el rana
28 novembre 2018   •   Anita Atzori

El Rana gioielli, la storia di chi ce l’ha fatta…

«Sono gioielli ma in realtà pezzi di cuore. Da Arezzo la storia di El Rana, uno dei brand made in italy di gioielli artigianali più famosi in Europa. A tu per tu col fondatore!»

Spesse volte siamo abituati a pensare che le favole non esistano più per davvero. Un po’ per malinconia e un po’ perché forse i tempi non sono proprio dei migliori. Ed è con questo articolo oggi che noi di Snap Italy vogliamo farvi ricredere, perché certo la situazione economica attuale non vi aiuta, e forse nemmeno il clima sociale di questo ultimi anni di crisi italiana. Ma la verità è che se siete giovani a tutto c’è un rimedio. Se siete sognatori ancor di più. La favola che oggi vi raccontiamo è quella di El Rana, un marchio di cui sicuramente avrete già sentito parlare e una storia che invece non a tutti sarà nota. Pensate davvero che per i sogni non ci sia più spazio in questa contemporaneità per quanto innovativa ancora debole? Beh, noi siamo qui a dirvi che col talento non potrete costruire castelli, ma se non altro un piccolo scrigno di idee e soddisfazioni che con tanto sacrificio potrebbe diventare la storia più bella degli ultimi anni.

E questo ce lo conferma Simone, originario di Arezzo, ma in realtà cittadino del mondo per scelta. El Rana non è un semplice marchio di gioielli, e no se state pensando che tutto questo possa essere fuori dalla vostra portata dovete innanzitutto arrivare fino alla fine per ricredervi e dire “Wow, forse anche io posso farcela”. Prendete una passione, trasformatela in progetto e subito dopo coltivate i suoi frutti. Certo non spunteranno dopo ore, ma forse tra qualche anno, potrebbero essere la scintilla giusta per accendere il fuoco. El Rana è tutto ciò che parla di calore, di fiamma ardente, di aghi e inchiostro o se più vi piace di arte, velieri ed ex voto. Ancore, teschi ed immagini religiose per collegare due mondi – il sacro e il profano – apparentemente così lontani e in realtà tanto vicini. E non c’è bisogno di descrivervi la bellezza di questi gioielli artigianali, di questi simboli così rappresentativi e di questo mondo così misterioso; vi basta conoscere El Rana o semplicemente indossare anche solo per un secondo un suo anello. Non avete al dito una fede nuziale ma forse qualcosa che più di ogni altra vi legge l’anima e lo spirito. Abbiamo fatto due chiacchiere proprio con lui, per raccontarvi questo fantastico brand e conoscere più da vicino la vita, i sogni e le aspettative di chi in tutto questo marasma è riuscito a dire “Io ci provo”.

Simone, originario di Arezzo, ma in realtà cittadino del mondo. Da chi la passione per l’arte e i tatuaggi?
Sono nato ad Arezzo, classe 1973. Nemmeno quindicenne, dopo la morte di mio padre, ho interrotto gli studi per andare a lavorare in una azienda orafa, come era di consuetudine nella mia città. In quegli anni è nata la mia curiosità per il tattoo. Proprio un mio compagno di lavoro mi ha dato il contatto di Maurizio Fiorini di Firenze, dove mi sono fatto fare il primo tatuaggio professionale. Da li tutto è stato rapidissimo. Era il 1990 e i 28 anni successivi sono passati in un secondo… D’altronde quando una cosa ti piace e la fai volentieri non sembra un lavoro. Dopo il primo tattoo ho subito chiesto a Mauro di essere il suo ragazzo di bottega e nei successivi quattro anni ho saldato aghi, pulito lo studio ed iniziato a tatuare. Ma… dopo un po’ mi sono reso conto che non era il mio lavoro, e ho deciso di appendere la macchinetta al chiodo. Dovevo però rimanere in questo mondo, mi piaceva troppo. Per la prima volta non mi sentivo giudicato da nessuno ed è stato in quel momento che mi sono detto “faccio quello che so fare.. i gioielli”. Usando i temi a me cari del tattoo world era un po’ come tatuare no? Tutto è iniziato così, per gioco, in una città che mi stava stretta a 17 anni ma che ora amo per la sua calma e tranquillità, in un mondo quello del tatuaggio  che in quasi trent’anni è passato dall’essere mal visto all’essere di moda. Alive … io ci sono ancora!

