Roma Fiction Fest 2016
20 dicembre 2016   •   Serafina Pallante

Roma Fiction Fest 2016: il cast de “I Medici” incontra il pubblico

«Durante un incontro al Roma Fiction Fest 2016 gli attori Annabel Scholey, Alessandro Sperduti e il compositore Paolo Buonvino hanno incontrato il pubblico e raccontato com’è stato realizzare la serie fenomeno Medici – Masters of Florence»

E’ stata la serie made in Italy più chiacchierata e più vista degli ultimi anni (quasi 7 milioni di spettatori per ogni puntata), diventata nel giro di poche settimane un vero fenomeno della tv nostrana (qui il nostro articolo sull’impatto che la serie ha avuto sui social network). Dopo aver partecipato al Roma Fiction Fest dell’anno scorso, in cui Richard Madden in persona aveva presentato la serie, noi di Snap Italy siamo di nuovo presenti al Roma Fiction Fest 2016 per parlare del post Medici – Masters of Florence.

A poche settimane dalla conclusione della prima stagione e proprio nel giorno in cui la serie sbarcava sulle piattaforme Neflix di mezzo mondo (il 9 dicembre), il Roma Fiction Fest 2016 ha infatti organizzato una masterclass-evento a cui hanno partecipato il compositore delle musiche Paolo Buonvino, l’attore Alessandro Sperduti, interprete di Piero De Medici, e la bellissima Annabel Scholey, che ha prestato il volto a Contessina De Medici. I tre ospiti hanno sfilato sul red carpet, posato per le foto, firmato autografi, e soprattutto raccontato la straordinaria esperienza sul set di questa produzione internazionale di Rai Fiction dedicata alla famiglia di banchieri e mecenati del Rinascimento italiano.

Durante la masterclass del Roma Fiction Fest 2016 si è discusso di vari aspetti, come l’internazionalità del progetto, la sfida del doppiaggio, la creazione delle musiche e la volontà di lavorare ad un prodotto che fosse si italiano ma aperto al mondo, un po’ come quella che fu la corte di Lorenzo il Magnifico. «Firenze all’epoca dei Medici era un piccolo luogo con un’enorme concentrazione di cultura e di musica: dover rendere tutto ciò in musica all’inizio mi ha preoccupato» ha affermato il compositore Paolo Buonvino, «ma ho avuto moltissimi input dalla storia e dagli attori. Alessandro Sperduti parlava inglese talmente bene sul set che ero convinto fosse inglese!». Infatti il giovanissimo attore italiano ha recitato il suo ruolo di Piero De Medici (futuro padre di Lorenzo il Magnifico) in inglese per poi ridoppiarsi in italiano: «il doppiaggio è un mestiere complesso, ma è stata un’esperienza interessante e sono stato molto aiutato. Recitare in inglese ha richiesto una lunga preparazione, e per questo devo ammettere di preferire la mia interpretazione in lingua originale». Anche Annabel Scholey ha parlato delle stranezze del doppiaggio e del fatto che, nonostante per lei sia stata scelta una doppiatrice bravissima, inevitabilmente certe sfumature della voce non possono essere replicate: «è difficile accettare il doppiaggio, anche se necessario, perché la voce è una parte enorme della tua performance, e trovo difficile ascoltare la voce di un’altra» ha ammesso, esprimendo il desiderio di voler imparare al più presto l’italiano proprio per poter recitare senza doppiaggio.

Ma voce originale a parte, un impatto forte lo hanno avuto soprattutto i personaggi, primo fra tutti quello di Contessina De Medici, particolarmente amato dal pubblico italiano, tanto che l’hastag #Contessina è rimasto trend per parecchio tempo. «E’ stato immediatamente chiaro per me che si trattava di un personaggio speciale e non mi sorprende che il pubblico l’abbia amata fin da subito, perché è successo anche a me» ha affermato l’attrice inglese, «il suo ruolo è il cuore della storia. Pur non essendo madre ho voluto entrare in questo personaggio e conoscerla come madre e matriarca di famiglia».

