matteo nucci
02 novembre 2018   •   Francesca Celani

Matteo Nucci: L’abisso di Eros tra crisi e vita autentica

« Siamo stati alla presentazione del nuovo libro di Matteo Nucci, L’abisso di Eros. Tra ospiti, riflessioni, pensieri e tanti applausi, ecco perchè ogni amante dell’antichità e della lettura, quella bella, non può fare a meno di comprarlo »

Matteo Nucci: un nome di certo non nuovo per ogni amante della sapienza antica e di quei libri che non si fermano ai semplici fatti, ma che vanno oltre; oltre le apparenze, oltre i luoghi comuni, oltre una semplice lettura. Mercoledì 30 ottobre una folla di persone si è radunata davanti l’ingresso della Feltrinelli alla Galleria Alberto Sordi di Roma per ascoltare la prima presentazione di L’Abisso di Eros. Seduzione, pubblicato da Ponte alle Grazie, durante la quale Matteo Nucci ha dialogato con Emanuele Trevi e Loredana Lipperini. Il tutto accompagnato dalle incisive letture di Valentina Carnelutti, che con cura e passione ha scelto i passi perfetti per presentare al meglio la nuova opera dell’autore. 

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Amore senza Fine

La presentazione infatti prende il via proprio con la voce passionale ed espressiva dell’attrice, che comincia proprio dall’introduzione de L’Abisso di Eros: un’introduzione che però non ti aspetti. Ed è proprio questo il bello dei romanzi di Matteo Nucci: leggere il titolo, Amore Senza Fine, e ritrovarti davanti il discorso di Pericle ad Atene per i caduti durante la prima guerra del Peloponneso. Niente è scontato, niente è intuitivo. Perchè in fondo, a cosa servono la cultura, la filosofia antica se non a scavare a fondo, a inoltrarsi negli abissi, come in quello di Eros, e cercare tutte le vie d’uscita che ci si prospettano davanti? In effetti, l’insegnamento socratico dice proprio questo: non prendere verità già date, ma cercarle, sempre, accontentarsi mai. E Matteo Nucci non si accontenta. Ed è quello che ogni scrittore, ogni persona che ha il compito e la voglia di comunicare, dovrebbe fare. Nucci non si accontenta dei racconti e dei miti così come sono, ma li rilegge, scava, cerca, indaga e alla fine trova. E credo che tutte le persone che erano presenti ieri ne sono la conferma.

Quello che ci dice Tucidide a proposito del discorso di Pericle, che persuade gli Ateniesi a portare avanti la guerra nonostante le sconfitte e le perdite, sembra qualcosa di natura esclusivamente politica. Ma non è proprio così, anzi: l’Eros è centrale. Alla base della persuasione c’è sempre la seduzione, una seduzione incredibile di cui Pericle è capace, ma di cui è anche vittima. Perchè il suo discorso in realtà è stato preparato da Aspasia, la donna per cui Pericle ha perso del tutto la testa, e che probabilmente lo ha spinto anche alla guerra.

La potenza di Eros

Insomma ci risiamo: dietro le guerre, dietro le violenze, la persuasione politica e il dolore, c’è l’origine di tutto: Eros. Proprio come era successo ad Elena, che aveva scatenato la guerra più grande e più cantata in tutto il mondo, anche questa volta dietro c’è lo zampino della seduzione, di quell’Eros che squarcia il petto, e che, perchè no, porta alla disperazione, quel tratto che ci rende così umani. Matteo Nucci ci racconta il mito: Eros è all’origine del mondo. Prima vi erano solo il Chaos, il vuoto, e Gea, la terra,  ma quando prende vita Eros, lui dà inizio alla generazione, alla fecondazione, e di conseguenza alla vita passionale, struggente, ricca e allo stesso tempo misera che ci contraddistingue. Eros, dalle ali d’oro, senza sesso, portatore di vita che feconda tutto quello che c’è. E che ci porta appunto nell’abisso, nella profondità che ci anima e che ci strugge, ma che forse è ciò che dà più senso alla nostre vite.

Eros da esrein, precisa Nucci, da buon conoscitore del greco, il che vuol dire scorrere dentro: il fluido, il liquido che passa per gli occhi e entra nell’anima dell’uomo, squarciandogli il petto. Che poi forse, è l’unico modo per vivere veramente. Sembra banale, ma non se rivisto in quest’ottica: chi non ha provato Eros, può dire veramente di aver vissuto? Una forza che ti travolge, e per la quale non sei colpevole; la povera Elena è responsabile di aver scatenato la Guerra di Troia, ma è stata veramente colpa sua? Eppure Eros non è una forza unica, che decide per noi? Per questo probabilmente Elena è stata sepolta con Menelao e Matteo Nucci ci  fa cogliere la spiegazione: forse il re di Sparta, consapevole come ogni greco della totale passività dell’uomo di fronte ad Eros, ha perdonato sua moglie, colpevole di un qualcosa che non avrebbe mai potuto evitare.

