Cortometraggi Italiani: il grande cinema racchiuso in pochi minuti

10 gennaio 2017 • Spettacolo • Di: • Visto: 2074

“Per definizione un “Cortometraggio” è un’opera cinematografica della lunghezza massima compresa tra i 15 e i 30 minuti.”

Dagli anni ottanta tutto il cinema europeo e mondiale si è affascinato a questa dimensione cinematografica.  Ma anche in Italia sempre più attenzione viene data ai cortometraggi. Il “piccolo cinema” attira l’attenzione di molti, i grandi registi affermati che sfidano le proprie capacità e creano piccoli capolavori, e i più giovani che spesso utilizzano questo formato per provarsi e testare la loro bravura, spesso partecipando ai moltissimi festival e concorsi dedicati.
Tantissimi sono gli eventi, tantissimi sono i registi, e tanti gli ottimi risultati. Forse uno dei festival più conosciuti per provare a mettersi in gioco è il 48h Film Project che con la sezione Italiana da la possibilità ai vincitori di partecipare al Filmpalooza e di proiettare il proprio progetto nella sezione Court Métrage del Festival di Cannes; il Tuscany Web Fest a Luglio; ad Aprile il Lucca Film Festival; Il Giffoni Film Festival dedicato ai film per ragazzi e Festival Internazionale Film Corto “Tulipani di Seta Nera” dedicato alle diversità.
Volendo fare una piccola selezione tra i migliori cortometraggi italiani girati fin ora ho deciso di sceglierne alcuni, cinque piccole meraviglie.

  • Piccole cose di valore non quantificabile

Tra i cortometraggi italiani eccone uno del 1999, scritto e diretto da Paolo Genovese e Luca Miniero, con Fabrizia Sacchi e Gianni Ferreri. Il corto ha ricevuto molti premi, tra questi il premio della critica al Genova Film Festival e quello come migliore attrice protagonista al Fano Film Festival a Fabrizia Sacchi. In dieci minuti ci troviamo davanti ad un dramma, affrontato in maniera geniale. Una donna si reca di notte in un comando dei carabinieri per denunciare un furto, le sono portate via piccole cose di valore non quantificabile, l’amore, i sogni, le carezze. Dall’altra parte della scrivania un brigadiere raccoglie la sua deposizione. Una metafora di un dolore straziante, una donna incapace di dichiararlo, incapace di vederlo, lo porta dentro e lo racconta con gli occhi, colmi di sofferenza e paura.

Per vederlo potete cliccare qui.

  • La prima legge di Newton

Una produzione del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma,  un film di Piero Messina. Viene premiato con una menzione speciale al Festival del Cinema di Roma nel 2012 all’ interno della sezione Prospettive Italia. “Un corpo permane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme a meno che non intervenga una forza esterna a modificare tale stato” , questa la prima legge di Newton che riesce a farci penetrare nel significato più profondo del corto di Messina. L’amore e la terza età, un destino che ha allontanato i due protagonisti e che per un “caso” (che chiameremo amico), li unisce di nuovo. Un amore vissuto senza paura e senza superficialità, una scena d’amore piena di coraggio e poesia. Assolutamente da vedere.

  • Bellissima

Cortometraggio di Alessandro Capitani, vincitore del David di Donatello come Miglior Cortometraggio è tra i 5 cortometraggi italiani da vedere. Scritto dallo stesso Capitani e da Pina Turco, ha una potenza tale dei dialoghi che riesce perfettamente nel suo intento nonostante sia girato in una sola piccolissima location. Ci parla di Veronica, una ragazza come tante, derisa per la sua obesità durante una serata in discoteca. In molte interviste lo stesso Capitani, ci parla della sua scelta, delle sue chiavi di lettura. Una che fa luce sall’interazione che i social hanno cambiato. A simboleggiarlo l’incontro dei due protagonisti, che si parlano, che flirtano, senza vedersi, divisi come sono dalle pareti e della porte del bagno. Una seconda è incentrata sulla difficoltà dell’accettare il proprio corpo, specialmente tra i giovani, accecati dal mito della perfezione, dal mito della bellezza, della popolarità e dal mondo dello spettacolo. Un pò come la Bellissima di Luchino Visconti, capolavoro del 1951 con Anna Magnani.

Il primo lavoro di Donatella Altieri come regista, rientra tra i cortometraggi italiani che più mi hanno colpito, ha le sue origini nel libro della Genesi e in una Fiaba tramandata oralmente. Con Roberto Herlitzka e Alberto Rubini vince il premio Michelangelo Antonioni per il miglior cortometraggio al BIF&ST. Un uomo, oramai anziano, torna nel suo paese natale. Nel cuore ha un dolore grande, quello per la perdita dell’amata figlia. L’incontro con un bimbo, con il suo vecchio amico e con le tradizioni locali legate al lutto lo aiuteranno a superare il momento del dolore silenzioso ed a riaprirsi alla vita.

  • Pollicino

Per ultimo un piccolo gioiellino scritto e diretto da Cristiano Anania. La prima volta l’ho visto proiettato proprio al Festival Tulipani di Seta Nera e ebbe un gran successo in sala e vinse in quell’edizione il premio al Miglior Attore. Una storia semplice, ma molto toccante. Un malato di Alzheimer che cerca di compiere azioni quotidiane senza perdere la via di casa, una piccola odissea con protagonista Christian Marazziti. In concorso al David di Donatello e al Globo d’Oro nel 2012, ha vinto moltissimi premi, anche stranieri.

Micol Gaia Ferrigno

 

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