moda etica
18 giugno 2018   •   Anita Atzori

Moda etica, i marchi italiani prodotti nelle carceri

«Si chiama moda etica, ma per tanti è molto di più. Un segno, una rinascita, un’occasione. Scoprite insieme a noi la moda “diversamente utile” dei carceri italiani»

Nascono per dare una seconda possibilità, non solo agli abiti ma anche alle persone. Nascono perché forse di loro c’è ancora bisogno, e se togliamo il forse, di loro è assolutamente certo che non potremmo farne a meno. Hanno dato speranza ai volti, hanno dato luce ai tessuti, così la moda etica si prende l’impegno di ristabilire un legame tra il peccato e il perdono. Quello di cui vi parleremo oggi non è la solita azienda di moda dal fatturato milionario, non è la solita fashion blogger paparazzata col rapper di turno, e non è neanche la solita collaborazione tra case cosmetiche e modelle super famose; scordatevi per un momento tutto questo, iniziate a pensare che oggi vivrete un sogno un po’ surreale e per certi versi inaspettato. Perché poi si sa, la moda nel bene o nel male il suo corso lo fa, e con lei anche le masse.

Pensate ora se dietro queste masse ci fossero anche persone dal passato turbolento, dalla vita non proprio facile e dal carattere non troppo forte. Pensate se tutte queste potessero per un giorno scordarsi del loro vissuto ed accendere una candela in segno di rinascita e di luce, quella che poi non hanno mai visto e solo ora iniziano a guardare. La moda etica consente di fare tutto questo, consente agli altri di avere un impegno, una passione, e sopratutto un motivo per rinascere. Rinascere dentro e fuori, quando nessuno se lo aspetta e quando tu stesso non ne sei convinto. Rinascere quando gli sbagli del passato riaffiorano e ti fanno dormire la notte. Rinascere quando vuoi cambiare e ora sai che puoi. Molti hanno affrontato il tema del commercio solidale, fatto di vino buono e cibo che mai come ora è apparso così saporito.

Nessuno potrà mai dimenticare il grande successo di Libera, l’associazione contro le mafie che dai terreni confiscati è riuscita a creare una rete solidale di lavoro e prodotti biologici, ormai distribuiti in tutta Italia. Vittorie che lasciano il segno, sopratutto quando il palazzo in via IV Novembre a Roma, di proprietà della banda della Magliana, viene confiscato e assegnato all’associazione diventando la sede nazionale di questo ente; della serie “anche sull’asfalto nascono i fiori”. Fiori che sanno di pulito, di trasparenza e di legalità. La moda etica anche su questo ha dato il suo contributo, in maniera del tutto diversa, ma pur sempre con lo stesso intento, ovvero dimostrare che niente è perduto e che tutto può cambiare. Che poi se ci pensate bene uno dei ruoli più nobili della moda in generale è proprio quello di distribuirla a tutti senza distinzioni di genere. La moda etica ancor di più, considerando il suo carattere strettamente socioculturale. Ed è allora arrivato il momento di raccontarvi storie che hanno un loro perché, che potranno scaldarvi il cuore o semplicemente convincervi che la moda non è solo pailettes e tacchi alti. A volte è molto di più.

Progetto Quid

È l’emblema più autentico della moda etica. Quello che vi fa capire cosa possiamo fare e cosa invece qualcuno già fa. Come ad esempio Anna Fiscale, la presidente di questa cooperativa sociale che ora più che mai è una solida azienda di moda etica conosciuta in tutta Italia ed Europa. Rientrata amareggiata da un viaggio di lavoro ad Haiti, presso alcune ONG umanitarie, questa donna assieme a quattro soci si è posta un obiettivo e una domanda al quale ha saputo rispondere con Progetto Quid, ovvero “Cosa posso fare qui in Italia per aiutare le persone svantaggiate?”. Così l’idea di chiedere ai grandi marchi della moda e ai tessutai del territorio i loro tessuti di eccedenze, per recuperarli e proporre al pubblico una collezione di moda e accessori etico e sostenibile. Le aziende si sono subito mostrate interessate, ed anzi hanno appoggiato il progetto per far partire subito l’iniziativa. Ma per farla diventare moda etica c’è voluto ben altro, ovvero quelle sapienti e preziose mani di chi è stato fragile. Le donne di Quid ora sono forti, belle e creative, così come i loro capi, ideati e realizzati con una produzione tutta Made in Italy. Tutto questo per dimostrare che il reinserimento sociale e lavorativo può essere meraviglioso se dietro si forma anche tanta arte e passione. Quid apre le sue porte nel 2013, ma da subito – forte di una grande identità – si afferma nel mercato, conquistando consensi e grandi apprezzamenti da tutto il settore e dal pubblico italiano.

Made in Carcere

Nasce dall’intuizione dell’imprenditrice pugliese Luciana delle Donne. Una donna con la D maiuscola, e col cuore con la C dai caratteri cubitali. Inizialmente pensato come un progetto rivolto alle detenute della casa circondariale San Nicola di Lecce, col passare del tempo ha coinvolto realtà più ampie come Torino, Milano, Santa Maria Capo a Vetere, Trani e Genova. Ai detenuti attraverso questo progetto viene data la possibilità di riscattarsi dalla loro condizione sociale, mettendo in campo le loro abilità e doti artistiche. I prodotti Made in Carcere sono figli di una moda etica il cui obiettivo è dimostrare che il carcere non sempre è un luogo buio, privo di entusiasmo e voglia di vivere. In casi come questi la risposta è tutta al contrario, e lo dimostrano l’entusiasmo dei lavoratori, i colori sfavillanti delle borse e l’impatto ambientale degli articoli pressoché minimo. Per creare questi veri e propri capolavori l’azienda utilizza materiali di recupero donati da brand esterni ed etichette di moda anche conosciute. Come non amare le borse, finemente lavorate e personalizzate nei minimi dettagli con ritocchi e decorazioni che rendono il tutto irripetibilmente bello. Trasferire concetti pesanti come celle in un modo leggero e facilmente fruibile è l’impegno che si prende Made in Carcere dalla sua nascita alla sua crescita, che non si ferma, ma anzi si espande.

Nero Luce Made in Rebibbia

Nero Luce perché delle volte dal buio si può uscire, e la luce potrebbe avere quella magia in più che la maggior parte delle volte per noi è scontata quanto normale. Nero Luce perché in carcere il sole non c’è quasi mai, e quando c’è difficilmente si può stare all’aperto e godere dei raggi. In carcere il sole non splende, ma splendono i cuori, e forse questo basta per creare tanta luce e speranza a chi un giorno di mare lo sogna continuamente. Made in Rebibbia è la moda etica che scava a fondo delle cose, o meglio in fondo alle anime. Sa cosa vuole e sopratutto sa cosa fare, perché qui al carcere di Rebibbia le donne vogliono vivere, vogliono mettersi alla prova; sperimentare, creare e spingersi oltre i limiti è l’obiettivo primario di questo piccolo laboratorio artigianale. Abiti e accessori prendono forma con entusiasmo e corrente moderna, creando anche punti d’incontro ed eventi dove la moda esce allo scoperto e si libera delle sbarre. La mente creativa di questo mondo è l’Associazione Gruppo Idee che grazie ad alcune partnership ha messo in campo un evento di alta moda e pret-a-porter dal titolo “Donna Sempre”. È questa l’occasione per tutte le detenute di sfilare coi loro abiti essendo per un giorno stiliste e modelle. E solo chi ha partecipato sa quanto sia bello vedere una donna in rinascita.

Anita Atzori