Giornali italiani
29 novembre 2018   •   Raffaella Celentano

Giornali italiani: ecco come reagiscono alla crisi dell’editoria

«Il panorama editoriale mondiale è in fermento e ogni giorno registra novità e cambiamenti importanti. Ecco le strategie dei maggiori giornali italiani di moda per reagire alla crisi dell’editoria»

L’editoria e in particolare la carta stampata, non è un segreto, sono in forte crisi. Con l’avvento del digitale e delle nuove tecnologie sono sempre meno gli utenti che si affidano al buon vecchio giornale, preferendo di gran lunga le versioni digital delle maggiori testate italiane e internazionali. Urge, dunque, reagire a questa rivoluzione! E i giornali italiani si stanno adoperando in tantissimi modi diversi per far fronte alla crisi dell’editoria, sperimentando nuove strategie e offrendo nuove possibilità ai loro lettori.

Ma cosa significa, nello specifico, “crisi della carta stampata”? Vuol dire che la diffusione cartacea dei giornali italiani è calata drasticamente: basti pensare che nel 2016 si è registrato un calo del 10,3% rispetto al 2015 e di più del 33% rispetto al 2012. Questo ha portato, ovviamente, ad una leggera riduzione degli stabilimenti di stampa in Italia e alla chiusura di molte edicole, che nel giro di dieci anni sono passate da 40mila a meno di 30mila.

Fake News e Clickbaiting: le colpe della crisi

Il “colpevole” di tutto questo? Per molti non c’è dubbio, è stata colpa della rete e del digitale. In breve tempo, infatti, gli utenti non solo hanno preteso che tutti i giornali fossero online, ma che lo fossero anche gratuitamente. A rincarare la dose, poi, sono subentrati i colossi di internet, come Google e Facebook, che hanno monopolizzato la pubblicità online e dato la possibilità a tutti i loro utenti di improvvisarsi giornalisti, scrivendo essi stessi le notizie. Da qui siamo giunti al culmine della crisi con il fenomeno delle fake news o dei clickbait. Ancora, i giornali hanno iniziato a sfruttare (e il termine non è usato con leggerezza) autori e giornalisti freelance sottopagati, oltre che a intasare le proprie pagine con pubblicità invasive. Insomma, pare che il giornalismo non solo abbia perso i suoi lettori, ma pian piano sta perdendo anche la sua credibilità.

La soluzione a questa crisi non è facile da trovare o da mettere in atto. Molti vogliono favorire la digital transformation, altri invece auspicano ad un ritorno al passato cartaceo, altri ancora sono fautori di una commistione tra le due realtà. Ad ogni modo, i giornali italiani e stranieri stanno attuando strategie molto diverse tra loro al fine di uscire vincitori da questa crisi. Chi ha ragione? Solo il tempo ce lo dirà… Ma nel frattempo, diamo un’occhiata ai maggiori cambiamenti che stanno interessando la nostra editoria.

Elle Italia

Elle Italia è diventato settimanale: uno dei maggiori giornali italiani dedicato alle donne ha attraversato, negli ultimi mesi, un’importantissima rivoluzione. Il primo novembre ha debuttato in edicola e in digitale il primo numero di Elle nella nuova versione weekly. A guidare il magazine di Hearst Italia sarà Maria Elena Viola (direttore responsabile) con Antonella Antonelli (creative director), alle quali è affidata una redazione composta da più di 60 professionisti e che incorpora l’attuale redazione di Gioia.

Esquire Italia

Esquire Italia arriva in edicola: a partire dallo scorso 18 ottobre, il gruppo Hearst ha lanciato l’edizione italiana del celebre maschile, che a ottobre 2017 aveva fatto il suo debutto in rete. È un caso anomalo, quello di Esquire, il quale passa dal digitale al cartaceo in un periodo storico in cui moltissimi giornali italiani e stranieri stanno facendo esattamente il contrario. Il magazine, fondato negli Stati Uniti nel 1933, in Italia sarà un bimestrale, concepito come un vero e proprio pezzo da collezione.

Forbes Italia

Altro magazine statunitense importato in Italia e giunto nelle nostre edicole… Forbes Italia ha debuttato nell’estate 2017 con il suo sito web, e poi il 24 ottobre dello stesso anno con il primo numero cartaceo.  A guidare la versione italiana del giornale (fondato da Bertie Charles Forbes nel 1917) un gruppo di giovani giornalisti affiancati da collaboratori e specialisti dei social media. Infine, al fianco della redazione si alterneranno esperti di vari settori, riconosciuti dal mercato e da Forbes. Tutto ciò è stato pensato al fine di offrire un prodotto editoriale che vuole innanzitutto costituire uno strumento di trasmissione degli impulsi positivi.

Gioia

Il gruppo editoriale Hearst Italia ha deciso di chiudere il settimanale Gioia, fondato nel 1937. A partire da novembre 2018, infatti, Gioia non è più in edicola e la sua redazione è confluita in quella di Elle, altro colosso del gruppo editoriale che ha affrontato importanti cambiamenti.

Vogue Italia

Arriviamo al colosso della moda italiana, Vogue Italia, il mensile portato al successo da Franca Sozzani e ora diretto da Emanuele Farneti. Si tratta della rivista Vogue più influente al mondo dopo Vogue USA, diretto da Anna Wintour. Eppure, perfino l’intoccabile Bibbia della moda è stata interessata da significativi cambiamenti editoriali. Infatti, il gruppo Condé Nast, che già nel 2016 aveva chiuso Wired (ridimensionandolo a semplice sito web con sole quattro uscite cartacee l’anno), ha deciso di rivoluzionare la galassia Vogue, chiudendo le riviste Vogue Uomo, Vogue bambini, Vogue Sposa e Vogue Accessory.

Raffaella Celentano