massimo troisi
21 Giugno 2017   •   Argia Renda

Massimo Troisi, il talento di un artista indimenticabile

«Nel giugno di ventitrè anni fa ci lasciava Massimo Troisi, un’autentica icona del cinema italiano, ricordato ancora oggi come “il comico dei sentimenti”.»

Massimo Troisi, attore, regista e sceneggiatore italiano è stato il massimo esponente della nuova comicità napoletana. Erede di Eduardo e Totò, inizia la sua carriera a teatro con il gruppo i Saraceni e, in seguito, con gli amici de la Smorfia: Lello Arena e Enzo Decaro.

Grazie al successo immediato, decide di dedicarsi al cinema: interpreta dodici film e ne dirige quattro, tra cui Ricomincio da Tre nel 1981, Non ci resta che piangere nel 1984 e il Postino, che gli vale la candidatura al Premio Oscar come miglior attore e miglior sceneggiatura originale. Ottenne inoltre diversi riconoscimenti: due volte il David di Donatello, cinque volte il Nastro d’Argento e due volte il Globo d’Oro.

Massimo Troisi, nato a San Giorgio a Cremano (NA), ultimogenito di sei figli, tra genitori, nonni, nipoti e zii non è mai stato da solo:

“Sono nato in una casa con 17 persone…quando ci sono meno di 15 persone, mi colgono violenti attacchi di solitudine.”
Massimo Troisi

Talento puro di chi si esprimeva solo in un napoletano antico, viene ricordato da Marina Spada, aiuto regista di Non ci resta che piangere, come una persona dolcissima e meravigliosa: «del film non esisteva una sceneggiatura, questo significa che ogni giorno Troisi e Benigni si inventavano i dialoghi di sana pianta

Massimo Troisi nel suo cinema aveva uno sguardo molto attento alla società italiana, specialmente dopo il terremoto del 1980, parlando anche delle nuove ideologie, del femminismo. Con lui nacque la nuova tipologia napoletana di antieroe, un personaggio che riflette tuttora i dubbi e le preoccupazioni delle nuove generazioni.

Occasionalmente si distinse anche al di fuori della recitazione, lasciando altri contributi: scrisse, infatti, O ssaje comme fa ’o core, una poesia messa in musica dall’amico Pino Daniele, in cui si faceva riferimento ai problemi di cuore (di cui soffrivano sia l’attore che l’amico musicista) e al romanticismo.

Massimo Troisi, infatti, malato fin da bambino a causa di una malformazione congenita, si era sottoposto ad un intervento chirurgico per la sostituzione di una valvola cardiaca, intervento che gli aveva permesso di vivere un’esistenza del tutto normale. Amava giocare a calcio e non si risparmiava in impegno e fatica, giocando, previo peridodici controlli medici, con la nazionale degli attori.

Finita la lavorazione de il Postino, film tratto dal libro Il postino di Neruda dello scrittore cileno Antonio Skàrmeta, di cui Massimo Troisi è protagonista con Philippe Noiret e con la regia dell’inglese Michael Radford, alla consueta bevuta di fine riprese, aveva brindato con tutti i componenti della troupe, salutando con un “vi amo tutti, non vi dimenticate di me”, parole forse di circostanza, ma conclusive di un periodo non facile.

Sul set, infatti, c’era sempre un medico, con Troisi che aveva evitato accuratamente interviste e promozioni durante le riprese del film, un po’ per non sottoporsi a sforzi inutili, un po’ perché non voleva che si parlasse della sua salute. Quando una fotografa era riuscita a riprenderlo durante la lavorazione a Salina e un settimanale aveva pubblicato un servizio che ricostruiva puntigliosamente i suoi problemi clinici, l’attore, in effetti, ci rimase malissimo. Sulla sua malattia, del resto, aveva sempre avuto molta discrezione e pudore.

Il 4 Giugno 2017, in occasione dei ventitrè anni dalla scomparsa di Massimo Troisi, l’associazione fondata dal fratello, ha organizzato nella sua città natale una serata evento, con visioni di filmati noti e inediti, le letture di poesie scritte da lui, performance di danza e musiche ispirate alle sue opere e a i suoi film.

Poco dopo la sua morte Luca Delgado, scrittore e traduttore teatrale, disse:

“Un vero napoletano ti saprà dire che cosa stava facendo e dove si trovava quello sciagurato pomeriggio del 4 giugno del 1994, il giorno in cui si apprese della morte di Massimo ‪Troisi‬.”
Luca Delgado

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