paesi fantasma
29 Settembre 2016   •   Argia Renda

Paesi fantasma, un viaggio tra i luoghi più suggestivi d’Italia

«Posti dimenticati, isolati e abbandonati in giro nel mondo, dove il tempo si è fermato. Paesi fantasma per colpa di calamità naturali o perché gli abitanti hanno preferito trasferirsi altrove.»

Dai paesi fantasma alle meraviglie sommerse, da i laghi e i mari, fino ai mulini nascosti nelle vallate del Sorrento. Da Craco, tra i paesi fantasma più conosciuti in Italia (un borgo medievale della Basilicata spesso assalito da ricorrenti terremoti tanto da costringere l’intera popolazione a trasferirsi, lasciando il paese completamente di disabitato), a Fabbriche di Carregine, villaggio abbandonato della provincia di Lucca.

Ecco alcuni dei posti dimenticati sparsi nel nostro paese, mete tanto da brividi quanto suggestive.

Valle Piola

Cominciamo con Valle Piola a Teramo, un paese disabitato nel cuore dei Monti della Laga dal 1977 dopo che l’ultima famiglia si è trasferita. Nel XIII secolo fino all’Unità d’Italia, queste zone sono state soggette alla totale ribellione verso i regnanti per una situazione di malcontento sociale e le famiglie che abitavano questi paesi dovevano essere tutt’uno con quei rivoltosi, tanto che alcuni storici parlano di guerra civile. La parte più antica di Valle Piola ha una forma ad U, molte abitazioni si aggiunsero probabilmente in seguito. All’interno della parte più antica c’è un pozzo luce, sotto il quale alcuni affermano ci fosse un sotterraneo che franò in seguito ad un forte acquazzone. L’unica strada del paese è la Via della Fauna, che collegava Valle Piola alla vicina Poggio Valle. L’attività principale di Valle Piola è la pastorizia, fino ad oggi un solo pastore è rimasto in questa zona, permanendovi solo nel periodo estivo e dormendo nell’abitazione di più recente costruzione.

Campomaggiore

Campomaggiore è un comume italiano della provincia di Potenza in Basilicata, il vecchio centro abitato era considerato un luogo vivibile e pacifico tanto da essere chiamato “città dell’Utopia”, almeno fino al 1855, quando è stato abbandonato a seguito di una frana diventando così uno dei paesi fantasma più suggestivi del sud Italia. Una leggenda narra che due contadini con dei muli furono avvisati dalla Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, protettrice di Campomaggiore, e che da lì a poco ci sarebbe stato un evento nefasto per il paese, una frana che avrebbe distrutto l’intero borgo. I due contadini videro sgretolarsi davanti a loro il ponte che i muli erano restii ad attraversare. Tornati al paese radunarono la popolazione e assistettero alla distruzione del borgo e al crollo del sogno utopico dei conti Rendina.

Vallone dei Mulini

Il Vallone dei Mulini è una valle della costiera sorrentina, prende il nome da un mulino utilizzato per la macinazione del grano. Il Vallone dei Mulini si è formato circa trentacinquemila anni fa, quando una violenta eruzione dei Campi Flegrei ricoprì la zona che va da Punta Scutolo a Capo di Sorrento di detriti. Le acque sorgive che formavano ruscelli dalla bassa portata, chiamati Casarlano e San’Antonino, che si incontrano poco prima dell’inizio della valle, scavarono un profonda e stretta gola, in cerca di uno sbocco verso il mare. Ad oggi il Vallone è diviso in due parti: da un lato lo sbocco verso il mare, dall’altro il piccolo complesso che, con la distruzione del ponte che univa Sorrento al resto della costiera, agli inizi del XX secolo ha smesso di funzionare sia per mancanza di acqua sia per motivi climatici.

