Vittorio Gassman, il talento del Mattatore

9 agosto 2017 • Spettacolo • Di: • Visto: 488

«Il 29 giugno di 17 anni fa moriva Vittorio Gassman, attore e regista di cinema e teatro, apprezzato ed amato anche oltre i confini nazionali.»

Vittorio Gassman, nato Gassmann, è stato un attore, regista, sceneggiatore e doppiatore di grande successo, soprannominato “Il Mattatore” è considerato uno degli artisti più rappresentativi del cinema italiano. Nella sua lunga carriera ha vinto due David di Donatello, un Nastro d’Argento e un Leone d’Oro alla carriera. Nato a Genova nel 1922, è il secondo figlio del tedesco Heinrich, ingegnere edile, e di Luisa Ambron, casalinga di origini toscane.

«Il rapporto con mia madre è stato un rapporto sì strettissimo, ma non lo definirei un rapporto tanto amoroso quanto di complicità perché la nostra natura era la stessa. Questo ci portava a litigare ferocemente, e io ho avuto sempre una certa difficoltà ad accettare il viso di mia madre, così come ho faticato a lungo e tuttora fatico ad accettare il mio, perché ne conosco troppo le pieghe e l’uso che ne faccio per altri scopi».
Vittorio Gassman

Vittorio Gassman, che prese la prima cotta per una ragazzina dal nome Marta, «che pedinavo al ritorno da scuola perché faceva la mia stessa strada, giù per la scesa di via Nizza”, ebbe tre mogli, molte compagne e quattro figli, tra i quali non possiamo non citare Paola e Alessandro, entrambi attori con un discreto successo alle spalle.

Una vita privata piuttosto movimentata, e per la quale venne talvolta criticato aspramente: la disinvolta libertà nelle storie d’amore, nelle convivenze e nei matrimoni (cui aggiungere un annullamento presso la Sacra Rota), in effetti, non furono mai accettati né dall’opinione pubblica critica né da diversi addetti ai lavori. Stesso discorso per il suo iniziale ateismo, che in seguito lasciò comunque il posto a una fede molto personale. A questo proposito resta significativo, e simpatico, un piccolo dibattito con Alberto Sordi (qui il nostro ricordo sull’attore romano) sui temi dell’esistenza e della religione: a Gassman, che onestamente esternava i dubbi del pensante, Sordi con romanesca concretezza, replicò «A Vitto’, io ce credo. Hai visto mai?».

Tuttavia, se nella vita privata le sue scelte furono più vicine a quelle di un divo hollywoodiano, davanti alla macchina da presa Vittorio Gassman fu “Il Mattatore”, in assoluto uno degli attori più amati del cinema e del teatro italiano. In effetti, subito dopo il trasferimento a Roma, dove ancora molto giovane frequenta l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica, una volta debuttato a teatro ottiene il successo quasi subito, anche in virtù di Luchino Visconti, che scrittura un semi sconosciuto Gassman per il film Un tram che si chiama desiderio.

La filmografia di Vittorio Gassman è sconfinata: l’attore ligure, infatti, girerà moltissimi film rimasti nella storia italiana, difficile da sintetizzare e con tanti personaggi ormai storici. Dai film drammatici, come Il lupo della Sila di Coletti, al neorealismo di Riso Amaro di De Santis, in cui interpreta il ruolo di un lestofante. Ne L’armata Brancaleone di Monicelli, invece, interpretava uno sgangherato guerriero, mentre in L’arcidiavolo veste addirittura i panni di Belfagor in persona.

In Scipione detto l’Africano, nel frattempo, aveva prestato il volto a Catone, mentre tra le sue più celebri interpretazioni resta quella di Profumo di donna, in cui Gassman interpreta il cinico donnaiolo Fausto, un uomo non vedente che progetta il suicidio. Difficile dimenticarlo, poi, in C’eravamo tanto amati, dove “Il Mattatore” ha vestito i panni dell’avvocato arrivista Gianni. Ne La terrazza, invece, diventa il senatore Mario, mentre in La famiglia interpreta memorabilmente il capoclan di una famiglia della media borghesia romana. Simbolo di un’epoca, infine, c’è il suo Bruno Cortona, il cialtrone che viaggia da Roma a Viareggio in auto nel film Il Sorpasso.

A teatro, il primo grande amore che Vittorio Gassman non abbandonò mai del tutto, produce la versione completa dell’Amleto e opere rare come I persiani di Eschilo e il Tieste di Seneca. Vero perfezionista, odiava la dizione imperfetta o le inflessioni dialettali, pur essendo in grado di rendere perfettamente, quando richiesto, la maggior parte dei dialetti italiani.

In modo abbastanza coraggioso accettò la sfida di dirigere l’Adelchi, una delle opere meno note e meno facili di Alessandro Manzoni. La tournée di questo spettacolo raccolse mezzo milione di spettatori, attraversando l’Italia con il suo Teatro Popolare Itinerante.

Le sue produzioni teatrali comprendono molti dei più famosi autori del XX secolo, oltre a frequenti ritorni ai classici come nel caso di Shakespeare, Dostoevskij e dei grandi drammaturghi greci.

Vittorio Gassman fu uomo di intense emozioni e di grande onestà intellettuale; la sua autoironia e il suo notevole senso dell’umorismo lo portarono negli anni novanta a prendere parte a un programma televisivo nel quale, in maniera molto formale e seria, recitava documenti come la bolletta del gas, il menù del ristorante o gli annunci economici; “letture” che, con autoironia, venivano eseguite con la stessa abilità professionale e il tono elevato che lo rese famoso recitando la Divina Commedia di Dante.

“Ripenso alla sera prima che lui andasse via, quando mi disse «Ricordati di spengere la luce nel corridoio uscendo». È l’ultimo ricordo che ho di lui. E io spengo sempre la luce.”
Alessandro Gassmann

Argia Renda

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