21 Aprile 2016   •   Snap Italy

Sartoria Utopia, libri cuciti a mano per poesie senza tempo

«Una chiacchierata con le poetesse di questa capanna editrice attraverso colori, sartorialità e Utopini, la nuova collana per bambini e adulti illuminati»

 

Sartoria Utopia è una capanna editrice che progetta, stampa e cuce a mano libri di poesia dai più interessanti autori della scena contemporanea. Nata quattro anni fa dall’idea delle due poetesse, artigiane e mamme Manuela Dago e Francesca Genti, si è affermata negli anni come casa editrice unica nel suo genere. A contraddistinguerla sono la sartorialità, la tiratura non industriale, lo stile con cui mescola poesia, colori, materiali e creatività per dare vita a quelli che sono dei veri e propri libri-oggetto. Raccolte fatte a mano e a tiratura limitata che, a partire dalla copertina fino al minimo dettaglio, rispecchiano la vivacità e il carattere dei testi che custodiscono. 

Negli ultimi anni, le sarte utopiche hanno collaborato con i nomi più vivaci della scena contemporanea italiana, e è da poco andata alle stampe la collana Utopini, libri per bambini e adulti illuminati. Nel loro catalogo, oltre ai colorati libri si trovano calendari, magliette e altri piccoli oggetti preziosi, tutti realizzati con pennelli, acrilici, serigrafia, ago, filo e parole, nel segno della vivacità e dell’unicità.

Abbiamo contattato le due sarte utopiche, e con una chiacchierata ci siamo un po’ immersi nel loro mondo.

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Cominciamo con le presentazioni: chi sono le due creative che stanno dietro a Sartoria Utopia? Cosa fanno nella vita e come è iniziata la loro poetica avventura?
Eccoci, siamo Francesca Genti e Manuela Dago, entrambe poetesse, artiste, artigiane e mamme. Ci siamo conosciute a Milano molti anni fa, dalla nostra amicizia e dalle nostre affinità nel 2012 abbiamo dato vita a Sartoria Utopia.

Qual è l’iter produttivo che seguite quando create una nuova raccolta? Da dove partite e come arrivate al prodotto finale?
Di solito partiamo da un’idea, contattiamo gli autori che vogliamo coinvolgere nel progetto, quindi cominciamo a elaborare la parte grafica e la resa materica del libro, che devono rispecchiare lo spirito del contenuto. Quando abbiamo in mano il testo impaginato e stampato allora è la volta della produzione manuale dei volumi, tutti i passaggi infatti vengono eseguiti artigianalmente da noi: serigrafia o collage della copertina, incoraggio delle varie parti, bucatura e cucitura del libro.

Vi definite una capanna editrice. Perché?
Capanna editrice un po’ per la natura artigianale del progetto e un po’ per i nostri numeri, in controtendenza rispetto all’editoria classica, facciamo pochi libri l’anno e le nostre tirature sono di 200 copie al massimo.

Creare libri unici come i vostri richiede tempo. Quanto impiegate per la tiratura di ogni raccolta?
Non c’è mai un tempo predeterminato, ma diciamo che per una tiratura di 200 copie spendiamo in medi 2 mesi di lavoro.

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Il vostro ultimo progetto è “Utopini, libri per bambini e adulti illuminati”, la raccolta per i più piccoli che era in cantiere già da qualche tempo. Di cosa si tratta e quali autori sono coinvolti?
Utopini è la nuova collana per bambini e adulti illuminati, di cui andiamo molto orgogliose. Sono libri in cui il bambino è protagonista, ma insieme a lui lo è anche l’adulto, che in quel momento sta leggendo la storia e facendolo la sta in qualche modo interpretando per il bambino. I titoli in questo momento sono due: L’orlo del vestito, di Silvia Salvagnini, poetessa e illustratrice. Un gioioso inno alla libertà, una poesia dedicata alle bambine di tutte le età, un piccolo manifesto post femminista da leggere e appiccicare sui muri di casa per sentirsi più audaci e leggere. Il mio bambino mi ha detto, con una poesia di Francesca Genti illustrata da Manuela Dago. Un libro che riscopre la voce del nostro bambino interiore, l’infanzia come radice dell’esperienza a venire, territorio fertile, pieno di saggezza e stupore, da ripercorrere per farsi ispirare, riconquistando il senso del magico e dell’avventura che alberga in ognuno di noi.

Da dove nasce l’idea di avvicinarsi al mondo dei bambini? Quali sono i buoni propositi di Utopini?
Da quando siamo diventate mamme la nostra sensibilità al tema è aumentata molto e il nostro intento con Utopini è di pubblicare storie che possano prestarsi a letture su vari livelli avvicinando bambini e adulti.

                 il mio      orlo vestito

 

Il filo rosso che avvolge ogni creazione di Sartoria Utopia è la vivacità. In quali dettagli troviamo i tratti salienti di questa caratteristica?
Sicuramente nella grafica della copertina e nella scelta dei colori dei vari materiali, come carta, tela e filo.

Parliamo del vostro rapporto con i poeti e con la poesia: come scegliete gli autori da inserire nelle vostre raccolte? 
Essendo nell’ambiente da molto tempo, conosciamo abbastanza bene la scena poetica italiana, da lì solitamente attingiamo, ma siamo aperte a nuove scoperte e leggiamo sempre volentieri nuovi autori.

Quella delle Sarte Utopiche è un’impresa unica nel panorama editoriale italiano: l’iter produttivo è diametralmente opposto a quello industriale. Questa caratteristica si è dimostrata un punto a favore o a sfavore per la vostra impresa?
Sicuramente gioca molto a nostro favore quando si tratta di farci notare: le persone apprezzano tantissimo i libri fatti a mano, ne comprendono il valore aggiunto e difficilmente si scordano di noi. Può essere un punto a nostro sfavore se invece lo guardiamo con l’ottica dei numeri: le tirature sono limitate e non possiamo essere presenti fisicamente sul territorio come vorremmo, anche se con internet ormai non ci sono più limiti, abbiamo infatti il nostro sito da cui vendiamo ovunque.

Chiudiamo la chiacchierata facendo un passo indietro. Torniamo al nome: perché Sartoria Utopia?
Sartoria semplicemente per la sartorialità dell’esecuzione materiale dei libri. Utopia perché è un progetto che non vuole rimanere relegato all’ambiente puramente letterario o degli addetti ai lavori, ma tracimare usando la poesia, la carta, il colore, i pennarelli, gli acrilici, le matite e il filo di lino: cosa c’è di più utopico di questo?

 

Giulia Capozzi