architetti italiani
02 aprile 2018   •   Carolina Attanasio

Architetti italiani: 6 eccellenze assolute che il mondo ci invidia

«Sono i più bravi, i più conosciuti, i più premiati: sono gli architetti italiani che hanno fatto la storia della creatività contemporanea italiana, scopriamoli insieme»

Quando si parla di eccellenze nostrane, la categoria Architetti italiani è affollata come il paddock di una gara di Formula 1. I nomi da fuoriserie, qui, si sprecano: alcuni di loro sono ormai delle archistar, più vicini a delle divinità che a dei comuni mortali, altri ci hanno lasciato troppo presto, tutti hanno contribuito in maniera significativa a cambiare gli stili e le visioni sul futuro, che questo mestiere mette costantemente alla prova. Determinati come katerpillar e sognatori come infanti al parco giochi, gli architetti italiani rappresentano il genio italico nella sua migliore accezione: un vulcano di creatività incastonato in una mente pratica e meticolosa. Il loro valore, riconosciuto a livello universale, ha fatto sì che potessero esportare la bellezza italiana in giro per il mondo, liberandoci anche un po’ dallo stereotipo ingombrante della bellezza classica italiana. Non di solo Colosseo vive la nostra magnificenza architettonica, ma anche delle idee che questi signori hanno sfornato e continuano a pensare, giorno dopo giorno. Difficile fare una scaletta ma, se parliamo di spettacolarità, è impossibile non partire dagli architetti italiani più conosciuti al mondo. Scopriamo come hanno saputo rivoluzionare gli spazi e il paesaggio urbano.

 

Aldo Rossi

Forse questo nome dice poco a molti di voi, ma Aldo Rossi è effettivamente uno degli architetti italiani più famosi, se non altro perché è stato il primo italiano a vincere il Premio Pritkzer, praticamente il Nobel dell’Architettura. Considerato all’unanimità uno dei Maestri del ‘900, è stato autore di opere che hanno giocato un ruolo decisivo nello sviluppo del concetto di design architettonico nel secolo scorso. Milanese, classe 1931, Rossi divenne famoso per la sua concezione di città come una somma di tutte le epoche, impossibile da scindere, e pertanto riteneva di dover sviluppare i suoi progetti in maniera organica rispetto al contesto urbano. Due delle sue opere di maggior rilievo hanno delle caratteristiche davvero particolari: la prima è un oggetto di design e la seconda è una monumentale opera architettonica temporanea. Si tratta della caffettiera La Conica, disegnata per Alessi e il Teatro del Mondo, emblema della Biennale di Venezia del 1979: un enorme teatro di legno e tubi d’acciaio, galleggiante e metafisico, uno spazio perfettamente funzionante nella sua spettacolare precarietà. Il Teatro è stato costruito su una chiatta, trainato a Venezia, ormeggiato sul Canal Grande e smontato alla fine della Biennale.

Stefano Boeri

Un salto nel presente degli architetti italiani ci porta dritti da Stefano Boeri. Neo Presidente della Triennale di Milano, è l’emblema della ricerca architettonica contemporanea. Figlio d’arte, Boeri è conosciuto in particolare per un concept, quello del Bosco verticale, che ha rivoluzionato completamente l’aspetto di Milano. Partito come parte del piano di riqualificazione della zona di Porta Nuova, il Bosco Verticale – costituito da due torri decorate da 800 alberi a 19.000 essenze vegetali – ha ottenuto la certificazione energetica massima, la Leed Gold, e ha permesso a Boeri di vincere l’International Highrise Award del museo di Architettura di Francoforte e il premio per il miglior edificio al mondo dal Council on Tall Build Habitat. Gli interni sono progettati puntando al massimo risparmio energetico e all’innovazione tecnologica. Nel 2017 Boeri è approdato in Asia, firmando il progetto di un altro bosco verticale a Nanchino, allo scopo di ridurre le emissioni di CO2.

