellare immediatamente, altri affermano che questa pratica non fa altro che mantenere vivo l’interesse per un capo, favorendo la democratizzazione della moda. Ma vediamo, adesso, quali sono stati i casi di plagio/ispirazione che hanno riguardato la moda Made in Italy. Ecco i prodotti fashion italiani più copiati di sempre…

Ideata da Pierpaolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri la linea di accessori Rockstud ha avuto un enorme successo ed è stata riproposta dalla maison romana nel corso di varie stagioni. Le borse e (soprattutto) le scarpe dai toni pastello e decorate con piccole borchie si avviano a diventare dei capi iconici del brand e della moda Made in Italy. Ma, si sa, insieme al successo sono arrivate anche le copie! Ecco, dunque, che negli ultimi anni moltissimi brand di abbigliamento e calzature hanno presentato scarpe del tutto simili alle celebri Rockstud.

Arriviamo ad uno dei casi (legali) più recenti all’interno del fashion system. Gucci, infatti, ha iniziato una battaglia contro il colosso statunitense del fast fashion Forever21 accusandolo di plagio. Il pomo della discordia? Alcuni maglioni comparsi in una collezione del marchio americano che riportavano le strisce blu-rosso-blu e verde-rosso-verde. Tali strisce caratterizzano i capi della griffe fiorentina e sono tutelati dal marchio Gucci dal 1979, quando sono state depositate negli USA. Certo, non si tratta del primo (né ultimo) caso di plagio riguardante le celeberrime strisce di Gucci e la questione è molto delicata poiché ci si chiede se esse (così come i colori tipici di una maison o una particolare fantasia) siano meritevoli di tutela o meno.

Nel 2015 Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno lanciato la meravigliosa capsule collection Maiolica, i cui capi riportavano (appunto) le fantasie delle maioliche mediterranee. Si trattava di una collezione declinata nei toni del bianco e blu, che poi è stata più volte riproposta dallo stesso brand in diversi colori, sempre di chiara ispirazione mediterranea, o meglio siciliana. La collezione, allegra, frizzante ma estremamente elegante, ha avuto un enorme successo di critica e pubblico, ed è stata ben presto ripresa da moltissimi marchi (di lusso e low cost) nel corso degli ultimi anni. Non si tratta, ovviamente, delle stesse identiche stampe ma l’ispirazione è abbastanza palese. Di cosa si tratta allora? Plagio o semplice ispirazione?

Chi di voi non la conosce? L’abbiamo vista indossata da blogger, influencer, attrici e celebrità di tutto il mondo e ha avuto un successo straordinario. Si tratta della capsule collection di maglioni (ma anche T-shirt e costumi da bagno) colorati con su scritti i giorni della settimana. È stato un fenomeno virale estremamente interessante che ha coinvolto le fashion victim di tutto il mondo negli ultimi anni, ed è stato prontamente riproposto da moltissimi brand di moda low cost. In tantissimi negozi, infatti, sono “magicamente” comparsi abiti, maglie o altri capi d’abbigliamento che riportavano la scritta con i giorni della settimana. La risposta di Alberta Ferretti, per questa stagione, è stata quella di riproporre la collezione con le scritte Yesterday, Today o Tomorrow… Ma è solo questione di tempo, e anche questa versione arriverà nei nostri fast fashion store preferiti! 

Annoverata tra le borse iconiche più desiderate del panorama moda made in Italy, la borsa che la maison romana ha lanciato nel 1997 è anche una delle it-bag più imitate nel mondo. Reinterpretata più e più volte dallo stesso brand, ha avuto un successo planetario grazie alla sua forma elegante e confortevole. Ecco il motivo per cui tutte (e non stiamo esagerando) le case di moda del mondo hanno presentato nelle loro collezioni borse simili o quasi identiche. Ovviamente è impossibile copiare tutti i suoi dettagli (come il monogram o la chiusura a doppia F), senza incorrere in problemi legali, ma la sua forma è altamente riconoscibile, ed è stata il punto di partenza per tantissime altre borse o collezioni nel corso degli ultimi venti anni. E forse è anche questo uno dei fattori che hanno contribuito a renderla iconica e così desiderabile.

Raffaella Celentano

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