08 Ottobre 2016   •   Argia Renda

Leggenda o mito? I labirinti più belli d’Italia

La storia dei labirinti è complessa, intricata e affascinante, così come lo sono i percorsi che li strutturano. Ecco a voi i più belli d’Italia.

Nel mito greco il labirinto è una prigione da cui non si può fuggire, come nell’Eneide dove nasconde l’entrata dell’Ade. L’arte tantrica vede nel labirinto l’aspetto mentale dello spirito. Nell’antico dedalo egizio, invece, la struttura dell’universo. Gli Indiani d’America pensano che sia il passaggio da cui emersero ed entrarono nel mondo i loro antenati. In alcune regioni africane il labirinto ha la forma di una giostra strategica. L’uomo medievale pensava che rappresentasse la via di un pellegrinaggio.

Il labirinto classico si presenta in forma quadrata o più spesso circolare, caratterizzato da un’unica entrata e un solo vicolo cieco al termine del percorso; tuttavia la sua struttura nel tempo si è evoluta modificando e spesso complicando il disegno originario.

In Italia ne esistono di diversi da poter visitar, scopriamo insieme quali sono i più belli.

Cominciamo con il parco di Villa Pisani, detta anche la Nazionale, è uno dei più celebri esempi di villa veneta della Riviera del Brenta; sorge a Stra, in provincia di Venezia, e si affaccia sul Naviglio del Brenta. È oggi sede di un museo nazionale, che conserva opere d’arte e arredi del Settecento e dell’Ottocento. Occupa un’intera ansa del naviglio del Brenta, per un’estensione di ben 11 ettari e un perimetro esterno di circa 1.500 metri. Realizzato prima della villa, a partire dal 1721, per la nobile famiglia veneziana dei Pisani di Santo Stefano, su progetto dell’architetto padovano Girolamo Frigimelica de’ Roberti, autore anche del famoso labirinto di siepi di bosso, oltre che di alcuni degli originali padiglioni come l’esedra con due gallerie di glicine ai lati, la torretta al centro del labirinto che sorregge la statua di Minerva e le scuderie sullo sfondo del grande parterre centrale. Nel labirinto avveniva il gioco tra dama e cavaliere: la dama si poneva sulla torre centrale con il suo volto mascherato e il cavaliere doveva raggiungerla. Una volta arrivato, lei svelava la sua vera identità: ma era sempre una sorpresa, si esprimeva così il desiderio inconscio di perdersi per poi ritrovarsi. Il parco che è stato vincitore del premio Parco più bello d’Italia 2008 è stato interamente restaurato e oggi insieme al disegno generale esibisce durante l’anno una ricca collezione botanica. “Non si scorgeva di là dal cancello se non il principio di un tramite e una sorta di selva intricata e dura, un’ apparenza misteriosa e folta” cosi lo descriveva D’Annunzio.

Il Labirinto della Masone, è un parco culturale costruito a Masone, località nei pressi di Fontanellato, in provincia di Parma, considerato il più grande labirinto verde al mondo. Progettato da Franco Maria Ricci insieme agli architetti Pier Carlo Bontempi e Davide Dutto, il progetto è stato realizzato a partire dal 2005 fino al 2015: otto ettari di labirinto, 300 metri quadrati, tre chilometri di percorso totale sotto gallerie vegetali alte cinque metri. Un labirinto completamente vegetale che si inerpica su canne di bambù, provenienti dalla Liguria e dalla Francia. Il labirinto si inserirà all’interno di un progetto ben più ampio, una sorta di parco dell’arte in collaborazione con l’Associazione Castelli del Ducato, con musei e sale convegni: un sogno per ogni novello mecenate del ventunesimo secolo. All’interno del parco sono presenti, oltre a una cappella cattolica, circa cinquemila metri quadrati di spazi destinati alla cultura: un museo, che ospita la collezione permanente, una grande biblioteca e spazi per eventi e mostre temporanei. Ricci divenuto celebre grazie a i suoi libri era ossessionato dai labirinti, li citava continuamente nei suoi racconti, un po’ per spirito infantile, da eterno Peter Pan, un po’ per cultura, da convinto estimatore di Calvino. Il più grande al mondo tra i labirinti più recenti.

