Bud Spencer
22 novembre 2018   •   Snap Italy

Bud Spencer: 5 memorabili pellicole del gigante buono

«Si è spento 27 giugno del 2016 Bud Spencer, il re degli spaghetti western, un autentico mito per intere generazioni. Le sue memorabili scazzottate insieme all’amico Terence Hill resteranno per sempre una pietra miliare del nostro cinema. Ecco 5 film da (ri)vedere.»

Il gigante buono, l’omone barbuto che menava sganassoni a destra e a manca sempre insieme all’amico Terence Hill, la leggenda degli spaghetti western: questo era Bud Spencer, vero nome Carlo Pedersoli, nato a Napoli nel 1929 e morto il 27 giugno 2016 all’età di 86 anni. È stato un mito, la leggenda dell’eroe atipico che piaceva a tutti (a lui fu dedicata persino una statua), grandi e piccini e che nei suoi film, fatti di botte, risate e buoni sentimenti, si batteva contro le ingiustizie e per la difesa dei valori tradizionali. Ben tre generazioni sono state conquistate dai suoi film e da ciò che rappresentavano, e a dimostrarlo la folla immensa riunitasi in Piazza del Popolo a Roma per l’ultimo saluto: lunghi applausi, le note in sottofondo della colonna sonora del film …altrimenti ci arrabbiamo! e perfino un grande striscione con su scritto “Adesso vedrai che anche gli angeli mangiano fagioli”.

In coppia con Terence Hill

Campione di nuoto, ex atleta olimpico, pilota di elicotteri ma anche musicista, Bud Spenser (nome ispirato a Spencer Tracy e alla birra Bud), è da tutti ricordato come un grande attore il cui nome è da sempre accoppiato a quello di Terence Hill, con il quale ha condiviso una carriera sbalorditiva lunga e poliedrica di film popolari, a partire dalla serie di film Trinità, un genere di spaghetti western atipico, diventati veri e propri cult, tanto da trasformare entrambi in stelle internazionali amatissimi in tutto il mondo. La fortuna di Bud Spencer fu infatti quella d’incontrare il regista Pino Colizzi, che vide in questo ormone barbuto una scommessa su cui puntare: insieme a Mario Girotti, al secolo Terence Hill, lo scritturò per il primo film Dio perdona…io no del 1967 e I quattro dell’Ave Maria dell’anno dopo, lanciando di fatto una coppia che di lì a poco sarebbe diventata memorabile.

Il sodalizio tra i due dà vita ad un duo che dagli anni ’70 in poi si imporrà sempre di più nel panorama cinematografico italiano: totalmente diversi l’uno dall’altro sia nell’aspetto che nell’attitudine, Bud Spencer e Terence Hill divennero ben presto gli attori nazional-popolari di maggior successo del dopoguerra. I film della coppia sono caratterizzati da dialoghi al limite dell’assurdo, battute geniali, una recitazione semplice ed incisiva e soprattutto le immancabili scazzottate con rumori ampliati all’inverosimile: lungometraggio dopo lungometraggio, i due hanno costruito una carriera che sarebbe durata ben quarant’anni.

È davvero arduo dire quale personaggio interpretato da Bud Spencer sia il più epico, o quale battuta più iconica, ma ora con la sua triste scomparsa è quasi naturale ripercorrere alcuni dei suoi più grandi successi, per poter ridere ancora una volta. Ecco quindi 5 grandi pellicole dell’attore napoletano, 5 capolavori di genere da riguardare o per i più giovani da scoprire.

Quando si parla di Lo chiamavano Trinità, si ha a che fare con qualcosa che è molto di più di un film, ma piuttosto un’opera che è diventata parte integrante della cultura popolare del nostro paese. Dopo le precedenti collaborazioni a partire dagli anni ’60, Bud Spencer e Terence Hill si ritrovano di nuovo insieme in questa pellicola del 1970 diretta da Enzo Barboni (in arte E.B. Clucher), un western all’italiana in versione comica (si è parlato spesso del sottogeneri di fagioli western) considerato un classico del cinema italiano, uno dei più bei film comici mai visti, un vero e proprio cult per gli amanti del genere e non solo.