 

Gae Aulenti

Gaetana Aulenti è la stella femminile nella nostra piccola rassegna degli architetti italiani più conosciuti. Scomparsa nel 2012, è nota per le collaborazioni con Olivetti, Fiat, Max Mara, per le quali realizza uffici, showroom ed esposizioni internazionali. Da qui all’industrial design il passo è breve, firma per aziende come Artemide e Fontana Arte. Nel 1986 ristruttura la Gare d’Orsay a Parigi, e chiunque di voi abbia visitato la Ville lumiére ha di sicuro passeggiato tra le sale di quello che è oggi il Musée d’Orsay. La mano è quella di Gae Aulenti anche per il recupero delle Scuderie Papali di Roma, oggi conosciute come Scuderie del Quirinale, uno degli spazi espositivi più belli della Capitale. Suo anche il progetto delle stazioni Museo e Dante della metropolitana di Napoli e delle relative piazze. Nel corso della sua memorabile carriera, è stata insignita della Legion d’Onore in Francia e del Praemium Imperiale del Giappone. Milano le ha dedicato la piazza del Centro Direzionale, progettata dall’argentino Cesar Pelli.

Ettore Sottsass

Non si può parlare di architetti italiani senza nominare Ettore Sottsass, non solo per le sue opere, ma anche per la sua vita. Classe 1917, Sposato con Fernanda Pivano per 25 anni, è stato incarcerato in Montenegro durante la guerra, « Avevo venticinque anni. Le condizioni previste per la vita di un giovane architetto borghese erano tutte, assolutamente tutte, saltate», raccontava. Arruolato nell’esercito di Salò, da cui poi fuggì disertando, dopo la guerra apre uno studio a Milano e frequenta numerosi artigiani, che gli apriranno la mente su tutto quello che può succedere quando utilizzi la materia. Fernanda Pivano lo introduce alla vocazione internazionale. Dai suoi racconti emergono viaggi in treno, di notte, in compagnia di Allen Ginsberg o conversazioni surreali con Hemingway a Cuba. In Italia, viene catturato dal design: prima con Poltronova e, in seguito, con Olivetti, per cui firma il primo calcolatore elettronico italiano e la famosa Valentine, la macchina da scrivere rosso fuoco, richiudibile in valigetta.

Massimiliano Fuksas

Geniale e controverso, Fuksas è certamente uno degli architetti italiani che più ha lasciato il segno negli ultimi anni. È noto ai più per la realizzazione del Centro congressi dell’EUR a Roma, che tutti conoscono come ‘La Nuvola’, un’opera tanto visionaria quanto di difficile realizzazione, a causa di ostacoli economici e polemici di ogni sorta. Romano, classe 1944, ha origini lituane e franco austriache, è stato insignito della Legion d’Onore francese e ha vinto il Grand Prix d’Architecture nel 1999. C’è la sua mano dietro la Fiera di Milano-Rho, la Vienna Twin Tower, il Centro Peres per la Pace di Giaffa a Tel Aviv, il grattacielo della Regione Piemonte a Torino. Tra le sue opere più spettacolari, oltre la Nuvola, spiccano Le Bolle di Bassano del Grappa (realizzata per i Fratelli Nardini, quelli della Grappa, per intenderci) e il nuovo terminal dell’aeroporto di Shenzen, in Cina.

Renzo Piano

Dire Renzo Piano o architetti italiani, all’estero, equivale più o meno a dire la stessa cosa. È lui il nome più rappresentativo della categoria nel mondo, forte di una vita dedicata alla curiosità. Pluripremiato (è l’unico italiano, insieme a Rossi, ad aver vinto il Pritzker, ma la lista di suoi riconoscimenti è lunghissima), ha dedicato e continua a dedicare la propria vita alla sperimentazione e all’innovazione. Da buon genovese, porta la leggerezza dell’aria di mare in tutto quello che fa, e i suoi capolavori non si contano. Il Centres Georges Pompidou di Parigi, che ha realizzato a 34 anni, è uno dei templi dell’arte più dissacranti mai costruiti. L’Auditorium Parco della Musica a Roma, tre enormi scarabei che custodiscono sale dall’acustica impeccabile, è realizzato con i materiali tipici della Capitale, travertino, legno, rame, mattoni rossi: oggi non è più solo uno spazio polifunzionale, ma una delle piazze di ritrovo più particolari della città. Il Centro Culturale Tjibaou, in Nuova Caledonia, quasi non si nota per come è magnificamente immerso nella natura. Lo Shard, a Londra, con i suoi 310 metri è l’edificio più alto dell’Unione Europea, studiato per contenere e riflettere la luce come un enorme cristallo. Tanti stili, un’unica mente.

 

Carolina Attanasio