italian stories
01 Giugno 2017   •   Carolina Attanasio

Italian Stories, il grande racconto dell’artigianato italiano

«Ho fatto due chiacchiere con Eleonora Odorizzi di Italian Stories e con sei artigiani del miglior made in Italy possibile, quello vero. Leggete e poi ditemi se non volete diventare artigiani anche voi»

Ve lo dico subito: questo è un articolo di parte. Seguivo Italian Stories da un po’ e, quando ho letto che sarebbero stati ospiti del progetto Borghi – Viaggio Italiano a Roma (ne ho parlato qui), mi sono catapultata alle Terme di Diocleziano, sfidando il temporale e arrivando in condizioni pietose, degne del miglior giornalismo d’assalto. Eleonora Odorizzi, una dei founder del progetto, mi ha guardata come avrebbe fatto mia madre vedendomi così, ha capito le mie buone intenzioni e si è sciolta, coi suoi bei occhi chiari, nel raccontarmi tutto di Italian Stories (qui il sito ufficiale). Già che c’ero, ho importunato i sei artigiani presenti, ho provato a realizzare un foglio di carta con Andrea, ho tentato di farmi assumere come mosaicista da Leonardo, ho riso e ammirato il lavoro di tutti gli altri, gente che ha rinunciato a vite sicure per inseguire la propria passione, che sa tutto del mestiere e rappresenta fieramente il territorio da cui proviene. Li troverete nel piccolo video all’interno dell’articolo.

Il mio entusiasmo per queste persone è imbarazzante, lo scrivo a caldo, sono il made in Italy allo stato puro. Buona lettura.

Chi siete? Da dove venite? Perché Italian Stories?

Siamo tre soci che sono partiti con questo progetto tre anni fa e da allora abbiamo lavorato con diversi collaboratori, adesso abbiamo uno sviluppatore, un responsabile marketing e una rete di Storyinders/fotografi in tutta Italia, che ci aiuta nel momento in cui qualche artigiano entra a far parte della nostra rete. Per ogni artigiano facciamo un servizio fotografico dedicato, per cui questi Finders ci aiutano nella definizione della storia, perché ci siamo resi conto che i contenuti condivisi sul web erano pochissimi. Questo lavoro è importante per far girare le storie, le persone che sono dietro a questo mondo. Di base siamo in Trentino, a Riva del Garda, ma lavoriamo un po’ con tutta Italia grazie alla nostra rete. Italian Stories nasce dalla constatazione che questi due grandi asset del nostro paese, artigianato made in italy (che troppo spesso è conosciuto solo come marchio e non come realtà artigianale che non sia quella dei grandi brand del lusso) e il turismo non avevano mai avuto un punto di incontro strutturato sul web. Quello che abbiamo fatto è stato unire questi mondi, attraverso i social e il crowdfounding, mezzi del contemporaneo che hanno creato una rete di laboratori che fossero disponibili a ospitare visite e workshop, che rappresentano non solo l’artigianato ma anche del territorio, perché crediamo che gli artigiani siano un ottimo strumento di conoscenza del luogo.

Qual è il punto di forza di Italian Stories?

Gli artigiani sono tutti, giovani e meno giovani, appassionati del loro lavoro, inoltre hanno una conoscenza profonda del posto da cui provengono e di quello che c’è prima e dopo il loro lavoro, tradizioni secolari a cui aggiungono il proprio tocco personale. Da parte di Italian Stories c’è la capacità di raccontarli con uno stile riconoscibile, dove ognuno ha la possibilità di conservare le sue caratteristiche di personalità e, al contempo, tutti sono accumunati dallo stesso tipo di racconto. Un modo diverso di parlare dell’artigianato, collettivo e non dispersivo, certamente influenzato dal fatto che l’artigianato è la nostra passione. Un network che lavora su tutta Italia crea degli incroci sia tra chi visita i laboratori che tra gli artigiani stessi, fa da collante.

