camera pop
05 Ottobre 2018   •   Lavinia Micheli

Camera Pop, la mostra che colora Torino di Pop Art

«La Pop Art colora Torino con Camera Pop. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co. La mostra, che si terrà fino al 13 gennaio 2019 al Camera – Centro Italiano per la Fotografia, ospita più di 150 opere: quadri, fotografie, collage, grafiche che raccontano la storia d’amore fra fotografia e Pop Art. Una vera immersione nei favolosi anni ’60.»

Erano gli anni ’50, il principio della seconda metà, quando il pittore inglese Richard Hamilton decise di realizzare un’opera innovativa (apre Camera Pop) che raccontasse tramite immagini i cambiamenti che la società stava vivendo. Sulla scia del secondo dopoguerra, progresso e tecnologia erano le parole chiave di una crescita demografica impressionante: negli Stati Uniti si parlava di Baby Boom. Il ricambio generazionale prometteva di lasciarsi alle spalle le brutture del passato per creare un nuovo tipo di società, improntata alla ricerca del benessere sopra ogni cosa. Dal consumismo dilagante e la comunicazione diretta per immagini dei cartelloni pubblicitari, nasceva la Pop Art: un’arte di tutti, apparentemente leggera, che utilizzava il linguaggio dei mass media. Nuove divinità imperanti.

Ecco perché nel 1956 nasce Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing? L’opera che diventerà simbolo di questa nuova Arte del popolo e per il popolo. Il quadro, un vero e proprio collage, è la riproduzione di un appartamento decisamente realistico. Tra una confezione di prosciutto pronta per essere aperta, il logo della Ford posto sulla lampada, ed il cinema che si intravede dalla finestra troviamo due soggetti. Il body builder Irvin Zabo Koszewski e la modella pin-up di riviste erotiche Jo Baer incarnano perfettamente il mito dell’eccesso e dell’estetica che caratterizzano la società dei consumi.

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©Richard Hamilton by SIAE 2018. @Studio Esseci

Il visionario e l’attrice

“Ciò che è grande di questo paese è che l’America ha iniziato la tradizione per cui i consumatori più ricchi comprano per la maggior parte le stesse cose di quelli più poveri. Tu puoi vedere alla TV la pubblicità della Coca-Cola e sai che il Presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola e anche tu puoi bere Coca-Cola. Una Coca-Cola è una Coca-Cola e non c’è denaro che ti consenta di berne una più buona di quella che sta bevendo un barbone all’angolo.” Quando si pensa alla Pop Art si pensa a lui: l’eccentrico, inimitabile Andy Warhol. Presente a Camera Pop una delle sue opere più famose: il ritratto serigrafico di Marilyn Monroe, proposto in un portfolio di 10 immagini, nelle combinazioni di colori più varie.

Warhol rimase affascinato da una fotografia della bella diva dai capelli biondi, che la ritraeva in primo piano. La foto apparteneva alla pubblicità del film Niagara, del 1953. Il suo volto ben si prestava al nuovo fermento artistico, dove la comunicazione diventava soggetto. E cosa c’è di più immediato di un volto noto? Nel 1967, mentre il visionario di Pittsburgh coniugava fotografia ed arte, Marilyn moriva ma rimaneva eterna.

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© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018. @Studio Esseci

La macchina fotografica alleata dell’artista

In una società basata sull’ immagine, la fotografia riveste un ruolo fondamentale. La macchina fotografica diventa il prolungamento naturale dell’artista che dipinge con la luce l’immediatezza dell’effimero. Si crea per guardare. Grande spazio anche per la fotografia a Camera Pop. Ritorna Warhol con la sua Polaroid, ma anche tele come Divertiamoci di Mimmo Rotella che, nata come fotografia e riprodotta meccanicamente, rappresenta la realtà vista dal finestrino di un’automobile.

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© Mimmo Rotella by SIAE 2018. @Studio Esseci

La tela-diario

Fra gli altri italiani presenti alla mostra non poteva certo mancare colui che è considerato il padre della Pop Art romana, prima che italiana. L’irrequieto e sregolato genio della Scuola di Piazza del Popolo, Mario Schifano. “Un uomo di tipo sommariamente mediterraneo, se non arabo. In riposo il suo corpo, alto circa un metro e settanta, del peso di cinquantacinque chili, visto da angolazioni e distanze diverse, rivela anzitutto un languore felino, innocente ed attonito. Come un piccolo puma di cui non si sospetta la muscolatura e lo scatto”, secondo quel grande intellettuale che fu Goffredo Parise. Per Schifano la tela diventa un mezzo con cui sfogarsi e su cui annotare le proprie esperienze. Una valida alleata della macchina fotografica sempre presente e sempre importante.

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Fotografia di Fabio Mantegna ©Mario Schifano by SIAE 2018. @Studio Esseci

Camera Pop, una delle mostre più attese per l’autunno 2018, nelle parole del Presidente Emanuele Chieli, fa parte di “quelle mostre di indagine che intendono analizzare e approfondire un particolare momento storico attraverso lo studio di un movimento o di uno stile fotografico, illuminandone contemporaneamente l’aspetto artistico e quello sociale.” Coerente dunque con le precedenti mostre organizzate nella struttura, nata nel 2015 all’interno dell’ex Convento delle suore di San Giuseppe, realizzato fra il 1845 e il 1870, in cui fu aperta la prima scuola pubblica del Regno d’Italia. Lasciatevi inquadrare dall’obiettivo della storia.

Per ulteriori informazioni visita il sito ufficiale.

Foto Copertina: © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018. @Studio Esseci

Lavinia Micheli