Presepe napoletano: storia, personaggi e curiosità

8 dicembre 2016 • Viaggi • Di: • Visto: 9600

«Ci siamo addentrati nel bosco delle tradizioni, andando a scoprire il presepe napoletano, in tutte le sue sfaccettature.»

Vediamo insieme storia, curiosità e racconti sul presepe napoletano. Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio: il Natale è alle porte e tra qualche giorno le decorazioni usciranno dalle nostre cantine. Come ogni anno, torneranno a prendere vita per un breve periodo, portando un po’ di calore nelle fredde case invernali. Oltre al classico albero con le luci e le decorazioni più disparate, tra i simboli per eccellenza del Natale italiano, c’è sicuramente il presepe. Si tratta di una rappresentazione della nascita di Gesù che ha avuto origine da tradizioni medievali e che, da usanza tipicamente italiana, si è poi diffusa in tutti i paesi cattolici del mondo. Nel corso del tempo ne sono state realizzate diverse varianti, ognuna più o meno caratteristica per ogni regione ma la vera patria del presepe italiano è la città di Napoli.

“Ecco il momento di accennare ad un altro svago che è caratteristico dei napoletani, il Presepe […]; si costruisce un leggero palchetto a forma di capanna, tutto adorno di alberi e di alberelli sempre verdi; e là ci si mette la Madonna, il Bambino Gesù e tutti i personaggi, compresi quelli che si librano in aria, sontuosamente vestiti per la festa […]. Ma ciò che conferisce a tutto lo spettacolo una nota di grazia incomparabile è lo sfondo, in cui s’incornicia il Vesuvio coi suoi dintorni.”

– J.W. Goethe, Viaggio in Italia, 1787

 

La Storia
Il presepe napoletano, detto “o’ Presebbio”, è una vera e propria tradizione, tramandata di generazione in generazione. Oltre ad essere un simbolo religioso, è un inno all’artigianalità del capoluogo campano. Per questo motivo è amato anche dalle famiglie poco osservanti o addirittura laiche. Il presepe napoletano è infatti il luogo dove sacro e profano, spiritualità e vita quotidiana si incontrano e si fondono.

Il termine “presepe” deriva dal latino praesepe o praesepium, che significa mangiatoia. Il primo riferimento documentario di un presepe napoletano risale al 1025, e raffigura la classica scena cristiana della Natività, con il bambino nella mangiatoia, appunto, la Madonna, San Giuseppe, l’asinello e il bue. Solo nel ‘600 il presepe napoletano comincia ad ampliarsi, introducendo anche scene di vita quotidiana. Ed ecco quindi apparire le statuette delle popolane, i pastori, i venditori di frutta e verdura. Questa novità piace agli artigiani locali, i quali subito si sbizzarriscono, dando vita a figure di vario tipo, fino a raggiungere l’apice: il presepe napoletano vive il suo periodo d’oro nel ‘700. Questo divenne quindi il modello, sul quale si andarono poi, negli anni successivi, ad inserire ulteriori novità.

La Costruzione
Costruire il presepe napoletano è un vero e proprio rito. Si inizia in genere l’8 dicembre, tirando fuori dal ripostiglio la “base”, costruita da uno scheletro in sughero e in cartone poggiato su una tavola di legno. Poi si convoca una sorta di “riunione familiare”, nella quale si discute l’eventuale ampliamento annuale. Una volta decisi gli interventi da realizzare, si esce a caccia “del pezzo prescelto”.
Il presepe napoletano può essere realizzato in alcuni giorni o anche in tutto il periodo natalizio; l’importante è non inserire il bambinello prima dello scoccare della mezzanotte di Natale. Ma dove si vanno a cercare i nuovi pezzi? Ovviamente nel quartiere di San Gregorio Armeno, via del presepe napoletano per eccellenza, dove è impossibile uscire senza aver comprato ciò che si cercava.

San Gregorio Armeno
Si tratta della celebre strada degli artigiani, specializzati nella costruzione dei pezzi per il presepe napoletano, famosa in tutto il mondo. La strada, così come le botteghe, possono essere visitate tutto l’anno, trovando anche gli artigiani a lavoro, in alcuni periodi.

Siamo subito dopo Spaccanapoli, in una strada con decine di negozi, botteghe e bancarelle colorate.
Qui si può trovare di tutto per il presepe: dalle casette di sughero, di cartone in varie dimensioni, agli oggetti “meccanici” azionati dall’energia elettrica come mulini a vento o cascate, dalle statuine dei pastori in terracotta dipinti a mano, a quelli alti 30 cm con abiti in tessuto cuciti su misura. Ci sono anche i pastori venditori di frutta, di pesce, il macellaio e l’acquaiola; e ancora il pizzaiolo “robotizzato” che inforna la pizza, i classici Re Magi, la Sacra Famiglia, con il corredo di bue ed asinello, in tutte le dimensioni, fatture e prezzi. Accanto a queste figure, frutto della tradizione e del lavoro di generazioni, troviamo poi l’espressione dell’ironia napoletana. A partire dal ’900 gli artigiani hanno preso l’abitudine di “abbellire” il presepe napoletano con luoghi e personaggi legati alla contemporaneità

Oltre ai vari personaggi, sono in vendita anche basi già fatte. I prezzi delle statuine, così come delle strutture del presepe napoletano, non sono certamente economici. Ma non poteva essere altrimenti, considerata l’artigianalità e soprattutto la cura con cui vengono realizzati.