Gli artigiani approfittano di questo network per conoscersi meglio tra loro?

Sì, assolutamente, si cercano tra di loro e rafforzano il loro senso di appartenenza, che non è più quello legato alle corporazioni, ma al mondo dei piccoli produttori, che mantengono vivi i tessuti sociali dei borghi, come succede anche a Venezia, dove è la rete di artigiani a tenere vivo il tessuto autentico della città. L’artigianato è una cosa che, in Italia, ha caratterizzato la vita sociale per secoli, da qualche decennio c’è una frattura molto forte che sta facendo perdere non solo la conoscenza e le capacità, ma proprio quel tessuto umano che ha fatto tantissimo, se pensi anche Firenze è cresciuta sull’artigianato, così come tanti dei nostri borghi.

Tra l’altro, il tessuto artigianale italiano è molto forte e variegato, dalla lavorazione di un oggetto puoi capire da quale parte d’Italia proviene, giusto?

Certo, ci sono delle caratteristiche legate alle tradizioni culturali, ma anche materiche del posto, pensa alla Beretta, non è nata lì per caso (nella provincia di Brescia, ndr), ma perché per millenni in quell’area si è lavorato il metallo, la conoscenza della lavorazione arriva dal neolitico, non proprio dall’altro giorno, ecco. Anche nel posto dove ci troviamo oggi, le Terme di Diocleziano, ci sono tantissime storie di artigiani – magari immigrati secoli fa – che hanno portato le tradizioni del loro posto all’interno dell’Impero romano, creando contaminazione che poi ha preso tanto dal territorio italiano, evolvendosi.

Certamente il vostro è, in primis, un lavoro di ricerca. Come fate a scovare l’eccellenza tra le tante proposte artigianali?

Delle volte ci vengono fatte delle segnalazioni, altre volte invece collaboriamo con realtà locali, come associazioni di categoria, enti e comuni. Facciamo dello scouting, ma molto spesso sono gli artigiani a chiederci di far parte di Italian Stories e lì seguiamo dei criteri di selezione compatibili con il taglio del nostro progetto.

Per il lavoro che fate, vi sentite un po’ dei paladini, dei difensori delle tradizioni artigianali?

No, ma certo che no, che domande (la faccia è quella della supereroina di cui viene svelata l’identità, ndr) ! No, dai, in effetti un po’ sì, non siamo partiti proprio con questa idea ma è finita così, delle volte ci sono successe cose anche più grandi di noi, per esempio quando c’è stata l’alluvione in Liguria, ci hanno contattato chiedendo di aiutarli, purtroppo siamo una realtà piccola, sappiamo utilizzare bene la comunicazione ma non abbiamo poteri speciali. Tanti si fidano di noi, anche dall’estero, ci contattano per ringraziarci, grazie a Italian Stories hanno scoperto le piccole realtà e gli abbiamo fatto venire voglia di organizzare un viaggio apposta per visitare gli artigiani, comprare la vera lavorazione locale.

La nuova tendenza del turismo è scoprire le piccole realtà come i Borghi d’Italia, chi è il turista medio che sceglie di visitare gli artigiani di Italian Stories?

Certamente chi ci segue ha un interesse culturale molto alto, tuttavia il target è veramente eterogeneo. Una cosa di cui ci siamo accorti è che chi visita i borghi spesso lo fa per andare proprio da quell’artigiano, che diventa la destinazione del viaggio, credo che questo sia un dato interessante. Un signore della Tasmania ha progettato il suo intero itinerario in Italia basandosi sugli artigiani che voleva visitare, ha visto il Paese com’è davvero.

Progetti futuri?

Eravamo partiti tenendoci strettamente sugli artigiani, per differenziarci, adesso che siamo riconoscibili stiamo considerando anche il food e diverse realtà pubbliche e private. Stiamo lavorando a una mostra con le storie degli artigiani e all’ampliamento della loro rete.

Carolina Attanasio