Un “cortese” palazzo di fine 600 nasconde un grazioso labirinto, che separa il giardino dalla villa, il Labirinto di Villa Garzoni, di gusto squisitamente Barocco composto da maniero con all’interno una zona destinata ai luoghi d’incontro tra dame e cavalieri. Situata a Collodi, in provincia di Pistoia, giardiniere del complesso anche il padre di Carlo Lorenzini, autore de “Le avventure di Pinocchio” (mentre la madre svolgeva funzioni di cameriera). Lo scrittore trascorse gran parte della sua infanzia presso il Castello, come gli abitanti del luogo chiamano la villa. Quando volle scegliere uno pseudonimo per il suo capolavoro, decise di chiamarsi proprio Collodi. Per quanto riguarda il labirinto è un mirabile esempio di organizzazione di spazi verdi di epoca tardo barocca, è caratterizzato da effetti scenografici e a sorpresa come all’ingresso dove sono collocate due statue di Pan flautista e di Flora, si apre un parterre variopinto con siepi di bosso di forme geometriche, in cui le fioriture sono state recentemente sostituite con ghiaino colorato. Nella prima parte sono poste due vasche circolari arricchite da ninfee e schizzi d’acqua. Una statua di Diana ed una di Apollo introducono alla seconda parte del parterre dove all’interno delle aiuole sono rappresentate le insegne di Garzoni, architetto, appassionato di botanica, che dopo averla disegnata usava la villa come residenza.

Eccoci ora arrivati a Padova, precisamente al Castello di San Pelagio, una villa che, nel ‘700,venne interamente rimaneggiata dai Conti Zaborra per meglio svolgere le funzioni agricole alle quali è da sempre adibita. Il vasto complesso conosciuto anche per il Museo dell’Aria e del Volo, include un giardino con un laghetto, labirinto e ghiacciaia; dal 1970 il parco è stato restaurato, i due giardini della villa sono stati arricchiti di nuove piante e specialmente di migliaia di rose. Nel 2000 è stato creato un labirinto verde per raccontare il mito del volo di Icaro: prima ci si imbatte nel  labirinto di Cnosso, fatto costruire ,secondo la leggenda, dal Re Minosse nell’isola di Creta per rinchiudere il minotauro, nato dall’unione della moglie del re con un toro. Si arriva in seguito, dopo molti errori ed inciampi, a quello costruito da Dedalo con il figlio Icaro, i quali dopo aver terminato la costruzione si trovarono prigionieri, riuscendo a scappare volando, grazie alle costruzioni di ali attaccate alle loro spalle con la cera. Nel percorso si incontrano Arianna che si dondolava sull’altalena e che aiutò Teseo a lasciare il percorso grazie al filo che gli aveva donato. Durante il percorso si incontra anche un piccolo aereo da turismo, forse per un moderno Icaro. Nel 2007 è sorto un secondo labirinto, quello degli specchi, senza vicoli ciechi, dedicato proprio a Gabriele d’Annunzio, il gioco di specchi allude, infatti, al concetto di “doppio” e crea un senso di straniamento. Sempre al centro un alberello di Sambuco allude a miti e leggende piene di poesia.

Concludiamo con il labirinto botanico del Castello Masino, grazie alla sua posizione strategica che permetteva il controllo su un ampio territorio tra Ivrea, Vercelli, la Valle d’Aosta e la pianura verso Torino, ebbe origini molto antiche: era in origine una semplice fortificazione a pianta quadrata con torri angolari. Mille metri di siepi realizzate come una volta, utilizzando duemila piante di carpini tagliati con maniacale regolarità e ricostruendo scrupolosamente il disegno settecentesco ritrovato negli archivi. Il labirinto botanico del Castello di Masino, tornato a nuova vita dopo il recente ed impegnativo restauro, offre l’impagabile sensazione di perdersi tra le sue pareti verdi.
Come in passato nella mitologia greca, o nelle sue più giocose rivisitazioni rinascimentali e settecentesche, è garantito il piacere di smarrirvi la strada: nei secoli, dall’ architettura alla psicanalisi, dai nascondigli sotterranei al cinema e al teatro, il labirinto ha affascinato gli autori e gli interpreti, i sovrani e chi voleva batterli in astuzia. L’attuale configurazione deriva dalla sistemazione all’inglese risalente alla prima metà dell’Ottocento, che portò alla realizzazione della “strada dei 22 giri” che scende, in mezzo ai boschi, in direzione di Strambino.