11 Settembre 2018   •   Lavinia Micheli

Dancity Festival 2018, ovvero come Foligno ci insegna a far musica elettronica.

«A Festival of human dimension. Non si può che descrivere così il Dancity Festival di quest’anno, giunto alla dodicesima edizione e svoltosi dal 24 al 26 agosto a Foligno, lu centru de lu munnu. Un festival che ha saputo connettere in maniera egregia l’arte e la freschezza della musica elettronica con la storia e la cultura folignate, richiamando un pubblico multiforme ed entusiasta.»

Sì, perché non è facile connettere mondi che sembrano così distanti tra loro. Suonare musica elettronica nel chiostro di una chiesa sconsacrata, proiettando suoni e colori sulle bianche pareti di quella che già fu la chiesa di San Domenico, può portare a dei buoni risultati soltanto se si trova la chiave di lettura giusta. Ed il punto di contatto vincente è stata sicuramente la dimensione umana di questo Dancity Festival, uno dei 5 festival che non si potevano perdere ad agosto. La dimensione umana di chi si è esibito, chi ha partecipato e soprattutto di chi ha organizzato.

Un lavoro di fino, attento al dettaglio, dall’organizzazione delle location alla line-up del festival, quello dell’Associazione Culturale Dancity. Fra gli affreschi del XIV secolo e i giochi di luce led del Superstudio, una struttura che si rifà all’idea di monumento continuo di un gruppo di architetti avanguardisti del 1969, si sono esibiti, nell’Auditorium San Domenico, artisti del calibro di Suzanne Ciani. La pioniera della musica elettronica, dalla carriera pluri-trentennale, diversi album in studio e nomination a 5 Grammy Award, ha condiviso la consolle dell’auditorium con Simo Cell, dj e produttore francese e Umfang, co-fondatrice di Discwoman, collettivo di dj e booking agency di base a New York. Questo nella sola serata di venerdì.

Ma il programma fitto e ben studiato, accostava grandi nomi della musica elettronica accanto ad astri nascenti del genere e non poteva certo fermarsi qui. Potrei menzionare certamente i Tangerine Dream, che hanno riportato indietro negli anni ’70 il chiostro di San Domenico, fra sonorità krautrock e new age. Oppure l’elettronica sperimentale dall’impressionante precisione tecnica di Moritz Von Oswald, al Dancity Festival (sito ufficiale) dopo 9 anni, insieme alla potente voce reggae di Tikiman.

Fiore, fra gli altri, Amelie Lens. Un’ex modella belga che si è presto affermata sulla scena internazionale set dopo set, e che ha deciso di passare per Foligno a regalarci la sua techno pungente e travolgente. Poi è arrivato il jazz-funk misto a Fusion napoletana e musica Disco dei Nu Guinea: 8 musicisti sul palco hanno presentato l’ultimo lavoro del duo partenopeo di base a Berlino, Nuova Napoli. Giuro di aver visto persino la ghiaia ballare. E poi altri nomi, tanti, nazionali ed internazionali accanto ai resident (aka i dj che suonano sempre al Dancity) Giesse, Marco Ragni, Juan Pedro e Franco B.

Accanto alle performance, da citare le lecture gratuite a tema insieme alla Dancity School, la piccola scuola d’introduzione all’elettronica pensata per i più giovani. Interessante anche Dust, un’istallazione in Virtual Reality in cui tramite specifici visori, si veniva proiettati in uno spazio virtuale insieme a ballerini danzanti.

Insomma, davvero un festival con i fiocchi il Dancity Festival, che non ha preteso nulla di più da se stesso e dal luogo in cui si è svolto. Che ha saputo sfruttare i magnifici spazi che gli erano stati concessi, senza deturparli o snaturarli. Che ha saputo cogliere l’essenza di Foligno, la sua eleganza e la sua convivialità, e renderla ancora una volta internazionale.

Nonostante la mancata organizzazione degli eventi del 26 alla Cantina Caprai di Montefalco, causa maltempo, nessuno si è perso d’animo e il rito collettivo è andato avanti. Ridonando sacralità al chiostro al ritmo dei beat della cassa. Preciso, elegante, divertente. Estremamente dancity.dancity Festival

Foto copertina: Pagina Facebook Dancity Festival

Lavinia Micheli