Roghudi

In Calabria troviamo il comune di Roghudi, in provincia di Reggio Calabria. La caratteristica principale di questo comune è quella di essere suddiviso in due differenti porzioni non confinanti poste a grande distanza l’una dall’altra; secondo una leggenda a Roghudi esistevano le Naràde, donne dalle sembianze umane con zoccoli di asina che vivevano nella contrada di Ghalipò. Di giorno rimanevano nascoste tra le rupi, di notte, invece, cercavano di attirare con ogni stratagemma (come la trasformazione della voce) le donne del luogo con l’intento di ucciderle, al fine di sedurre gli uomini del paese. Per proteggersi dalle loro irruzioni vennero costruiti tre cancelli, collocati in tre differenti entrate del paese: uno a “Plachi”, uno a “Pizzipiruni” e uno ad “Agriddhea”. La parte di Roghudi Vecchio, abitata sin dal 1050 e facente parte di un’area grecanica, a seguito delle due fortissime alluvioni avvenute nell’ottobre 1971 e nel gennaio 1973 fu dichiarato totalmente inagibile, trasformandolo in uno dei paesi fantasma più suggestivi d’Italia.

Pentedattilo

Sempre in Calabria c’è Pentedattilo, una frazione del comune di Melito Porto Salvo che sorge arroccato sulla rupe del Monte Calvario, dalla caratteristica forma che ricorda quella di una ciclopica mano con cinque dita. Il paese è stato teatro di un crudele misfatto noto come Strage degli Alberti. Protagonisti i membri di due nobili famiglie: quella degli Alberti, marchesi di Pentedattilo, e quella degli Abenavoli, baroni di Montebello Ionico ed ex feudatari di Pentedattilo. La storia della Strage degli Alberti nel corso dei secoli ha dato origini a varie leggende e dicerie. Una di queste afferma che un giorno l’enorme mano si abbatterà sugli uomini per punirli della loro sete di sangue. Un’altra, invece, dice che le torri in pietra che sovrastano il paese rappresentano le dita insanguinate della mano del barone Abenavoli. Un’altra, infine, narra che la sera, in inverno, quando il vento è violento tra le gole della montagna si riescono ancora a sentire le urla del marchese Lorenzo Alberti, mentre nelle sere di sola luna piena si possono udire lamenti provenire dall’alto della montagna: probabilmente si tratta dei morti che, dall’aldilà, reclamano vendetta.

Rocca Calascio

Concludiamo la nostra raccolta dei paesi fantasma con Rocca Calascio, situata in provincia de L’Aquila, all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso. Conosciuta principalmente per la presenza della rocca, una delle più elevate d’Italia, e dell’antico borgo medioevale sottostante, oggi disabitato. Dopo essere stata abitata tra gli altri anche dalla famiglia Medici, nel XX secolo anche le ultime famiglie rimaste abbandonarono il borgo e la rocca rimase disabitata. In seguito, però, anche sull’onda del successo derivato dall’ambientazione di alcuni film, alcune abitazioni sono state recuperate e altre sono state convertite a strutture ricettive; il castello, inoltre, ha subito un’importante operazione di restauro e consolidamento ed oggi è una delle principali attrazioni turistiche della zona, grazie al lavoro di due coniugi e della loro famiglia che hanno aperto un albergo poco sotto il castello.

Cristo degli abissi

Infine, pur non trattandosi di uno dei paesi fantasma,  bisogna soffermarsi qualche secondo anche sulla statua del Cristo degli abissi, posta nel 1954 sul fondale della baia di San Fruttuoso, tra Camogli e Portofino, a 15 metri di profondità. La statua alta circa 2,50 metri e realizzata dallo scultore Guido Galletti, nacque da un’idea di Duilio Marcante che, a seguito della morte di Dario Gonzatti durante un’immersione nel 1947, spinse per la posa di una statua di Cristo sul fondale marino. Il monumento, restaurato nel 2003 per preservarlo dalla corrosione e per riattaccarne la mano staccata da un’ancora, è meta di numerose escursioni subacquee che hanno reso ancora più famoso il litorale ligure.

Argia Renda