gio Evan
11 Novembre 2018   •   Snap Italy

Gio Evan: il poeta di strada finito sulla bocca di tutti

 «Scrivi come vuoi. Ne vale la penna» – Gio Evan

Giovanni Angelo Giancaspro nasce il 21 aprile 1988 e fin da ragazzo è amante delle parole. A 20 anni inizia a intraprendere viaggi in India, Europa e Argentina alla ricerca di una crescita personale e spirituale. La sua arte spazia tra poesia, musica cantautorale, scrittura e recitazione, finché il suo nome inizia a farsi strada grazie soprattutto a due progetti, le poesie più piccole del mondo e La bella maniera, suo secondo romanzo dopo Il florilegio passato (2008). Del 2015 sono gli spettacoli di Oh, issa!, in cui un sottofondo musicale accompagna le sue letture in teatro tra giochi di parole che, però, fanno riflettere. In qualità di poeta di strada, Gio Evan non poteva mancare al Festival internazionale di poesia di strada, occasione in cui ci ha concesso un’intervista per Snap Italy. Tuttavia parlare di Gio Evan in questo momento non è mai stato così attuale: qualche giorno fa, infatti, Elisa Isoardi ha ufficializzato il termine del suo rapporto sentimentale con Matteo Salvini proprio con uno scritto di Gio Evan, l’artista di strada con la passione per le parole che ormai è sulla bocca di tutti…

Ciao Gio Evan, Partiamo dalle poesie più piccole del mondo: Come è nata l’idea?
Le poesie più piccole del mondo sono nate perché sono cresciuto in una città non molto grande con strade molto accessibili, in cui ci sono molti street artist. Un giorno mi resi conto che c’erano molte cose in giro non contemplate insieme a questi murales molto grandi, quindi mi proposi di fare il contrario: fare qualcosa di molto piccolo, che fosse considerato arte di strada e messo in posti strategici, in modo che un occhio vispo o fortunato potessero adocchiarlo, captarlo, o sbatterci contro per caso. Sono piccole perché hanno bisogno della loro timidezza.

Che mi dici del tuo libro, Teorema di un salto?
Teorema di un salto è stato un anno in cui ho meditato tantissimo sul voler scrivere sull’amore, perché mi ero sempre rifiutato. Ho sempre avuto un grande rinnego dello scrivere sull’amore. Poi mi sono detto che se nella mia vita c’è una religione che seguo è quella dell’assurdismo, per cui devo sorprendermi continuamene. Per questo ho deciso di fare un lavoro dove c’è l’amore. Sentivo questa mancanza in ciò che vedevo, questo poco sentimento, quindi mi sono detto che avrei fatto un libro dove l’amore è centrato su quasi ogni poesia. Parlo di amore, ma non di amori che mi riguardano.

Quindi non hai mai scritto una poesia dedicata a una donna?
No, non esattamente. Non sono un poeta che scrive quello che vive. Io vivo un sacco di cose, ho pensieri, insonnie, sogni che fanno parte della mia vita ma non della mia realtà. Ma non per questo non autentico. Teorema di un salto parla di amori. Non scrivo diretto a una donna, credo più che ogni poesia abbia come proprietario un paio di occhi. Un paio di occhi anche estranei che mi suscitano qualcosa. Poi la sera, insieme a tutto ciò che mi è successo durante la giornata, scrivo di quegli occhi. Per me la poesia deve avere un impatto. Una metafora, un’immagine che ti spacca.

Nelle poesie più piccole del mondo hai scritto «E chiameremo le parole termini per ricordarci che hanno un fine». Tu sei uno scrittore, quanto contano per te le parole?
Le parole per me rappresentano un trampolino dove puoi azzardarti a saltare. Teorema di un salto è stato proprio questo. Non è stato un salto nel vuoto, ad occhi chiusi; ma nel pieno e ad occhi aperti. La piena consapevolezza di quando dici: «Io salto». La parola è quello che ti permette di trattare la vita come una pasta, un pongo. Perché la parola è talmente vasta che puoi diventare di tutto: un bugiardo, un trapezista, un poeta, un assassino. Puoi fare tutto con le parole. La definizione è proprio questa, “ricordarci che hanno un fine”.

Gio Evan è stato anche in India un anno, vero?
Sì, esatto. Sono stato un anno in India solo in silenzio, senza mai dire “A”. Quindi sono tornato con una voglia di parlare pazzesca. Ecco perché le parole non devono insegnare, ma curare, far compagnia. Essere un’amicizia, un segreto.



Prossimo appuntamento?
Il prossimo appuntamento è alle 21:30 di Venerdì 30 Ottobre alla Scighera (Milano). È il reading poetico tratto dal libro Teorema di un salto.

Autopubblicatosi per ogni libro, le sue poesie riescono a «cogliere nel sogno». A presto, Gio Evan. È stato davvero un piacere. Davvero.

Gloria Palladino