Casa Verdi
13 settembre 2018   •   Snap Italy

Casa Verdi, la casa di riposo per musicisti a Milano

«Oltre ad un immenso patrimonio artistico-musicale Giuseppe Verdi ci ha lasciato un’opera magari meno pubblicizzata ma altrettanto importante. Vi parliamo di Casa Verdi, come ammesso dal musicista “…la Casa che ho fatto costruire a Milano per accogliervi i vecchi artisti di canto non favoriti dalla fortuna”»

Ogni milanese che si rispetti conosce Casa Verdi (sito della fondazione), una sorta di istituzione della città di Milano, nata con lo scopo di accogliere anziani musicisti e artisti. Non si tratta di una classica casa di riposo, ma più semplicemente di un luogo voluto da Giuseppe Verdi per accogliere tutti coloro che hanno fatto della musica la loro vita e che, nel frattempo, cercano serenità. Lo stesso musicista si trova lì, sepolto in una cripta.

Si tratta di un luogo in pieno stile ottocentesco, con grandi finestre, mobili antichi e ampie sale, tutto studiato al fine di dare l’illusione di essere ancora all’interno di un teatro d’opera. È una sorta di tempio della memoria, un luogo dove, ormai anziani, riposare dalla vita frenetica di ogni giorno e dedicarsi esclusivamente alla passione di una vita.

Fu realizzata nel 1895 dall’architetto Camillo Boito. Con questa iniziativa Giuseppe Verdi voleva aiutare i suoi colleghi meno fortunati e stabilì subito che non si dovesse chiamarli “ricoverati” ma “ospiti”. All’interno della villa sono presenti moltissimi averi tra mobili, quadri, busti e quant’altro appartenenti al grande musicista, il quale decise di trasferirli qui per far sì che, anche dopo la morte, la sua presenza fosse costante. Sono queste opere, insieme alla cripta, che rendono Casa Verdi anche un’attrazione per i turisti e per il pubblico appassionato di cultura in generale. Gli ospiti sono musicisti, personalità forti, che hanno vissuto la loro vita all’inseguimento del successo, attraversando periodi differenti ma sempre mossi dall’amore per la musica, per quest’arte che fa sposare costantemente sentimento e gesto fisico.

Qui ci sono tutti i comfort di cui una persona anziana può aver bisogno e ognuno può portare con sé le proprie cose, riempiendo la stanza con ciò che più gli è caro. Ogni ospite può vestirsi come ha sempre fatto e come crede, a differenza di quanto avveniva in molte case di riposo, dove gli anziani erano costretti ad indossare una divisa. Qui la vita è vita. Si alternano momenti di tensione a momenti di forte intesa, così come accadrebbe al di fuori; i familiari, sono sempre ben accetti e liberi di entrare, non ci sono restrizioni, si vive giorno per giorno. La musica è la protagonista principale. Più che dall’architettura, ciò da cui si è rapiti non appena ci si avvicina a Casa Verdi, è il suono. Ci sono strumenti musicali di ogni tipo. Guardando la tappezzeria della sala da pranzo, si rimane colpiti dal disegno di una specie di tenda, si tratta di un sipario. E infatti ci si trova immersi in un vero e proprio teatro d’opera, c’è chi disegna o dipinge, chi si occupa del computer o ne fa uso, chi si interessa di lettura o scrive e poi ci sono gli strumentisti.

Alcuni ospiti trasmettono ancor oggi l’arte del canto, così come altri trasmettono l’arte dell’esecuzione strumentale. Ci sono, infatti, giovani studenti che vivono qui, come fossero borsisti, aiutati nel diritto di compiere la loro formazione; e ci sono anche persone di varia età che vengono dall’esterno per ricevere dagli ospiti lezioni e consigli preziosi. Oltre ai musicisti, nella casa troviamo anche altre tipologie di artisti, come ad esempio la ballerina Giuliana Barabaschiche afferma: «Ho un legame particolare con Traviata perché ho interpretato per ben 246 volte, in tutto il mondo, la danza spagnola. Quando sono arrivata a Casa Verdi, in sala da pranzo mi sono ritrovata al tavolo n.8 chiamato Traviata: sarà solo una combinazione, ma anche questa volta mi sono sentita subito a casa!»

Insomma Casa Verdi è una valida alternativa alla solitudine e alla malinconia che spesso accompagnano la vecchiaia; permette di continuare a vivere la propria vita, a confrontarsi con altri artisti e a coltivare la propria passione, il tutto al fine di sentirsi parte di una grande famiglia.

Chiara Rocca