Sarà con questo film che Bud Spencer e Terence Hill daranno vita all’immagine dei due personaggi sui cui costruiranno gran parte della loro carriera, quello del grande e grosso burbero e quello dell’agile e maldestro playboy. In questo film Terence Hill è Trinità, un vagabondo del West, criminale pigrissimo ma a suo modo nobile, mentre Bud Spencer è suo fratello Bambino, un ladro di bestiame diventato per caso sceriffo di una ridente cittadina: i due, soprannominati “la Mano Destra e Sinistra del Diavolo”, sono sì fratelli, ma molto diversi tra loro, legati da un rapporto di amore e odio, antieroi, fannulloni e mascalzoni ma dal cuore d’oro. Accomunati da un certo gusto per le risse, i due pur non andando d’accordo, finiranno per unire le forze nel tentativo di proteggere una comunità di mormoni da un criminale latifondista interessato a sfruttarli.

La storia è una parodia degli spaghetti western, un genere che negli anni ’70 era ormai sul viale del tramonto, ma che grazie a questo mix di commedia, azione e satira riuscì a rigenerarsi, sostituendo alle cruente sparatorie le più divertenti scazzottate, vero e proprio marchio di fabbrica della coppia. Ma oltre alle risse e al famosissimo sonoro enfatizzato al massimo, di Lo chiamavano Trinità si deve ricordare anche la splendida colonna sonora di Franco Micalizzi (ripresa anche da Quentin Tarantino per il suo Django Unchained), la regia fluida, dinamica e perfettamente coreografata, ma anche l’acuta e geniale sceneggiatura, i dialoghi diventati ormai iconici, la miscela di location tipiche del genere western e di situazioni proprie della commedia all’italiana. Lo chiamavano Trinità è una trave portante sia della nostra cultura popolare, ma anche un successo internazionale, che il tempo non è riuscito minimamente a scalfire. Il sequel …continuavano a chiamarlo Trinità dell’anno dopo fu nuovamente un successo e riuscì ad affermare ulteriormente una delle coppie più celebri del cinema italiano. Nonostante il suo essere datato, Lo chiamavano Trinità è un film che non smette mai di appassionare e divertire, ma che anzi con gli anni diventa ancora più un capolavoro.

Nella New York degli anni ’30 troviamo Charlie Smith (interpretato da Bud Spencer), un lottatore di wrestling, e Sonny Abernati(Giuliano Gemma), un ex venditore di gelati che lavora come inserviente in una palestra. Entrambi sognano di fare soldi nella Grande Mela e per riuscirci pensano bene di mettersi al servizio di un boss della criminalità organizzata, detto “Sorriso”. I due amici però sono troppo teneri, e non hanno abbastanza fegato per eseguire i compiti che vengono loro affidati, e così quando Sorriso se ne accorge i due sono costretti a ricorrere a mali estremi pur di difendersi. Questa la trama di Anche gli angeli mangiano fagioli, un film del 1973 in cui Bud Spencer viene di nuovo diretto dal regista Enzo Barboni, stavolta però senza il fidato compagno Terence Hill.

Dopo la saga di Trinità, Enzo Barboni continua con la parodia, stavolta passando dal western al gangster movie dell’America della Grande Depressione (l’allusione al Padrino, uscito l’anno prima è evidente), senza però cambiare la formula di base: due mascalzoni dal cuore d’oro che cercano di combattere le ingiustizie a suo di cazzotti, gag e buon sentimenti. Bud Spencer si prende una pausa dal suo socio e amico per fare coppia con un’altra grande icona del cinema italiano; Enzo Barboni infatti lo affianca a Giuliano Gemma che risulta essere un ottimo sostituto di Terence Hill, anche lui atletico, belloccio e dalla battuta pronta. Bisogna essere sinceri, il risultato non è proprio lo stesso, e l’alchimia tra i due a volte risulta essere una pallida imitazione della coppia originale, però nel compenso il film diverte moltissimo e in maniera disimpegnata, la messa in scena è, come sempre nei film di Barboni, geniale e scanzonata, e la trama, seppur non originalissima, è ammiccante nella sua semplicità. E poi ci sono le immancabili scazzottate e quelle sono una garanzia.

