Il Nome della Rosa
22 Marzo 2019   •   Argia Renda

Il Nome della Rosa, quali sono i luoghi della fiction?

«Partiamo alla ricerca dei luoghi in cui è stata ambientata la serie-evento Il Nome della Rosa. Dal capolavoro di Umberto Eco ecco i luoghi imperdibili che vale la pena visitare»

Il Nome della Rosa è una miniserie italo-tedesca che sta andando in onda da una settimana su Rai Uno, creata da Giacomo Battiato, Andrea Porporati e Nigel Williams, è l’adattamento televisivo del romanzo: Il Nome della Rosa di Umberto Eco. Per celebrare il successo della serie, questa settimana voglio scoprire alcuni dei luoghi in cui la fiction è stata girata. Le scene girate in Italia, si sono in parte concentrate tra Perugia e Bevagna, mentre Chiese e Chiostri sono stati ricostruiti all’interno degli studi di Cinecittà a Roma.

A fare da cornice principale invece è stato l’Abruzzo:

Fara San Martino

Le gole di Fara San Martino, in provincia di Chieti. Il paese è conosciuto più di tutto per essere una delle capitali mondiali della pasta, prodotta nel Pastificio De Cecco. Inoltre, in questo primo luogo legato al Il Nome della Rosa, è presente il Parco Nazionale della Majella: uno dei tre parchi nazionali dell’Abruzzo, che al suo interno ospita sette riserve naturali statali.

Roccamorice

Sempre in Abruzzo la serie tv, Il Nome della Rosa, si sposta in provincia di Pescara, dove troviamo: l’Eremo di Santo Spirito, monastero della Congregazione dei Celestini, fondato dai Monaci Benedettini. Al suo interno ha abitato Papa Vittore III, che ha costruito una Chiesa, e Papa Celestino V, che ha restaurato l’eremo e costruito l’oratorio.

Castello di Roccascalegna

Altro luogo presente nella fiction è il Castello di Roccascalegna, fondato tra il Cinquecento e il Seicento, avvolto da una leggenda che riguarda l’applicazione della norma del cosiddetto Jus primæ noctis: secondo questa leggenda il barone del castello, Corvo de Corvis, nel 1646 pretese di far valere questa norma, che obbligava tutte le donne del paese a passare la prima notte di nozze con lui anziché con il consorte appena sposato. La leggenda narra che l’ultima sposa novella, o il legittimo consorte travestito con le sue vesti, salito alla rocca per la consumazione prevista, abbia invece accoltellato il barone; sembra inoltre che quest’ultimo, mentre moriva, abbia anche lasciato su una roccia l’impronta indelebile della sua mano insanguinata. Questa impronta, infatti, ricomparirebbe di continuo, nonostante sia stata lavata via numerose volte.

Argia Renda