22 Aprile 2016   •   Redazione

Alla scoperta degli amori letterari più belli

«Cortese, sognato, ardente, dannato: non c’è dimensione spazio-temporale che tenga quando si parla di Amore»

La nostra letteratura pullula di esempi virtuosi sulla trattazione di questo tema: l’Amore è un filo rosso che, secolo dopo secolo, riesce ad ispirare poemi, romanzi, poesie. Ma cosa succede quando si getta una luce sull’Amore vissuto? Oggi non voglio parlarvi di retorica, di clichè e di romanticismo aureo. Oggi voglio parlarvi di amore crudo, quello nel quale tutti ci imbattiamo, quello che anima le nostre vite, che le smuove, le guida. Oggi voglio parlarvi dell’amore attraverso le parole più belle delle grandi personalità che hanno fatto la storia della nostra cultura, cercando di raccontarvi ciò che si cela dietro all’Artista e mettendo in luce l’Uomo.

Carteggio D’Annunzio – Duse

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L’amore tormentato tra il Vate Gabriele D’Annunzio e la Divina Eleonora Duse ha fatto molto parlare di sé. Dal denso scambio epistolare tra i due emergono molti dettagli di questa struggente storia d’amore: la forza del sentimento (nonostante la contrarietà di qualche detrattore) è innegabile, la passione che li legava indescrivibile, ma la Duse soffriva i ripetuti tradimenti di lui.

Il Vate, notoriamente avverso al principio della fedeltà, rispondeva così alla manifesta gelosia della Divina: “Tu sei, e sarai sempre il mio incantesimo solare e hai fatto sboccare nella mia anima fiumi di poesia. Ma io sono un uomo di disordine, e voglio rimanere tale perché il mio stile è di non contrariare mai la mia natura. Che a volte è fatta di salotti, battute di caccia e corteggiamenti alacri di donne disponibili”. I due, legati da un connubio artistico oltre che amoroso, restarono uniti, tra alti e bassi, circa dieci anni. Dopo la malattia e la morte della Duse, il Vate ha vissuto momenti di rimpianto e sgomento, tant’è che le sue parole dopo aver appreso la notizia furono “è morta quella che non meritai”. La corrispondenza tra i due è ampiamente dibattuta in “Come il mare io ti parlo”, a cura di Franca Minnucci.

Carteggio Calvino – De’ Giorgi

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“Gioia cara,vorrei una stagione in cui non ci fossi per me che tu e carta bianca e voglia di scrivere cose limpide e felici”. È questo il desiderio che animava il cuore di Italo Calvino, una delle colonne portanti della nostra letteratura, espresso in una missiva rivolta alla sua Elsa De’ Giorgi. Il suo carteggio con la donna, portato alla luce nei primi anni ’90, è definito da molti come il più bello del Novecento italiano e svela delle sfumature dell’animo dello scrittore davvero caratteristiche. Il ricco carteggio, infatti, rivela un lato dell’Artista ben lontano da Il midollo del leone e dal “favolista” che noi tutti conosciamo: nelle lettere con la De’ Giorgi, Calvino sembra togliersi ogni maschera e sembra vivere quella leggerezza che, nel corso della sua esistenza, non ha avuto molto spazio per manifestarsi.

Tra le lettere più belle e significative figurano quelle che Calvino scriveva in treno, in procinto di giungere dalla sua amata. Spesso gli sbalzi del treno rendevano la mano dello scrittore tremante, ed egli se ne preoccupava, scrivendo: “puoi leggere negli sbalzi forse indecifrabili di queste righe la velocità del treno, ma puoi leggervi anche l’ansia affannosa di continuare a sentirmi vicino a te, ora che il non averti vicina mi fa apparire come dilaniato, sbranato, da chiedermi come non grondi di sangue”. La storia di questo amore e buona parte del carteggio è stato reso pubblico dalla stessa De’ Giorgi, nel libro “Ho visto partire il tuo treno”.

Carteggio Pavese – Garufi

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Molto toccanti le parole d’amore che Cesare Pavese rivolgeva alla scrittrice Bianca Garufi, conosciuta nella sede romana della casa editrice Einaudi di cui lo scrittore era consulente. Questo amore, non del tutto corrisposto da parte della Garufi, è stato ben narrato in “Una bellissima coppia discorde”, a cura di Mariarosa Masoero. I due, infatti, incarnano l’immagine della coppia destinata al rapporto attrazione-repulsione a causa della loro diversità e della loro natura poco incline alle relazioni. Alla Garufi, Pavese scriveva: “tu sei veramente una fiamma che scalda ma bisogna proteggere dal vento. A volte non so se un mio gesto tende a scaldarmi o a proteggerti. Anzi, allora m’immagino di fare le due cose insieme e questa è tutta la mia e la tua tenerezza come una cosa sola”.

Questi frammenti di Amore reale e tangibile ci regalano un ritratto inedito della personalità di questi grandi autori della nostra tradizione letteraria. Le loro parole costituiscono un’occasione unica per conoscere la vera essenza che si nasconde dietro al genio e una sorgente nella quale scorgere la natura che ha ispirato ogni capolavoro.

Jessica Simonetti