Eros è all’origine di tutto, perché è all’origine dell’amore, delle nostre vite e delle passioni, ma delle passioni quelle forti e profonde, che portano alla distruzione, alla disperazione. E qui si interseca il discorso di Matteo Nucci sull’aporia, quella parola greca che indica lo stare in difficoltà, in crisi. Che cos’è la crisi? si chiede l’autore.

Eros e crisi: l’importanza dell’aporia

E da amante del greco, ne ricerca l’etimologia: crisi da krineiv, che significa scegliere, analizzare, separare. Andare da una parte o dall’altra, a destra o sinistra: ad ogni modo scegliere. Il che non vuol dire, precisa l’autore con gli occhi della folla incollati su di lui, attaccarsi alla speranza, un sentimento che in fondo non porta a nulla: non scatena passioni, non porta ad agire, e tantomeno a riflettere.

La crisi è un’opportunità, offre sempre una scelta; e questo ai Greci non sfuggiva. Anzi la loro grandezza consiste proprio in questa consapevolezza, nell’insegnare a riflettere, pensare, mettersi in gioco. Così lo spaesamento e l’aporia tra gli antichi diventano fondamentali, fondamentali per la vita, per cercare, per darle un senso. Ed è proprio da qui, proprio per questo che in Grecia hanno origine la filosofia, i miti, le guerre, la democrazia, la civiltà, la violenza e i dolori. Tutte quelle cose che in positivo e in negativo riempiono le nostre vite. 

«È il tempo di rivalutare la disperazione. Tempo di evitare la speranza che tutto normalizza e ogni cosa appiattisce. Tempo di sfuggire alla speranza che a nulla serve se non a tenerci chiusi nelle nostre gabbie dorate […] Lo sapeva bene Platone. Chi è stato tradito non può cercare rifugio nell’attesa.[…] Per realizzare eros in noi allora dobbiamo armarci e combattere. Dobbiamo liberare l’ira che non ci annebbia come fumo ma ci dà vita come miele. L’auriga che domina la nostra anima deve fare affidamento sul cavallo bianco per contenere il cavallo nero»

Straordinaria come sempre la lettura platonica di Matteo Nucci, che se all’inizio sembra andare del tutto contro quello che ha scritto il grande filosofo, in realtà riesce a coglierne gli aspetti più profondi ed erotici nel senso più ampio del termine. È chiaro: speranza e Eros non vanno d’accordo; speranza e vita non vanno d’accordo.

matteo nucci

Perché leggere L’Abisso di Eros

Tanti i temi toccati nel libro che vi appassioneranno: la differenza tra amore erotico e amore venereo, quello della vergogna, quello dello spaesamento, ma questo confronto tra speranza e Eros, crisi e disperazione, che l’autore ha così messo in risalto durante la presentazione, a mio parere è il più importante. Perché serve alla nostra società, ad una società troppo comoda, troppo ferma, troppo passiva, che spera e basta; una società in cui pensare non va più di moda. Matteo Nucci ha l’abilità di rivalutare quello che agli occhi dei più sembra da scartare perchè  più complesso. In ogni ambito della vita è semplice aspettare, sperare, ma quello che è veramente vitale, anche se più difficile, è lasciarsi trascinare dal fluido di Eros, dalla disperazione, anche se fa paura. Repetita iuvant: è sempre più facile far scegliere gli altri al posto nostro. Ma così non possiamo dire di aver vissuto davvero.

Il mito è vivo, da 3000 anni; e allora possiamo dire che è ancora pervaso di Eros, un Eros che ormai da tempo ha colto Matteo Nucci, e che sicuramente è ciò che lo ha reso uno degli scrittori contemporanei più apprezzati. Perchè si legge tra le pagine de L’abisso di Eros, come anche in quelle delle Lacrime degli Eroi e di tutti gli altri testi firmati dall’autore, che questo fluido si è impossessato di lui, portandolo ad essere un autore fondamentale da leggere, per vari motivi. In primis per cogliere gli aspetti più nascosti della civiltà greca in un’atmosfera tutt’altro che pedante, che può appassionare tutti; in secundis, per cogliere da quei miti, da quei racconti così antichi le problematiche fondamentali della nostra vita attuale, problematiche che Matteo Nucci non dà mai per risolte, ma che cerca di comprendere. Il che lo rende non solo uno scrittore, non solo un esperto di miti e cultura antica, ma soprattutto un filosofo.

Così, la citazione di Euripide tratta dalle Troiane, che Matteo Nucci pone all’inizio del suo libro, ci sembra più filosofica che mai:

Non ama chi non ama per sempre

Una frase che oggi ci sembra quasi da link di facebook, una di quelle frasi fatte che pensiamo che si dedichino gli innamorati il giorno di San Valentino. Ma questo c’entra poco e niente: non ama chi non ama per sempre perchè lo squarcio di Eros ti cambia la vita, ti cambia dentro, cancella il tuo passato e ti fa scegliere un altro mondo. Quello della vita più autentica. Perchè, proprio come c’è scritto sulla copertina del libro, quando si viene sedotti, nulla sarà mai più come prima. E leggendo L’abisso di Eros lo capirete molto bene. 

Prossime presentazioni previste per L’Abisso di Eros:

18 novembre, Castello Sforzesco, Sala Weil Weiss, Bookcity Milano

Francesca Celani