Riviste di moda
03 agosto 2016   •   Raffaella Celentano

Riviste di moda italiane: la storia nascosta tra i merletti

«Snap Italy oggi vuole farvi ripercorrere una storia particolare: quella delle riviste di  moda italiane, che nel corso dei secoli hanno raccontato la storia d’Italia descrivendone tendenze, cambiamenti e avvenimenti»

Tantissime ragazze sognano di passeggiare lungo la 5th Avenue, sorseggiando un frappuccino di Starbuck’s e con una copia di Vogue sotto il braccio. Ma quello che molti non sanno è che dietro le pagine delle riviste di moda si nasconde un mondo, ricco di storia e cultura.

Sin dal ‘700 le pagine dei periodici femminili hanno accompagnato donne di qualsiasi epoca ed estrazione sociale, guidandole attraverso diversi periodi storici e cambiamenti socio-culturali. Insomma, la storia del mondo, e d’Italia, si nasconde tra i merletti, all’interno delle riviste di moda.

Percorriamo insieme questa incredibile storia, fatta di riviste, articoli, e importanti giornalisti…

Tutto inizia nel 1786: a Milano viene pubblicato il Giornale delle nuove mode di Francia e d’Inghilterra (1786-1794), mentre a Venezia nasce il periodico La donna elegante ed erudita (1786-1788). Entrambe le riviste prendevano ispirazione dai periodici francesi, e proponevano alle loro lettrici bozzetti e brevi articoli per presentare e commentare le mode provenienti da Parigi e Londra. In seguito, a Milano vedono la luce altre due importanti riviste, La Moda Il Messaggero delle Mode, mentre a Napoli va in stampa L’Archivio delle curiosità.

Bisogna aspettare il 1804 per vedere la nascita della prima grande tra le riviste di moda. Stiamo parlando del Corriere delle dame (1804-1874), fondato a Milano da Carolina Arienti. Ispirata a Les Journal Des Dames Le Cabinet de la Mode, la rivista conteneva articoli di letteratura, moda e costume, ma ben presto si aprì anche ad argomenti di attualità, impegno civile e perfino di politica. Il peso del Corriere nella storia della stampa periodica è dovuto al fatto che il giornale, partendo da argomenti “leggeri” come la moda, toccava poi temi importanti e di grande spessore. Dall’uso del corpetto si arrivava alle problematiche legate alla salute delle donne, e ancora parlando di cosmetici ci si concentrava sull’importanza della preparazione intellettuale – oltre che estetica – delle donne. Inoltre, in concomitanza con l’avvento dei moti risorgimentali, la stampa femminile si fa portavoce di importanti problemi sociali e politici, soprattutto perché tali riviste non erano, almeno all’inizio, bersaglio delle censure politiche.

Tra le altre riviste di moda dell’Ottocento, ricordiamo Cordelia, foglio settimanale per le giovinette d’Italia (1881-1942), ideato come foglio pedagogico per “educare le giovinette”. Molte donne si susseguirono alla guida del giornale, che diventerà sempre più importante nel panorama della stampa periodica femminile e di occuperà di moda, costume, teatro, letteratura e attualità.

Facciamo un salto in avanti, e arriviamo al 1905, anno di fondazione del periodico La Donna (1905-1968). Rivista quindicinale, poi mensile e infine bimestrale, nasce a Torino ad opera di Nino G. Caimi, come supplemento illustrato de La Stampa La Tribuna. La rivista si occupava di moda, narrativa e attualità femminile.

Due anni dopo vede la luce Vita femminile italiana (1907-1913), fondata a Roma da Sofia Bisi Albini. Nel 1914 il periodico muta il proprio nome in Rivista per le signorine. Molto poco mondana, al contrario di molte altre riviste di moda, si presentava più che altro come un foglio per combattere i pregiudizi contro le donne.

Il Corriere delle Dame sarà di grande ispirazione per molte riviste di moda italiane. Tra queste ricordiamo L’Almanacco della Donna Italiana (1920-1940), pubblicato a Firenze per iniziativa dell’editore Enrico Bemporad. Il periodico attraversa tutto il ventennio fascista, divenendo testimone diretto del rapporto delle donne con il Regime, e facendosi portavoce dei cambiamenti, le crisi e le novità riguardanti la cultura femminile del tempo. L’immagine della donna presentata dall’ Almanacco è, sorprendentemente, molto complessa e articolata, a tratti quasi contraddittoria: si parla di una donna emancipata e impegnata a livello civile, ma allo stesso tempo romantica e sognatrice; abbiamo, poi, una accanto all’altra, la lettrice casalinga e la donna lavoratrice, e ancora “l’angelo del focolare” insieme alla donna militante fascista. Insomma, si tratta si un periodico variegato e complesso, che annovera nei suoi archivi le celebri firme di Gabriele D’Annunzio, Irene Brin e Silvia Bemporad.

Restando ancora negli anni ’20, è bene ricordare la rivista LIDEL (1919-1935), fondata a Milano dalla giornalista Lydia De Liguoro. Il suo titolo,oltre ad essere lo pseudonimo della fondatrice, si presentava come un acrostico delle diverse rubriche presenti nel periodico: Letterature, Illustrazioni, Disegni, Eleganza, Lavoro. Ed erano questo il programma seguito dai redattori della rivista patinata. Tra gli altri, ricordiamo i nomi di Massimo Bontempelli, Grazie Deledda, Amalia Guglieminetti, Luigi Pirandello, Margherita Sarfatti e Carlo Carrà. 

Andiamo avanti, fino al 1933, anno di nascita di Lei (1933-1938 e 1946-1961), che nel 1938 – in seguito alla campagna del regime fascista contro l’utilizzo del lei – diventerà Annabella. Nell’immediato dopoguerra le due testate si affiancheranno, e Lei sarà pubblicato ogni martedì, affrontando temi quali moda, costume, attualità e problematiche legate alla condizione femminile.

Arriviamo, ora, al periodico più famoso e di successo della storia italiana: stiamo parlando di Grazia (1938-…). Il suo stile raffinato, con una grafica pensata per il pubblico femminile ne hanno decretato un successo immediato. L’argomento principe è, ovviamente, la moda, passando per viaggi, hobby, attualità e i dialoghi con i lettori. Testimone dei cambiamenti storici attraversati dall’Italia, oggi il suo target di riferimento è composto da donne in carriera, attente all’attualità e incuriosite dalla moda. Inoltre è edita, in licensing, in più di dieci paesi, tra cui Francia, Gran Bretagna e Russia.

Nel 1962, poi, alcuni giornalisti del Corriere della Sera fondano il settimanale Amica, rivista di moda e attualità. Il nome fu proposto dal grande inviato del Corriere Dino Buzzati, mentre la copertina del primo numero fu dedicata a Sophia Loren. Il periodico ha attraversato gli anni ’70, parlando anche di emancipazione e femminismo, e poi nel 1979 la direzione passò per la prima volta ad una donna, Giovanni Mazzetti.

Passiamo ora ai supplementi: nel 1996 anche il quotidiano La Repubblica si dota di un inserto dedicato al pubblico femminile, D – La Repubblica delle Donnesupplemento del sabato che si occupa di moda. lavoro, società e cultura. Ancora, nel 2006 è stata la volta del supplemento mensile Velvet. Il primo numero ha avuto una tiratura di ben 500.00 copie, che sono poi passate alle 100.00 mensili. La grafica iniziale è stata restaurata, diventando molto più raffinata, e con un formato minore. Nel 2011, inoltre, sono stati aumentati gli spazi dedicati ad attualità, inchieste e personaggi.

Raffaella Celentano