Gianluca Purgatorio
18 aprile 2018   •   Anita Atzori

Gianluca Purgatorio: «L’antidoto alla morte è l’amore»

«Leggere un suo libro, condividere una sua poesia sono ormai pratiche di vita quotidiana. Le sue parole ci hanno fatto viaggiare, sudare e sorridere. Oggi vi parliamo di Gianluca Purgatorio.»

Viene da Matera, si dice di lui che abbia l’oro in bocca. Non è mai stato ricco, ma un po’ è come se lo fosse. Ricco di parole. Ebbene sì, Gianluca Purgatorio (profilo Facebook) a soli 24 anni è riuscito a fare della sua passione un lavoro, voleva scrivere, voleva parlare alla gente, voleva essere se stesso e mille altri. Di tempo ne è passato dal suo primo libro Solo Quattro Mura, raccontava della morte, delle sue paure più grandi, che un po’ sono anche le nostre. La paura di esserci e quella di sparire. Il vuoto dentro una dimensione che ancora non ci appartiene, ma che come tutti prima o poi vedremo. Il cammino di Gianluca Purgatorio nel mondo dell’editoria italiana è stato un veloce procedere al successo, un mix entusiasmante di paura e rischio. Prima la morte e poi l’amore, prima la paura e poi il piacere. Un ragazzo giovanissimo che ha fatto fortuna coi libri, con le parole, con tutto ciò che di creativo ci possa essere dentro pagine che profumano di carta appena stampata. Su Facebook Gianluca Purgatorio ormai è un volto noto, molti lo seguono, altri addirittura ci si rivedono. Condividere una delle sue poesie è diventato un must per le nuove generazioni, per chi si affaccia al web con sospetto e trova in quelle parole un richiamo ad altri tempi, la stoffa del savoir faire e l’inspiegabile modo di sedurre con le lettere e non col corpo. Oggi a Snap Italy abbiamo il piacere di intervistarlo, di capire chi si nasconde dietro tutte quelle parole che portano la firma di Gianluca Purgatorio.

Gianluca Purgatorio, classe 1986, città natale Matera. Quanto c’è della Basilicata nei tuoi libri?
Poco, ma è un mio difetto. Io sono nato a Bari, ho vissuto a Matera, malgrado la mia famiglia abbia origini nella provincia, sono ritornato a Bari e da due anni vivo a Milano per lavoro, e nessuno di questi posti finora ha influenzato più di tanto la mia scrittura. Ho sempre trascurato i luoghi e le ambientazioni, limitandomi a osservarli e citarli quando era doveroso: i racconti del mio primo libro erano volutamente fuori da ogni collocazione spazio temporale, così pure le poesie. Il romanzo in uscita, invece, è ambientato a Matera, ma la città è solo uno sfondo, un accenno che fa capolino di tanto in tanto nel tumulto della storia.

A 24 anni il tuo primo libro Solo Quattro Mura. Parlavi della morte e di tutte quelle paure ancestrali che un po’ ci identificano. Ora con le tue poesie narri l’amore. È più difficile descrivere la morte o l’amore?
Vuol dire che le paure sono rimaste. Se nel primo libro cercavo di metterle a fuoco e definirle, negli altri ho cercato un modo per attenuarle, perchè non penso che si superi mai la paura di morire, ma ci si può distrarre. E qual è il modo migliore se non l’amore? Non sarò il primo a dirlo, ma è chiaro che chiunque si approcci alla scrittura e all’arte in generale debba affrontare dentro di sé questi due macro argomenti, come un percorso naturale delle cose. Non credo che il coefficciente di difficoltà vari a seconda dell’argomento di cui si scrive, a patto che lo si conosca da molto vicino. Ciò che influisce, a mio modo di vedere le cose, è la forma che scegliamo per comunicare qualcosa. E sicuramente credo che la prosa, più della poesia, sia la mia forma di espressione naturale.

Quando hai capito che il mestiere giusto per Gianluca Purgatorio fosse lo scrittore?
Sicuramente devo ancora capire se sono tagliato per fare ciò che faccio o mi converrebbe cambiare mestiere. Tuttavia la scrittura è stata sempre l’unica cosa che mi riusciva, che stimolava il mio disinteresse naturale verso il mondo. L’ho sempre usata come misura delle cose che mi capitavano, come tornello tra me e la realtà. Da piccolo mi piacevano le storie in tutte le salse, quelle lette a voce o raccontate, quelle che leggevo o le cavolate che inventavo io quando non ero in strada a giocare.