Piedone lo sbirro è forse il film più riuscito della carriera solista di Bud Spencer, tanto da aver generato ben tre sequel (Piedone a Hong Kong, Piedone l’Africano e Piedone d’Egitto), nonché una parodia vera e propria (Piedino il questurino con Franco Franchi). Uno dei più grandi film diretti da Steno, al secolo Stefano Vanzina, che nel 1973 mette in scena una commedia che si basa sul genere poliziottesco all’italiana, molto di moda negli anni ’70. Ambientato a Napoli, la trama ha come protagonista un burbero ed enorme commissario di polizia, Rizzo, soprannominato Piedone proprio per la sua stazza. Bonario e dai metodi poco ortodossi, il personaggio interpretatao da Bud Spencer è alle prese con le indagini su un grosso giro di droga che si sta diffondendo in città. Da sempre poco rispettoso delle regole ufficiali (famoso il suo gancio destro come metodo “preventivo” coi criminali), Rizzo si fa strada verso la verità tramite dei contatti con la camorra, ma i suoi metodi alternativi lo porteranno ad essere sospeso dai suoi stessi superiori e a dover continuare a modo suo la caccia ai colpevoli.

Assoluto protagonista di questa pellicola è ovviamente Bud Spencer, che però stavolta regala un’interpretazione più cupa ed introspettiva rispetto alle avventure con il compagno Terence Hill: merito forse anche delle tematiche più seriose del solito, come lo spaccio di droga, la delinquenza ed il degrado, tutti elementi che fanno parte del genere del poliziesco di quegli anni. Non manca però la consueta ironia tipica della commedia rivolta alle famiglie, oltre poi alle consuete armi alle quali l’omone Bud ci ha da sempre abituati, ovvero pugni e sganassoni al posto di pistole e manganelli. Insomma un film fatto di buoni sentimenti, botte, situazioni comiche, ma stavolta anche tragiche e di attualità, che lo rendono a tutti gli effetti un titolo da recuperare.

“Bo..bo..bo..bo…” cantava Bud Spencer in una delle scene più iconiche e memorabili di …altrimenti ci arrabbiamo!, film record d’incassi nel 1974, diretto da Michele Fondato e settima collaborazione dell’attore con l’amico Terence Hill. Non c’è niente da fare, meglio uniti che separati, e in questo film la coppia Bud Spencer e Terence Hill regala alcune delle scene che sono entrate nell’immaginario collettivo di intere generazioni. …altrimenti ci arrabbiamo! è senza ombra di dubbio il film più famoso della coppia, sicuramente il più riuscito ed il più equilibrato, merito anche di una sceneggiatura solida e ben articolata, nonché di un cast ricco e variegato, oltre ovviamente al marchio di fabbrica dei cazzotti e delle risate, che però stavolta non sono l’unico fulcro della vicenda. La pellicola vede i due attori interpretare Ben e Kid: il primo è un corpulento meccanico, il secondo un egocentrico camionista. I due, dopo un’avvincente corsa vinta a pari merito, devono dividersi il premio che consiste in una bellissima e fiammante Dune-Buggy rossa. Per scegliere il vincitore, Ben e Kid decidono di sfidarsi ad una gara nella quale chi mangerà più salsicce avrà vinto. Ma durante la sfida, in un bar vicino al Luna Park, irrompono gli uomini del Capo, uno speculatore edilizio che vorrebbe costruire in quella zona un immenso grattacielo. Durante la rissa con gli sgagnozzi del criminale, la Dune-Buggy viene distrutta: a questo punto Ben e Kid inizieranno una personale guerra a distanza col boss finchè quest’ultimo non restituirà loro una nuova vettura.

Uno degli elementi iconici del film è sicuramente l’irresistibile motivetto musicale che porta il nome della macchina attorno a cui ruota la storia, una colonna sonora divenuta poi tormentone firmato dai fratelli Guido e Maurizio De Angelis (in arte gli Oliver Onions). Per non parlare della stessa macchina protagonista, la Dune-Buggy, che grazie a questo film ottenne all’epoca un successo mondiale. Ma oltre a questi dettagli la forza del film di Fondato è da ricercare nell’ormai inossidabile alchimia dei suoi due protagonisti, che in questa pellicola raggiungono davvero vette altissime di comicità. Le scene cult sono numerosissime, come l’iniziale rissa al bar, la lunga corsa motociclistica oppure ancora il famosissimo coro dei pompieri: gag irristibili supportate da una trama ispirata e spassosa, dai soliti effetti sonori da fumetto e da una buona dose d’azione. Di sicuro una perla della coppia Spencer-Hill, da recuperare assolutamente.

