almoraima
22 settembre 2017   •   Redazione

Almoraima: le radici nel Salento ed il mondo come palco

«Riconosciuti a livello internazionale e reduci da un tour in Estremo Oriente, gli Almoraima riescono ad unire il flamenco alle sue storiche influenze modernizzandole. Li ho intervistati per parlare della loro musica e dei loro tour in giro per il mondo.»

Sono a Porto Badisco, a 8 chilomentri da Otranto, nel Salento, al tramonto, il momento della giornata che rende ancora più unico questo posto ricco di storia e mitologia. Già, perché prima di parlarvi degli Almoraima, un piccolo approfondimento su questa piccola località è quasi dovuto. Del resto si dice che fu proprio a Badisco il primo approdo italiano di Enea, in fuga da Troia e alle prese con un viaggio di cui la letteratura classica ci ha lasciato diverse tracce. Sempre qui si trova anche la Grotta dei Cervi, il complesso pittorico risalente al Neolitico più imponente d’Europa. Su questo lato di costa sembra che il tempo abbia preso un ritmo tutto suo, un ritmo che la gente rispetta e segue, che si consuma nei bar sempre uguali ormai dagli anni ’70 e che devono rimanere così, posti perfetti dove risuona buona musica.

“Dove due rocce spumeggiano d’acqua salata,
mentre il porto rimane nascosto.”
VirgilioEneide (III, 552)

Ed è qui, come anticipato, che hanno tenuto un concerto gli Almoraima (pagina FB), un gruppo musicale con le radici nel Salento ma con il mondo intero come palcoscenico. Quello degli Almoraima, infatti, è un progetto di Word Music che riesce a fondere le sonorità del flamenco a quelle mediorientali e a tante altre ancora sparse in tutto il mondo.

Il loro live è stato intimo e magico. Ho sentito qualcuno vicino a me dire “ascoltando questi suoni mi sembra di poter vedere posti lontani, sentire profumi, assaporare gusti nuovi”. E in fondo è così, la musica degli Almoraima è un viaggio; sono ricordi di pagine di letteratura spagnola e di realismo magico sudamericano, sono colorati mercati mediorientali e svelti passi di danza gitani. Un crossover musicale reso possibile dai talentuosi membri del gruppo: Massimiliano Almoraima (profilo FB), autore delle musiche e dei testi; Alessia Tondo, una delle voci più importanti della scena musicale pugliese e uno dei simboli vocali della Notte della Taranta, senza dimenticare l’incredibile bravura di Rachele Andrioli, il talento di Giovanni Ceresoli, chitarrista e palmista, Matteo Resta, bassita, e Francesco Pellizzari, alle prese con le percussioni.

Il viaggio è una costante per gli Almoraima, reduci da un recentissimo tour in Estremo Oriente, e sempre il viaggio è anche la parola chiave dell’intervista posta, subito dopo il concerto, al frontman Massimiliano Almoraima:

Riconosciuti, ormai, a livello internazionale, il vostro è un progetto unico nel panorama musicale pugliese e non solo. Come nascono gli Almoraima?
Faccio una premessa. A me piace molto viaggiare e sono nato in un contesto in cui convivevano diverse culture. Questo mi ha influenzato molto e, fin da piccolo, ho potuto assaporare le tipicità e le unicità di ogni parte del mondo, soprattutto a livello sonoro. Poi, all’età di 15 anni, ho iniziato a studiare chitarra flamenco, appassionandomi a questa musica grazie a Paco de Lucia, Tomatito e molti altri.

Quindi ho pensato: “è questo il suono che cerco”. Sono stato in Andalucía ad intraprendere un percorso di studio e di ricerca musicale. La cosa che più mi ha molto colpito è che il flamenco è ricco di influenze: araba, gitana, ecc. Volevo entrare nell’anima di questi suoni, di queste culture.

 

Siete reduci da un tour incredibile in Estremo Oriente: Giappone, Cina, Corea del Sud. Com’è andata? Quali sono state le reazioni del pubblico che si approcciava ad uno stile così diverso rispetto alle classiche abitudini musicali?
Abbiamo riscontrato un interesse fuori da ogni nostra aspettativa. Lì la gente è abituata ad ascoltare molto. La nostra musica è una musica per cui il saper ascoltare è fondamentale. Vedere il pubblico attento e coinvolto è stato incredibile e ci ha fatto rendere conto che tra la nostra cultura e la loro c’è una sintonia di linguaggio unica e che unisce.

Invece, come è stato per voi suonare per questo pubblico?
Per noi non era una novità, viaggiamo molto e ci approcciamo con diverse realtà culturali. Abbiamo suonato negli Stati Uniti, nel Canada, Pakistan, India, Cuba, Messico. Volta per volta abbiamo preso quella confidenza che ora ci dà la tranquillità di affrontare ogni tipo di pubblico.

Gli Almoraima possono essere definiti un gruppo musicale multietnico. La vostra ricerca musicale spazia dalla musica spagnola a quella araba, con altre numerose influenze. In che misura la musica può essere uno strumento per combattere stereotipi e avvicinare culture diverse tra loro?
Credo che sia la chiava per comunicare con ogni realtà culturale. La musica è un linguaggio universale. Prima di ogni tipo di approccio a livello verbale, è stata sempre la musica a far connettere persone di lingue e culture diverse, facendo nascere quella sintonia possibile solo attraverso questa forma d’arte. Mi è capitato spesso di non riuscire a scambiare neanche una parola con musicisti con cui volevo collaborare ma di capirci al volo imbracciato lo strumento.

Rispetto all’andata, cosa in c’è in più nella vostra valigia del ritorno? Cosa vi portate dietro da queste esperienze in giro per il mondo?
Beh, intanto ogni esperienza fatta ti cambia. Ti porti dietro qualcosa di importate e te ne accorgi una volta tornato, quando devi metabolizzare le emozioni, le esperienze, tutto ciò che hai vissuto concentrato in una o due settimane. Dal punto di vista musicale, invece, mi porto tutto ciò che poi riesco a trasformare in note. Poi penso che ogni volta che si viaggia si possono scoprire parti di noi stessi che fino a quel momento non conoscevamo. Ogni viaggio ti cambia, sì, ed ogni cambiamento aggiunge qualcosa alla nostra musica.

Elisa Toma