Hai raggiunto il successo in poco tempo, e su Facebook è boom di condivisioni. Ti senti responsabilità addosso sapendo che le tue storie rappresentano anche molti adolescenti?
Non so se si può parlare di successo, anche perché siamo sempre in un mondo fittizio come quello dei social, che non penso siano uno specchio preciso della realtà. Sicuramente il libro Cento orgasmi lontano da te ha registrato un discreto numero di vendite e qualcosa si è mosso. Nell’ultimo anno c’è stato un riscontro soddisfacente e il mio nome ha cominciato a circolare ma non è avvenuto dall’oggi al domani come spesso capita nel mondo della rete che sforna ogni giorno campioni di letteratura da Baci Perugina. Ovviamente non sono un tipo a cui piacciono troppo le responsabilità, proprio perché le prendo fortemente sul serio, pertanto spero di non essere responsabile in alcun modo di nessuno. L’arte non ha scopi educativi, dovrebbe accrescere, aggiungere idee, storie, dettagli, sia nel bene che nel male.

Cosa ne pensa la tua famiglia di questo cammino professionale?
Che se avessi deciso di diventare calciatore probabilmente avrei avuto più chanche. Scherzi a parte, sono cresciuto in un ambiente di persone intelligenti e i miei hanno sempre mantenuto un atteggiamento maturo e un basso profilo, evitando fanatismi e facili entusiasmi. I sogni non si campano in aria, ma vanno coltivati dal basso, piantati nella terra che deve essere abbastanza solida per tenerci entrambi i piedi. Ecco, la mia famiglia è sempre stata e continua a essere un po’ la mia terra ferma.

Se potessi descrivere te stesso in  3 righe, cosa ci diresti?
Se dovessi descrivermi in tre righe, ti chiederei quanto lunghe debbano essere queste tre righe, perché sarei trito e retorico, quindi mi servirebbero una decina di termini scurrili, ma è meglio evitare. Ciò che scrivo può già essere una presentazione, da cui carpire più del dovuto.

Nelle tue poesie si intravede sempre un filo di malinconia. C’è qualcosa che ti manca o che vorresti avere?
È un filo bello grosso, quello della malinconia. Non penso si possa prescindere da un tale stato d’animo, nell’arte e nella vita. La mancanza di qualcosa, l’insoddisfazione, è risaputo, sono i motori che ci permettono di alzarci la mattina e uscire di casa per andare alla ricerca di ciò che non abbiamo. Quindi è normale che mi manchi qualcosa. Se non avessi desideri e pulsioni per tutto ciò che ai miei occhi sembra luccicante, mi annoierei a morte.

Gianluca Purgatorio come sogna di essere tra 10 anni?
Sono un uomo qualunque, pertanto spero di avere ancora tutti i capelli in testa. Spero nelle cose che non dipendono da me, per tutto il resto bisogna rimboccarsi le maniche.

Nel settembre 2017 pubblichi il libro Cento orgasmi lontano da te. Depressione, solitudine, amore descritti come forti orgasmi che ammaliano e poi deludono, un po’ come il coito interrotto. Legami incompleti o rotti da qualcosa di inarrestabile. A cosa o a chi pensavi quando hai scritto il libro?
La delusione per un coito interrotto è di gran lunga preferibile alla delusione di una notte di solitudine. Ma il senso è che abbiamo tutti un gran bisogno d’amore, un bisogno ossessivo schizofrenico, che prende forme bizzarre e assurde. Abbiamo cominciato a vivere con i cani e vestirli come supereroi e abbiamo cominciato ad accoppiarci come cani per le strade. Ho provato a descrivere tutto questo, il bisogno di qualcuno, di qualcosa, di una pelle, di un bacio, di una persona nel letto che ci osservi mentre lavoriamo o per le voglie. E ho pensato certamente a una persona o più di una con cui posso aver condiviso ed espletato questi bisogni.

Difetti e pregi di Gianluca Purgatorio.
Ti rispondo come autore. L’ostinazione credo che sia un qualcosa che mi abbia sempre caratterizzato in positivo nel mio lavoro, ma trovare sempre delle motivazioni non è facile, specie quando ti manca qualcuno a ispirartele. Poi ci sono una serie di vox media a cui devo ancora capire che accezione dare. Ad esempio non ho molta diplomazia e accondiscendenza per certi ambienti, probabilmente ho scarsa comunicabilità attraverso il mezzo della rete e nel mio lavoro mi manca a volte quella sfrontatezza che ho nella vita di tutti i giorni.

Anita Atzori