I Personaggi
Da tradizione, il presepe napoletano è ambientato nel ‘700. Ogni personaggio o parte della sceneggiatura, ha un suo proprio significato. Molti nascondono addirittura delle leggende.
Vediamone alcuni:

  • Benino o Benito, pastorello che dorme beato e che si pensa dia origine al presepe sognando; mai svegliarlo o il presepe potrebbe sparire!
  • Il vinaio, ricorda l’Eucarestia;
  • Cicci Bacco, retaggio dell’antica divinità pagana del vino, Bacco;
  • Il pescatore, ricorda simbolicamente San Pietro, pescatore di anime;
  • Zi’ Vicienzo e zi’ Pascale, i due compari, personificazione del Carnevale e della Morte;
  • Il monaco, simbolo dell’unione tra sacro e profano, che caratterizza il presepe napoletano;
  • La zingara, giovane donna, con vesti rotte ma appariscenti, prevede il futuro, anche la passione di Gesù;
  • Stefania, la leggenda narra che questa giovane donna, incamminatasi per far visita a Gesù, al momento della nascita, venne bloccata dagli angeli poichè non era sposata. Così avvolse una pietra in un drappo, facendo finta di portare in grembo suo figlio. Alla vista della Madonna, la pietra si trasformò in un bambino, chiamato Stefano (S. Stefano che si festeggia il giorno dopo Natale);
  • I venditori, sono almeno dodici, e rappresentano i mesi dell’anno: Gennaio, macellaio o salumiere; Febbraio, venditore di ricotta e formaggio; Marzo, pollivendolo e venditore di uccelli; Aprile. venditore di uova; Maggio, rappresentato da una coppia di sposi recanti un cesto di ciliegie e di frutta; Giugno, panettiere; Luglio, venditore di pomodori; Agosto, venditore di cocomeri; Settembre, venditore di fichi o seminatore; Ottobre, vinaio o cacciatore; Novembre, venditore di castagne; Dicembre, pescivendolo o pescatore;
  • Il fiume, simbolo della vita;
  • Le osterie, che, avendo negato ospitalità alla Madonna e a San Giuseppe, sono simbolo del peccato;
  • Il pozzo, si dice che a Natale non vada presa l’acqua dai pozzi, perché contiene spiriti maligni, provenienti dal centro della terra.

Presepi napoletani più famosi
Il presepe napoletano è anche espressione di arte. Proprio per questo motivo ce ne sono alcuni di una bellezza straordinaria, parte della nostra storia. Tra questi abbiamo il famoso Presepe Cuciniello, nel Museo di San Martino, e il Presepe del Banco di Napoli, più conosciuto come “Il presepe del Re” conservato a Palazzo Reale a Napoli.

Il primo è stato realizzato utilizzando i personaggi dei pastori donati dall’architetto Michele Cuciniello, che li aveva ereditati dal padre. Il presepe napoletano fu realizzato componendo varie scene, dette scene madri, tra cui le migliori sono senza dubbio la Natività, la Taverna e l’Annuncio. I pastori che lo compongono sono stati realizzati dai maggiori artisti del ‘700.

Il secondo, invece, comprende 210 figurine di pastori e 144 accessori vari, provenienti da presepi smontati e in larga parte venduti o dispersi agli inizi dell’Ottocento. La maggior parte dei pastori risalgono al Settecento e molti sono opera di grandi scultori napoletani. La scena è ricca di personaggi, situazioni e particolari della realtà quotidiana dell’epoca. La scenografia è quella che caratterizza il presepe napoletano, con la Sacra Famiglia posta sul classico scoglio di fronte ai resti di un tempio pagano, la Taverna e il ricco insieme di personaggi presi dai racconti biblici (come i Re Magi) o dalla tradizione popolare napoletana (come gli zampognari, i mercanti, il panettiere o il maniscalco).

Inoltre, in tutto il mondo, sono conservati ed esposti antichi esempi di presepe napoletano: basti pensare a quello del Museo nazionale bavarese di Monaco di Baviera, quello del Museo di Arte sacra di San Paolo del Brasile, quello del Metropolitan Museum di New York e quello del Museo delle Belle Arti di Rouen.

UN PRESEPE PER AMATRICE
Un’iniziativa benefica vede protagonista il presepe napoletano quest’anno: in occasione del forte terremoto che ha devastato la cittadina di Amatrice, gli artigiani hanno unito le loro forze per realizzare un presepe ad hoc. Questo sarà donato ad Amatrice come frutto di un lavoro collettivo.
Il presepe napoletano per la cittadina laziale, è grande 1 metro e mezzo per 80 centimetri di profondità, in stile Ottocento, con pastori in 12 e 7 centimetri.

Il presepe, però, è solo una delle tantissime tradizioni legate al Natale. Se volete scoprirne altre basta leggere qui, dove scopriremo insieme, da Nord a Sud, quali sono le usanze degli italiani nel periodo natalizio.

Chiara Rocca

                  

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