beach rugby
06 agosto 2018   •   Snap Italy

Beach rugby, la favola dei The Rockets tra sudore, fatica e divertimento puro

«I The Rockets, il beach rugby e la goliardia: tutto questo nel Campionato italiano di Beach Rugby.»

Il campionato italiano di beach rugby è organizzato dalla Lega Italiana Beach Rugby (L.I.B.R) e si sviluppa attraverso dei tornei in varie località durante i mesi di giugno e luglio. Quest’anno, ad esempio, i match si sono svolti a Nettuno, Firenze, Ostia, Castel Volturno, Terracina, Fregene e la finale presso Alba Adriatica. In ogni tappa vengono assegnati dei punteggi alle squadre in gioco, in base ovviamente alla classifica raggiunta e, alla fine di ciò, le prime dieci squadre classificate si sfidano al master finale. Anche quest’anno la finale è stata tutta laziale: Crazy Crabs vs Belli Dentro, e la vittoria è andata, ancora una volta, ai Crazy Crabs.

I terzi classificati, invece, sono stati i The Rockets Rugby Team, gruppo che nasce quest’anno all’interno della squadra della società sportiva US Primavera Rugby. Questi ragazzi si allenano sui campi del Flaminio Real a viale Tor di Quinto e portano con sé la gioia per questo sport, sicuramente non molto tranquillo! Il loro obiettivo primario è quello di giocare divertendosi fino allo sfinimento, con persone che condividono la loro stessa passione.

Ho avuto il piacere di intervistare Ettore Merendino, dirigente e giocatore dei The Rockets, che mi ha raccontato la loro storia.

Come nasce l’idea dei The Rockets?
L’idea dei The Rockets nasce a gennaio, dopo una riflessione sull’esperienza di alcuni ragazzi che avevano partecipato l’anno scorso al torneo di beach rugby. Ci ha conquistato l’idea di poter giocare tutti insieme anche durante l’estate. Ecco quindi che con altri della US Primavera Rugby abbiamo deciso di formare un nostro team così da poter partecipare a questi tornei in giro per l’Italia all’insegna del divertimento e del rugby.

Qual è stato il match più sentito?
La partita più sentita è stata quella con i nostri “cugini” Belli Dentro. Dico cugini perchè alcuni ragazzi della dirigenza giocano con noi nella US Primavera Rugby e questo crea una sana rivalità che fa bene allo sport e che fa sì che le nostre partite siano sempre molto sentite.

Cosa vi ha spinto ad andare avanti nonostante gli inciampi iniziali?
Come ogni progetto che nasce da una idea di tre giocatori, all’inizio le difficoltà sono state tante. Ad esempio, trovare degli sponsor, avere un progetto efficace per la maglietta oppure anche trovare dei giocatori che dessero la loro disponibilità per partecipare alle tappe. Ma tutte queste difficoltà sono venute meno dopo la prima tappa, perchè il piacere di giocare, lo stare insieme e il divertirsi sulla sabbia ha fatto sì che si creasse subito una chimica, una sinergia all’interno del gruppo che ha ci ha permesso poi di raggiungere il master finale al primo anno di partecipazione a questo torneo.

Cosa significa passare da essere solo un giocatore ad assumere ruoli di dirigenza?
È stata sicuramente una esperienza tutta nuova per me come per gli altri due ragazzi che con me hanno fondato il team. La curiosità inizialmente era tanta poi, però, il lavoro si è rivelato più faticoso del previsto sopratutto dal punto di vista della gestione del gruppo, nel creare un gruppo unito che insieme decida di andare avanti e di partecipare attivamente alla squadra. È stato difficile, perchè all’interno di un gruppo di trentacinque che si allenano tutti insieme durante l’anno e che poi si trovano anche i weekend estivi con il caldo a giocare sulla sabbia, si potevano creare dissapori interni. Invece, grazie alle nostre attività, tutto è andato per il verso giusto. D’altra parte il nostro intento era proprio quello di formare un gruppo unito che si potesse riconoscere nei The Rockets. Non è stato sempre semplice ma i risultati hanno ben ripagato ed un esempio è stato aver avuto il tifo sugli spalti.

Quali sono i prossimi obiettivi dei The Rockets?
Per l’anno prossimo c’è sicuramente l’obiettivo di riconfermare il terzo posto in classifica di questo torneo e, soprattutto, c’è il desiderio di riconfermare la nostra seconda squadra, i Razzi, e di farla arrivare al master finale. Siamo una grande famiglia e insieme vogliamo arrivare fino alla fine.

Cosa rappresenta per voi essere i terzi d’Italia? 
Arrivare terzi in Italia è stato un ottimo risultato e siamo sicuri che rimarrà nella nostra storia personale, considerando che era il primo anno che partecipavamo. Ci sta un po’ di amaro in bocca per la semifinale persa, ma ciò non è altro che uno stimolo per far meglio il prossimo anno con entrambe le nostre squadre.

Riguardo alle serate post torneo, cosa ci racconti?
Le serate sono una delle attrazioni più divertenti del beach rugby, fin dagli inizi. Si ricordano esperienze meravigliose in quel delirio di Spina, a Senigallia e ovviamente la serata regina del master. La cosa bella e che rispecchia pienamente i valori del beach rugby, è che anche se in giornata ci si scontra sul campo, tutto questo si trasforma in goliardia totale durante la festa post torneo. A volte si esce un può fuori dai limiti per il tanto entusiasmo. Non so se è il caso di raccontare qualcosa di più specifico… Tutto sommato, penso che sia meglio concludere così: NO COMMENT!

Chiara Famooss