Simone Di Crescenzo
14 novembre 2018   •   Cecilia Gaudenzi

Simone Di Crescenzo: Il maestro si racconta

«Simone Di Crescenzo è un talento nostrano della musica classica. Il 22 novembre debutta a Vienna per il Friday Nights with Yury Revich. Per scoprirne di più abbiamo intervistato il maestro!»

Simone Di Crescenzo (Profilo Instagram) aveva solo 4 anni quando ha cominciato a studiare pianoforte e da allora non ha più smesso. Interesse e curiosità alla base di tutto. La musica ha accompagnato tutta la vita di Simone Di Crescenzo che non potrebbe mai immaginarne una senza. La musica classica è dedizione, impegno e amore. La forza per intraprendere questo percorso il maestro l’ha presa prima di tutto da se stesso, fortemente determinato e in gran parte dalla sua famiglia che lo ha sempre sostenuto. L’Italia per lui è la culla dell’arte e della cultura, capitale mondiale della musica per diversi secoli ma oggi è forte più che mai il bisogno di ricordarsene e tornare ad investire su ciò che vale piuttosto che in ciò che appare. Come dargli torto?

Il debutto al Friday Nights

Il 22 novembre il maestro Simone Di Crescenzo debutterà al Friday Nights with Yury Revich, principale progetto di My Arts, Association for Cultural Support, un’organizzazione no profit transdisciplinare che promuove e connette le giovani personalità artistiche e creative a livello nazionale ed internazionale.
 Lo scopo del progetto è lo sviluppo di un nuovo format per eventi, una collaborazione sinergica e dialogica tra musica, arte figurativa, teatro, danza e moda con l’obiettivo di aprire nuove prospettive attraverso le quali poter “ascoltare l’arte” e “vedere la musica”.

Dreamland è il luogo di incontro di My Arts e Unicef, due realtà che dal 2017 collaborano mettendo la musica, la danza e l’arte al servizio di un ambizioso obiettivo: un mondo senza guerre carestie e sofferenze, ma con prospettive di un radioso futuro per molti bambini. Simone Di Crescenzo suonerà, per l’occasione al fianco di grandi nomi del panorama artistico-musicale internazionale, alcuni estratti da Kinderszenen op. 15 di Robert Schumann. L’opera del compositore tedesco, intitolata Scene d’infanzia, rivela un lato nostalgico e fanciullesco, tematica in linea con il colore e con le suggestioni della serata, interamente dedicata al benessere dei bambini. L’esecuzione del Maestro sarà arricchita dalla performance di Action Painting di Simona Atzori, eclettica artista italiana.

Durante il suo secondo intervento Simone Di Crescenzo accompagnerà la star dell’opera Sumi Jo in arie di Bellini e Lehár. Il concerto si concluderà con l’esecuzione delle variazioni sul tema mozartiano Ah vous Diraj-Je Maman, tratte dall’operá-comique Le Toréador, composta nel 1849 da Adolphe Adam ed interpretate in questa occasione dal Soprano Sumi Jo, dal violinista Yury Revich e da Simone Di Crescenzo al pianoforte. Un trio di artisti che si riunisce sul palcoscenico viennese del Theater an de Wien, dopo i successi ottenuti a Firenze lo scorso marzo per le celebrazioni rossiniane. In questa intervista il maestro Simone Di Crescenzo ci racconta i dettagli dell’iniziativa e il suo percorso musicale.

Simone Di Crescenzo, il 22 novembre debutti a Vienna per Friday Nights with Yury Revich. L’evento si preannuncia unico nel suo genere, cosa ci aspettiamo?
Sì, è una serata particolare, in cui diverse forme di spettacolo come la musica, la danza, la recitazione e le arti performative si uniranno insieme. L’intento è quello di creare un “concerto delle arti” unico nel suo genere, ed offrire al pubblico un’esperienza multisensoriale.

Da quanto tempo ci lavorate?
Ci lavoriamo da diversi mesi ed in particolar modo Yury Revich, che è il direttore musicale del progetto, ha ideato anche una mise en scene per la serata, in collaborazione con il regista Benoit Benichou.

Dreamland è il luogo di incontro di My Arts e Unicef. Quando hai deciso di sposare la causa?
Yury Revich mi ha proposto di prendere parte a questo spettacolo all’inizio dell’estate e ho accettato con grande piacere.

Cosa vuol dire per te, come artista e come persona, prendere parte a un evento del genere?
Vuol dire prima di tutto partecipare ad una nobile causa, quale quella di contribuire ai progetti di Unicef attraverso la musica e in secondo luogo entrare a far parte di un spettacolo unico e in cui credo molto, ovvero la commistione fra musica ed altre forme di espressione artistica. Credo che sia un format che dovrebbe trovare molto spazio nella nostra era e dovrebbe essere importato anche in Italia, per tutto ciò che questo Paese rappresenta per il mondo della cultura e dell’arte.

Facciamo un salto indietro. Sei molto giovane e con una carriera ricca alle spalle. Ci racconti il tuo incontro con la musica?
Il mio incontro con la musica è stato quasi casuale all’inizio. Ho iniziato a studiare pianoforte giovanissimo, avevo solo 4 anni. Ricordo che ero interessato e curioso e i miei genitori mi proposero di frequentare un’Accademia privata. Tutto è iniziato da lì, quasi per gioco.

Sei stato tu a scegliere la musica o lei a scegliere te?
Direi che ci siamo scelti a vicenda. La musica ha accompagnato tutta la mia vita e non potrei immaginare un solo giorno della mia esistenza senza di essa. Trovo che sia un dono grande e prezioso che abbiamo il dovere di custodire, coltivare e preservare nel tempo.