El Rana non è proprio un marchio comune di gioielli, perchè l’idea di un ex voto e non una perla o qualsiasi altro simbolo?
Sono sempre stato affascinato dal sacro. Collezionista di sacri cuori e di stampe religiose il passo è stato breve. Riprodurre su argento ciò che mi piaceva e che avrei indossato volentieri. Tutta la mia collezione, sempre in cambiamento, parla di me, della mia vita, dei miei viaggi ed è creata e prodotta interamente a mano nella mia città.

Dalla Toscana per finire in tutta Italia e addirittura in Olanda e Spagna. Qual è la mission dell’azienda El Rana?
Non ho obiettivi, io continuo, affiancato dal mio staff, a lavorare a testa bassa tutti i giorni. Faccio ciò che mi piace, oggi non sono più uno “sfigato” come anni fa, “faccio tendenza” e per questo molti si sono ispirati  a me. Noi continuiamo a fare ciò che ci piace e lo vendiamo dove ci cercano. Europa, Usa e Oriente, siamo costantemente On The Road !

Religione, tatuaggi,arte e un pizzico di moda alternative, da cosa nasce questo progetto?
A questa domanda ho già praticamente risposto! Tutto ciò che vedete non poteva essere differente perchè tutto quello che vedete sono io. Come dicevo prima, da disadattato a cool, non so cosa sia meglio! (ride, ndr)

C’è qualche creazione che ti è rimasta nel cuore più delle altre?

Che domanda difficile. Sono molto legato agli skate da noi customizzati, anche quelli sono nati per gioco e ne vado ad oggi molto fiero. Nella gioielleria mi ricordo il primo anello col dente in cui ho scritto “via il dente via il dolore” in latino. Amo le citazioni ed i proverbi, ma comunque tutto ciò che faccio mi piace ed è per questo che mi affeziono sempre a quello che produco.


Tornando indietro cosa faresti e cosa invece no?
Rifarei tutto ciò che ho fatto, esperienze positive e non, mi hanno fatto diventare la persona che sono oggi. Ora sono contento, nel bene e nel male, di come sono.

Cos’ha El-Rana che altri brand di gioielli non hanno?
Non sta a me giudicare. Potrei dire le idee? Forse… visto che siamo copiati in larga scala, ma rispondo il cuore, tutto ciò che facciamo viene fatto con il cuore, senza pensare ai risultati.

Come ti immagini tra 5 anni?
Come mi immagino, beh spero come adesso. Sempre a lavoro, magari con un po’ più di tempo per me e la mia famiglia. Ho la fortuna di avere dei fantastici collaboratori e devo solo imparare a delegare un po’ di più. Per il resto che dire? Io sono felice perciò mi adopererò affinchè tutto continui così.

I valori in cui credi fermamente.
Ama e fai ciò che vuoi. Cerco di applicare sempre queste regole, se ami vuol dire che rispetti il prossimo e non ti approfitti in generale delle persone, o almeno ci provo. Sicuramente a volte sbaglio, sono un essere umano, ma ci provo. Spero che quando non ci sarò più le persone abbiano un bel ricordo di me.

Cos’altro vorresti dire a chi ora sta leggendo questa tua intervista?
Mi ritengo una persona fortunata e anche brava, che ha saputo fare nella maniera giusta ciò che si doveva fare. Vorrei però ringraziare tutte quelle persone che hanno percorso questo cammino con me, che mi hanno aiutato e sostenuto, e che sono state davvero importanti in questa diffcile strada  sino ad oggi. Mia moglie Rossella, senza di lei avrei fatto ben poco nella mia vita. Mia figlia Petra, che mi fa sempre sorridere, anche quando la vita ti mette a dura prova. Mia mamma, sempre presente. Leonardo e Massimo, da più di quindici anni sempre al mio fianco! I miei collaboratori attuali e passati: Alessandro, Diego, Cristina, Giulia, Alessio e tutte le persone che hanno lavorato duro per poter fare sempre oggetti di qualità e buon gusto. Mao, Franco, Andrea, Carlo, Mallo, Gippi, Maurizio, Robert, Miki, Marghe e chi come loro ha sempre creduto in me regalandomi il loro tempo, i loro spazi e la loro fiducia. Grazie a tutti voi.

Anita Atzori