Rhinoceros
07 novembre 2018   •   Carolina Attanasio

Rhinoceros, Fendi ha il suo tempio di ricerca nel cuore di Roma

«Roma ha finalmente il suo animale, Rhinoceros, lo spazio della Fondazione di Alda Fendi che mette il punto definitivo su chi è il mecenate in città: 24 residenze per sperimentare, progettate da Jean Nouvel, e per portare Roma nel futuro»

Rhinoceros è primitivo e potente come il nome che porta. Nel cuore della Roma classica, a via di San Giovanni Decollato, ha da poco inaugurato il centro sperimentale di ricerca voluto da Alda Fendi, che continua a legare inesorabilmente il suo nome a quello della città eterna.

Moderni mecenati, i protagonisti del mondo della moda sono le nuove dinastie che – nel migliore dei casi – provano a restituire quanto preso in prestito alle proprie città d’origine, unici alfieri di un processo di cura e valorizzazione degli spazi che, se non fosse per loro, spesso non vedrebbe mai la luce. Hanno i mezzi, in tanti casi il gusto, di riportare in auge i tanti, troppi posti che diversamente verrebbero lasciati a loro stessi. Rhinoceros è un caso lampante di bellezza aumentata: a quest’impresa epica ci ha pensato niente meno che Jean Nouvel, un architetto che non ha certo bisogno delle nostre presentazioni, che ha fatto di questo antico palazzo lo spazio dove antichità e sperimentazione si incontrano senza cozzare mai. Le anomalie? Valorizzate. I problemi? Opportunità. La burocrazia? Lasciata a invecchiare sé stessa. Ci sono voluti 7 anni, è vero, ma Rhinoceros è un animale paziente e – alla fine – eccolo qua.

Inaugurato lo scorso 11 ottobre, è un luogo polivalente, un contenitore di 24 residenze, diverse nella forma, identiche nello scopo, l’occhio ben puntato sul futuro. C’è posto per il design, l’artigianato, il cibo del futuro (gli insetti, ci dicono), circondati da meraviglie antiche e una terrazza con la vista che vi lasciamo immaginare. Anzi no, dovreste vederla. Proprio qui, l’esclusivo ristorante, Caviar Kaspia. Niente, da Rhinoceros, è lasciato al caso, e non potrebbe essere altrimenti. Nouvel ha voluto che lo scorrere del tempo si vedesse tutto, comprese le imperfezioni. Questo fa di Rhinoceros un posto autentico, non il rifacimento programmato e asettico dell’ennesimo palazzo storico. C’è già posto per tante opere d’arte, dal Rinoceronte di Urs Fisher ai disegni di Michelangelo, pionieri di una galleria di talenti impressionante che è soltanto all’inizio.

Che succederà da Rhinoceros? Mostre, installazioni, multimedialità, esperienze artistiche, action che renderanno questo posto non soltanto visitabile, ma d’esperienza. Cemento, ferro e acciaio all’interno, lavorano per esaltare i materiali preesistenti, per innalzarli al di sopra del tempo.

Un progetto ambizioso

Raffaele Curi, che ne ha curato la direzione artistica, ha orchestrato un intervento che non è solo di ripresa o di riqualificazione, ma ha un valore urbano e sociale, laddove il circondario, seppur in pieno centro, non è esattamente in buona salute. Un progetto che ha tanti volti, quante sono le diverse poesie scelte da Curi per decorare l’ingresso di ognuna delle residenze presenti.

Un progetto ambizioso? Forse. Un azzardo per Roma? Chi può dirlo. Quel che è certo è che la Capitale ha bisogno di posti del genere per non ancorarsi perennemente su sé stessa, in una girandola di opportunità mancate che la stanno lasciando molto più indietro di quanto ogni Imperatore avrebbe mai potuto immaginare. Fendi ha fatto, ancora una volta, un grande regalo alla cultura, all’arte, all’architettura, riuscendo a convogliare nella stessa struttura un grande architetto, un grande ristorante, grandi nomi dell’arte. Ma il punto non è soltanto questo. Dove non arrivano le istituzioni, la politica, o anche solo il buon senso, spesso e volentieri arriva l’arte. Roma può e deve essere il regno di Rhinoceros e spazi simili, mecenatamente orchestrati o meno, non c’è città migliore al mondo per fondere il futuro nel passato.

Carolina Attanasio