Interrogato su qualche aneddoto dal set, Alessandro Sperduti (soprannominato Alexander Lost per adeguarsi al cast internazionale) ha rivelato il momento del suo incontro col grande Dustin Hoffman, che nella serie interpreta suo nonno, Giovanni De Medici: «lui è sempre stato uno dei miei punti di riferimento e dunque mi ero preparato un discorso da fargli. La notte prima di incontrarlo non ho dormito, e poi quando l’ho incontrato sono riuscito a dirgli soltanto “Nice to meet you”. Fra l’altro accanto a me c’era Valentina Carnelutti (che interpreta sua moglie Lucrezia) che mi ha completamente oscurato e quindi lui neanche mi ha notato!»

Sulla composizione della colonna sonora, Paolo Buonvino, musicista e compositore italiano ha detto che «è stato felicemente impegnativo. Ho sentito da subito un senso di responsabilità per questo lavoro, in cui dovevamo esprimere un’italianità aperta al mondo». Il compositore ha rivelato che la musica è presente nell’80% delle scene e che è stata composta ad hoc per ogni minuto di girato. Nonostante l’impegno qualitativo sia lo stesso, comporre per una serie tv è nettamente più faticoso perchè si tratta di otto film: «hai più possibilità di espressione, ma anche molto più lavoro da fare… insomma, ti ammazzi di lavoro!» Per quanto riguarda invece la collaborazione con Skin per il brano “Reinassance”, Buonvino ha dichiarato di aver pensato alla cantante quasi immediatamente: «ho pensato subito a lei, perché il Rinascimento per me è legato alla rottura delle regole del Medioevo. A livello musicale, ad esempio, il superamento del canto gregoriano. Per me era così strano avere Skin in una musica legata al Quattrocento che era perfetta per rompere uno schema: lei riesce a cantare allo stesso tempo con dolcezza e aggressività, e mi interessava questo contrasto». A proposito di aggressività, Annabel Scholey ha anche ripensato alla sua iconica scena nella serie, quella in cui fa irruzione a cavallo nel palazzo della Signoria: «la scena del cavallo? Ho imparato a cavalcare in quel momento, non lo avevo mai fatto prima, ma ho scoperto che mi piace molto. Quella scena l’abbiamo girata tre giorni prima di Natale ed è stato probabilmente il Natale più bello della mia vita!». 

Alla domanda sul bilancio dell’esperienza, i due attori hanno risposto al pubblico del Roma Fiction Fest 2016 con parole di sincera meraviglia e gratitudine. «E’ stato incredibile» ha ammeso la Scholey, «a volte complicato, soprattutto all’inizio, perché non parlavo italiano e non mi rendevo conto esattamente di cosa accadeva sul set, come se vivessi in una bolla, e forse questo è stato un bene. Ho amato la troupe, il cast, i costumi, le scene: credo che solo in Italia si potesse realizzare un progetto così bello. Un team fantastico. Sono ancora in contatto con molti di loro: all’inizio mi sono sentita un pesce fuor d’acqua ma poi rapidamente ho cominciato a capire l’italiano, ad esempio adesso riesco a capire quando parlano di me, anche se non lo parlo» ha infine scherzato. Alessandro Sperduti dal canto suo si è detto davvero onorato di poter lavorare ad una produzione così importante: «ho potuto imparare tanto sia a livello professionale, sia a livello umano. Abbiamo passato insieme oltre cinque mesi, mangiavamo insieme in Toscana ogni giorno e quindi abbiamo stretto legami importanti. Sono molto felice di questa esperienza». Anche Paolo Buonvino ha dichiarato di aver amato ogni minuti del progetto: «è stato un lavoro intenso e bellissimo, e vorrei che in Italia si riuscissero a fare sempre progetti con questa intensità, in collaborazione con tutto il mondo». 

Medici – Masters of Florence è stata la prima serie italiana che è riuscita ad elevare la tv pubblica quasi al livello delle grandi produzioni internazionali, pur mantenendo un’identità nazionale. Sembrava impossibile, ma anche una serie tv italiana può aspirare agli stessi risultati di una straniera, ed ora che Medici è presente anche su Netflix, non ci resta che aspettare che tutto il mondo se ne accorga. Ed a proposito di pubblico internazionale, alla domanda su quale credi che sarà l’accoglienza straniera, Annabel Scholey ha risposto che spera davvero che il pubblico di tutto il mondo possa essere coinvolto e interessato da quest’epoca splendida della storia italiana: «è importante conoscere altri paesi dal punto di vista culturale e politico: perché non dovremmo voler conoscere la storia italiana?».

Serafina Pallante