Quando hai sentito che ne avresti fatto la tua vita?
Direi che questa maturazione sia arrivata durante la mia adolescenza ed in particolar modo negli anni di studio in Conservatorio. Da lì ho iniziato a vedere un futuro per me nel mondo della musica…ed eccoci qua !

Lo studio della musica richiede un impegno costante. Hai dovuto fare molte rinunce?
Ho dovuto fare molte rinunce, ma le rinunce non sono tali se ciò che fai ti interessa e ti appassiona. A volte penso a quante altre cose vorrei dedicarmi: sono molto curioso in diversi ambiti, ma devo fare delle scelte ed indirizzarmi necessariamente su determinati percorsi. Vorrei occuparmi maggiormente di storia, di arte, di archeologia e di natura, che rimane per me un ambito molto stimolante, ma come ho lasciato intendere la musica richiede estrema dedizione.

Come riesci a conciliare uno studio così intenso con la vita privata?
Suonare uno strumento e prepararsi per una performance richiede la stessa pazienza e costanza necessarie ad un atleta. Se abbandoni lo strumento la tua mente continua a lavorare, ma il tuo corpo perde la tonicità e i tuoi riflessi diventano lenti. Non basta quindi rimuginare sulla musica, ma c’è la necessità di praticarla in maniera costante. Ciò non è facile da conciliare con la vita privata: a volte le persone che ti stanno intorno pensano che tu stia a casa a passare molto tempo senza far nulla. Lo studio non è solo sedersi al pianoforte, è anche riflessione con se stessi, confronto e meditazione. A volte si fa fatica a farlo comprendere agli altri…

Una cosa che tornando indietro non rifaresti e una che rifaresti sempre?
Non so cosa non rifarei, troppo difficile da dire. Rifarei sempre tutto ciò che mi ha portato ad essere ciò che oggi sono.

Da dove e/o chi hai preso forza e tenacia per intraprendere questo percorso?
Direi in primis da me stesso, sono molto determinato di carattere. L’altra mia colonna portante è sicuramente la mia famiglia, che mi ha sempre sostenuto. Credo anche dalle mie origini: l’Abruzzo è un luogo che segna profondamente i suoi abitanti poiché è una terra nobile e forte.

È un ambiente competitivo o siete solidali, c’è scambio tra voi musicisti?
È un ambiente piuttosto competitivo, ma dipende dalle persone di cui ti circondi. Bisogna saper scegliere i propri collaboratori: a volte gli errori fatti in passato tracciano la strada per un futuro migliore. Se riesci ad instaurare un buon feeling con gli artisti con cui collabori tutto diventa naturale e ci si arricchisce a vicenda.

I giovani apprezzano la musica classica o c’è un po’ di diffidenza, pensano che sia noiosa?
Purtroppo c’è un po’ di diffidenza. Come si può apprezzare ciò che non si conosce? I giovani, soprattutto in Italia, non conoscono la “musica classica” perché non vengono educati ad essa. Lo Stato ha una grave responsabilità nei confronti di questa lacuna. Perché in tutti i licei si studia storia e storia dell’arte e non storia della musica?  Mi auguro che i capi di governo si rendano conto con quale gravissima mancanza stanno facendo crescere i nostri giovani. La musica educa al bello, educa al rispetto, educa alla bontà. Ed ha una forza ed un potere che nessun altro mezzo possiede. Rivolgo in tutte le occasioni in cui mi viene permesso il mio appello ai responsabili dell’educazione del nostro paese. Ad essi voglio dire: siate pronti a riflettere sul fatto che la nostra patria è stata la capitale mondiale della musica per diversi secoli. Oggi vive solo un pallido ricordo di questi antichi fasti: non sarà arrivato il momento di tornare ad investire su ciò che vale piuttosto che su ciò che appare?

Cosa si può fare per avvicinarne sempre di più?
Intanto una riforma dei cicli didattici dalle scuole elementari fino ai licei in cui sia prevista la musica come regolare materia di studio. Poi incrementare e sostenere tutte le attività di divulgazione che molti teatri e fondazioni hanno attivato. Creare dei percorsi di partecipazione attiva alla vita musicale.

Che musica ascolti di solito?
In realtà non ascolto più molta musica come in passato. A volte ascolto ciò che è più vicino alle mie esigenze di studio e di lavoro. Dipende dai periodi…

Qual è, oltre alla musica classica ovviamente, il genere che ti piace di più?
Mi piace il soul, la disco music, la musica etnica, le colonne sonore e alcuni artisti del pop internazionale. Qualche nome? Aretha Franklin, Lady Gaga, Mina, Ute Lemper, Edith Piaf…

Hai un “rito” portafortuna prima di esibirti?
Più che un rito direi una serie di azioni… è  importante che mi prepari per salire in palcoscenico in assoluta tranquillità, senza persone intorno e nel silenzio del raccoglimento. Il momento prima del concerto è magico e quindi affronto la preparazione come un rituale che mi predispone ad entrare in un’altra dimensione. Cerco anche molta connessione con gli altri artisti che saliranno sul palco insieme a me: a volte una parola di incoraggiamento, un sorriso, un abbraccio in quei momenti possono condizionare favorevolmente una performance.

 3 canzoni significative?
Vasame cantata da Arisa, Brivido felino di Mina-Celentano, Surabaya Johnny cantata da Ute Lemper.

Cosa rappresenta per te l’Italia?
Rappresenta la culla dell’arte e della cultura di tutti i tempi. Peccato che l’Italia si sia dimenticata quale sia stata la sua storia e il suo valore !

Progetti futuri?
Oltre ad i miei concerti ci sono dei progetti discografici che sto iniziando a sviluppare… Stay tuned !

 

Cecilia Gaudenzi