Alessandro Fabian
08 maggio 2018   •   Snap Italy

Alessandro Fabian: «Triathlon tutta la vita!»

«C’è poco da fare, gli errori che ci accadono nell’arco della nostra vita sono quegli insegnamenti che ti permettono di ritrovare la careggiata giusta su cui eri prima di perderti». – Alessandro Fabian

Padovano, classe ’88, Alessandro Fabian (pagina FB) è una delle punte di diamante della Federazione Italiana Triathlon (FITRI). Con un agonismo fortemente eclettico l’azzurro esprime sempre il massimo di se stesso in tutte tre le discipline. Grinta e resistenza. L’atleta poliglotta è in costante crescita, sia umana che agonistica. Le emozioni, le riflessioni, i pronostici sul futuro imminente, la sua filosofia di vita. Questo e tanto altro nell’intervista a Alessandro Fabian, triatleta dal cuore e dal palmares d’oro.

Come è iniziato il tuo percorso nel mondo del triathlon?
Il mio percorso è iniziato nel 2005. Approdato in questo mondo, dopo diversi anni da agonista nel nuoto, ho cominciato con le prime avventure nel circuito giovani per poi man mano scalare le vette nazionali ed internazionali. Le difficoltà in genere sono sempre state le sfide con me stesso.

Resistenza, tenacia e versatilità. Il triathlon è questo e tanto altro. Che parole utilizzerebbe Alessandro Fabian per descrivere questa disciplina?
Io paragono il triatleta al “poliglotta”, persona capace di tirare fuori dal cappello la parola esatta al momento esatto nella lingua più adatta: a partire da tre discipline completamente differenti con movimenti differenti, di fronte a imprevisti di ogni genere, (foratura, gestione dello sforzo e quant’altro) il triatleta sa adattarsi a qualsiasi sfida che la gara gli pone di fronte.

Quel 10° posto a Londra 2012, la tua prima Olimpiade. Il 14° a Rio, nonostante l’impeccabile performance agonistica. Qualche pronostico per Tokyo 2020?
Due Olimpiadi in due continenti diversi venendo da due strade diverse con esperienze molto contrapposte che mi hanno portato ad un risultato simile. La terza Olimpiade sarà in un continente ancora diverso, dopo una strada ancora differente: spero non mi porti sempre allo stesso punto.

Nuoto, ciclismo e corsa. Modi diversi per raggiungere lo stesso obiettivo: il traguardo. In quale delle tre discipline Alessandro Fabian investe di più?
In termini di tempo investo di più nel ciclismo anche se sento che la mia solidità va consolidata giorno per giorno in tutte e tre le discipline. Mi rifaccio sempre alla natura perché lei sa cosa fare e detta regole precise, lei non ha mai fretta e scandisce bene i tempi con tutto ciò che ci circonda. Per un atleta diventa fondamentale proprio questo, non essere frettoloso, scandire allenamento per allenamento e con grande pazienza costruire la propria performance mattoncino su mattoncino.

Feuerbach diceva “Siamo quello che mangiamo”. La qualità ancor prima della quantità. In cosa consiste la dieta di Alessandro Fabian?
Sagge parole! La mia dieta consiste esattamente in questo, nella qualità prima di tutto, anche se non posso tralasciare l’aspetto della quantità. L’alimentazione è un mondo che mi affascina molto perché mi piace provare e sperimentare su me stesso. È un po’ come quando scegliamo la benzina migliore per la nostra macchina. Da quando sono diventato tendenzialmente vegetariano (anche se non tralascio il pesce), ho notato come il mio corpo reagisce in maniera più efficace.

Ciò che io ripeto molto spesso alla questione alimentazione è che non c’è una legge ideale che vada bene per tutti, ognuno ha il suo equilibrio, la sua sensibilità e su questo può lavorarci e costruirsi la miglior dieta. Logicamente aiutato da esperti. Non ultimo, è necessario informarsi sempre su cosa si mangia, leggendo gli ingredienti e imparando a scegliere i cibi di qualità, dietro al prezzo più economico ci sta quasi sempre qualità scadente. Per saperne di più su questo tema suggerisco di leggere il libro Siete pazzi a mangiarlo (ed. Piemme) in cui si raccontano aneddoti ed esperienze di un manager nel mondo del food. Quello che emerge é davvero “pazzesco”…

