federico bussolin
11 maggio 2018   •   Chiara Famooss

Federico Bussolin: «Il nuoto come miglior scuola di vita»

«Grazie al nuoto ho imparato quanto sia importante la dedizione, la caparbietà e la costanza nel raggiungere qualsiasi obiettivo ti ponga.» – Federico Bussolin

Federico Bussolin (pagina Facebook), classe ’90, è un nuotatore azzurro che ce la sta mettendo tutta per superare le difficoltà che una vita da sportivo può proporti, come i problemi alle articolazioni. Nel suo caso è la spalla a creare problemi e qualche dubbio sul suo futuro, ma la passione è tanta e l’esperienza nella vasca gli ha fortificato il carattere. Non possiamo che accompagnarlo speranzosi in questa sua ripresa.

Che ruolo ha il nuoto nella tua vita?
Il nuoto ha un ruolo decisamente centrale nella mia vita. A parte in quest’ultimo periodo, nel quale l’infortunio alla spalla mi ha costretto a rallentare, usualmente mi alleno in acqua due volte al giorno e, in aggiunta a queste sessioni in piscina, tre sessioni alla settimana in palestra. Tutto ruota attorno al nuoto: la dieta, gli orari di riposo e le ore di sonno. A questi livelli, la tua vita al di fuori della vasca deve essere correlata al meglio con le tue esigenze fisiche e mentali, per poter dare il massimo ed essere nelle condizioni ottimali per affrontare allenamenti sfiancanti e gare impegnative.

Come ti ha formato caratterialmente?
Credo fortemente che il nuoto, come lo sport agonistico in generale, sia la miglior scuola di vita che un ragazzo possa avere. Grazie al nuoto ho imparato a gestire le pressioni e le emozioni anche al di fuori dello sport; che possa essere un esame all’università, o una qualsiasi dinamica emozionalmente impegnativa. Grazie al nuoto ho imparato quanto sia importante la dedizione, la caparbietà e la costanza nel raggiungere qualsiasi obiettivo ti ponga. Specialmente durate il percorso scolastico, impari cosa voglia dire lo spirito di sacrificio. Vedi tutti i tuoi compagni e coetanei avere tanto tempo libero da dedicare a viaggi, feste o semplicemente la possibilità di spendere 3 mesi interi in vacanza, andando al mare o in qualsiasi altra parte. Per me, come moltissimi altri ragazzi, non sono mai esistite le “vacanze estive” come le concepiamo noi. Una volta finita scuola a giungo, iniziavano i cosiddetti “doppi”, nei quali entravi in acqua alle 8 del mattino, per poi tornare a casa a riposare, tornando alle cinque del pomeriggio per altre due ore di allenamento. Fino al termine della stagione, solitamente intorno a metà Agosto.

Qual è il successo che ricordi con più emozione?
Non ho un singolo episodio che ricordo con più piacere di altri. Sicuramente la medaglia di argento ai mondiali juniores è stata una bella dose di adrenalina e di carica, cosi come, pochi mesi dopo, la medaglia d’oro ai campionati europei juniores. Forse il successo che più mi ha suscitato più emozione è stata la qualificazione ai Campionati Europei del 2015. Nel 2010 decisi di smettere per un anno con l’attività, a fine 2011 volli ritornare ad allenarmi per gareggiare. Quella qualificazione fu la manifestazione di come tutti gli sforzi e gli impegni mi ripagarono.

La più grande delusione di Federico Bussolin.
Durante la stagione nella quale mi qualificai per gli Europei di Dicembre 2015, volli dare il tutto per tutto per tentare la qualificazione per le Olimpiadi di Rio 2016. Detti tutto me stesso durante ogni singolo allenamento, seguivo rigorosamente la dieta e l’integrazione necessarie affinché tutto fosse perfettamente ed impeccabilmente coordinato con l’attività. Purtroppo ebbi un paio di contrattempi, quali una brutta febbre di 2 settimane nel periodo clou della preparazione e qualche problema alla spalla che già si faceva sentire. Nonostante ciò, mi presentai al Trofeo 7 Colli di Roma in una forma pressoché perfetta, mi sentivo bene, mi sentivo forte. Feci la qualificazione del mattino nuotando molto bene, qualificandomi col secondo tempo dietro Laszlo Cseh, campione del mondo uscente. Era la mia occasione, sapevo che dovevo concentrarmi e dare il 200% per agguantare il tempo limite valido per la qualificazione per Rio. Durante la finale riuscii a rimanere in linea col tempo limite per 160 metri, quando le energie mi vennero a mancare totalmente per i restanti 40, pagando a caro prezzo il passaggio a metà gara troppo veloce, purtroppo i 200 delfino non perdonano una gestione di gara troppo incosciente. Toccai la piastra con un tempo discreto, ma non sufficiente. Fu li che mi resi conto che era finita, che ormai non c’era più nulla da fare. Probabilmente la più grossa delusione, in termini di emozione più negativa mai provata, fu in quella circostanza, senza dubbio.

C’è una figura a cui ti ispiri?
Non ho una specifica figura a cui mi ispiro, diciamo che ho più persone per più aspetti caratteriali a cui faccio riferimento.

Che problemi hai avuto con la spalla?
Purtroppo ho un problema causato dall’usura, ovviamente dettato dalla continua attività natatoria. Tecnicamente ho una lesione del tendine sovraspinoso e del cercine. Un problema abbastanza invadente, col quale è difficile convivere in uno sport come il nuoto.

Il sogno più grande di Federico Bussolin.
Per adesso, anche se sembrerà un obiettivo troppo a breve termine, spero vivamente che questo problema alla spalla possa risolversi nel migliore dei modi, evitando un’operazione che sancirebbe senza dubbio la fine della mia carriera. Ho ormai 28 anni e in uno sport come il nuoto mediamente si arriva ai 30 anni.

Un consiglio che daresti ai più piccoli.
Divertirsi. Il divertimento è uno dei motori più potenti per affrontare uno sport duro come il nuoto. Non mettete fretta ai vostri obiettivi, costruiteli con pazienza, passo dopo passo. Cercate di trovare un giusto equilibrio con tutto ciò che riguarda la vita extra natatoria, senza precludervi niente, ma nemmeno compromettendo la vostra preparazione.

Come è Federico Bussolin fuori dall’acqua?
Amo tutti gli sport. Sono molto curioso di provarne sempre di nuovi, compatibilmente col nuoto. Mi piace leggere e documentarmi sull’attualità e sull’economia. Mi sono laureato in economia aziendale l’anno scorso e non mi dispiacerebbe intraprendere una carriera in questo ambito in futuro. Per adesso cerco semplicemente di trovare una soluzione per questa spalla, con l’aiuto anche del mio gruppo sportivo militare Fiamme Azzurre, che ringrazio fortemente per la comprensione e per la continua disponibilità nel cercare di trovare un modo per risolvere il problema il prima possibile.

Chiara Famooss