Ennesima incursione da solista per Bud Spencer, diretto nuovamente dall’amico Steno che lo aveva già diretto nella serie poliziesca dedicata a Piedone lo sbirro. Questa volta Bud Spencer si cala con la sua solita sorniona ironia in una commedia avventurosa dai toni esotici ma pur sempre dallo stile italianissimo. Banana Joe è un gigante buono che in un meno identificato Brasile lavora come commerciante di banane, principale ricchezza del luogo, e lo fa in totale armonia con la popolazione indigena, che lo adora per la sua generosità e semplicità. Questo piccolo paradiso viene però turbato dall’arrivo di una banda criminale che mira a commercializzare in maniera massiva le banane, spezzando la piccola catena del commercio di Banana Joe e dei suoi amici. Ma il nostro protagonista non è affatto d’accordo, e quindi fra scazzottate, avventure sentimentali e missioni militari, riuscirà ad impedire l’avvento dell’industrializzazione, capeggiando una piccola e pacifica rivolta all’insegna dei diritti dei più deboli.

A prima vista potrebbe sembrare il solito film col solito clichè dell’omone che a suon di schiaffoni difende i deboli dai soprusi, e in un certo senso è così. Ma stavolta ci sono diversi elementi aggiuntivi che rendono la pellicola interessante sotto altri punti di vista: la tematica dell’ambiente, del razzismo, dell’ecologia, della contrapposizione tra vita salutare e avvento dell’industria fanno di Banana Joe un film che è piuttosto una favola carica di significato, consigliabile soprattutto alle famiglie ed anche ai bambini, che attraverso l’eroe grande e grosso possono imparare qualche lezione di vita. Ora non bisogna azzardare a definire il film un’opera impegnata, ma piuttosto una commedia divertente e senza troppe pretese, sebbene più profonda del solito. Bud Spencer qui interpreta forse uno dei suoi personaggi più riusciti, e Steno riesce perfettamente a non far sentire la mancanza di Terence Hill, nonostante siano presenti le solite ed amatissime risse e scazzottate formato famiglia, nonché l’ormai solita firma musicale dei frateli De Angelis (indimenticabile in particolare la canzone dei titoli di testa, vero asse portante dell’intero film). Banana Joe è un film genuino che a distanza di anni fa ancora ridere proprio per questa sua semplicità che ormai sembra essersi persa per sempre: in fondo non servono battute troppo cervellotiche per far ridere ed è proprio questa autenticità a dare una marcia in più al film, ponendolo senza dubbio tra i più divertenti e particolari dell’attore napoletano.

Che sia stato in coppia con Terence Hill (i due hanno girato insieme ben 18 film) o da solo, Bud Spencer ha contribuito alla creazione di una delle stagioni cinematografiche più floride del nostro paese, dalla serie degli spaghetti western fino all’avventura comica. Con la sua scomparsa si è chiuso uno dei sodalizi più amati della storia del cinema nostrano, e anche se ormai da tempo non recitavano più insieme, Bud Spencer e Terence Hill rimarranno sempre una delle coppie comiche più inossidabili, e dopo di loro pochi duetti sono stati all’altezza. La loro forza stava nella loro diversità, sia fisica che dialettica, e la scintilla che faceva scattare la risata non era da ricercare nei pugni, nei calci e negli schiaffoni, ma proprio nella coesistenza delle loro differenze. Una coppia che nel 1999 fu addirittura inserita al primo posto tra gli attori italiani più famosi al mondo secondo la popolare rivista americana Time, e che nel 2010 ha ricevuto il David di Donatello alla carriera.

“Bud ogni volta che ci vedevamo o che mi invitava a mangiare gli spaghetti a casa sua mi ricordava che non avevamo mai litigato, e la ragione era che ci rispettavamo, ci volevamo bene e insieme ci divertivamo”, queste le parole di un Terence Hill commosso ma anche sereno nel ricordare con gioia il compagno di una vita durante i funerali che si sono tenuti alla Chiesa degli Artisti di Roma. E ha aggiunto: “con Bud c’era la gioia e so già che quando ci rincontreremo le prime parole che mi dirà saranno – noi non abbiamo mai litigato! -”. Con Bud Spencer se ne va un pezzo di storia del nostro cinema, ma resta vivo il suo ricordo e non solo attraverso i suoi film, ma anche grazie alla sua vita, caratterizzata da momenti in cui ha saputo farsi amare da tutti, entrando nelle case degli italiani e diventando quasi uno di famiglia, che si chiamasse Piedone, Banana Joe o Bomber.

Serafina Pallante