Il 2017 è stata un’ottima annata. Il titolo italiano assoluto su distanza olimpica e su quella sprint e il fantastico 4° posto all’Ironman 70.3 di Pescara sono solo due delle tante imprese che hai inciso sul tuo curriculum agonistico.
È stata un’annata bella e divertente allo stesso tempo. Hanno una buona rilevanza i risultati ma sono solo una parte di un 2017 che mi ha donato più equilibrio e soprattutto mi ha permesso di ritrovare il “bambino Alessandro” che negli ultimi anni avevo nascosto. C’è poco da fare, gli errori che ci accadono nell’arco della nostra vita sono quegli insegnamenti che ti permettono di ritrovare la careggiata giusta su cui eri prima di perderti. Quindi potrei esultare con un #Vivalavita!

Chi si ferma è perduto. Questo vale nel triathlon come anche in molte altre discipline in cui la resistenza è un requisito fondamentale. Ma cosa dici a te stesso quando, nel corso di una competizione, il fisico sta per cedere ma manca ancora tanto al traguardo?
È proprio vero, chi si ferma è perduto. Infatti associata a questa frase mi viene in mente la famosa citazione di Einstein, secondo cui la vita è come la bicicletta: “se vuoi stare in equilibrio devi muoverti”. Ed è proprio vero, perché se vuoi arrivare al traguardo devi stringere i denti e motivarti, soprattutto quando sei in crisi nera, quando la tua mente fa di tutto per ostacolarti e tenerti nella zona di comfort. Quindi devi trovare degli escamotage per cercare di superare quel blackout e spremere tutto ciò che hai fino alla fine. In quei momenti ciò che può aiutarti è procedere per piccoli step, focalizzarti su ciò che hai fatto e sul gesto tecnico senza fissarti troppo sulle difficoltà che il corpo ti fa percepire. Cosa assai difficile!

D’improvviso torni adolescente e ti ritrovi davanti alla scelta dello sport che ti accompagnerà per il resto della tua vita. Triathlon sì o triathlon no?
Triathlon tutta la vita! Le possibilità che mi ha donato questo sport sono infinite. Dalla scoperta della singola disciplina alle avventure che mi ha fatto vivere. Dai posti in cui mi sono allenato alle gare a cui ho partecipato. Dagli atleti che ho potuto incontrare sul mio cammino alle persone che mi hanno aiutato ad arrivare fino a qui. Dalla persona che ero quando timidamente mi approcciavo a questo sport alla persona che sono ora. Diciamo che il triathlon è stata un’occasione per aiutarmi a crescere e a diventare una persona più consapevole.

Teoricamente parlando non esistono sport “minori” o “maggiori”. Nella loro essenza sono tutti sullo stesso piano. Eppure i numeri annoverano il triathlon fra quelli meno popolari. Dove pensi risieda la causa di questo dato?
Non credo sia uno sport tra i meno popolari, per il semplice fatto che ormai è quasi un must per chi ha avuto già esperienze sportive ma vuole cambiare. Capita di cimentarsi in più discipline nella nostra carriera sportiva e alla fine il triathlon diventa la meta finale. Ora con l’avvento dei social credo che anche gli sport “minori” abbiamo l’opportunità di ricavarsi il proprio spazio e di crescere, perché la loro popolarità dipenderà anche dalle persone in modo diretto e non più solo dai media.

Dove si vede fra 5 anni Alessandro Fabian?
Non ne ho la più pallida idea, probabilmente a continuare ad allenarmi per migliorarmi, ma di certo dovunque sia mi vedo con un bel sorriso stampato sulle labbra a godere di ciò che sto vivendo.

La Cy Laser, azienda che produce impianti laser in fibra ottica, è la nuova sponsorship che ti accompagnerà fino a Tokyo 2020. Quanto è importante raggiungere un’ottima sinergia con il proprio sponsor in termini di risultati agonistici?
È importantissimo trovare la giusta sinergia perché purtroppo non abbiamo le capacità di creare tutto da soli, quindi, diventa indispensabile trovare le persone giuste che credono in te e che ti aiutino ad arrivare dove vuoi. Perché dopotutto le aziende sono create da persone e sono coloro con cui condividerai il percorso fino alla fine. A questo proposito ringrazio Stefano, Martina e Federico di Cy Laser per aver creato le basi per una collaborazione vincente.

Elisa Malomo