Vittorio De Sica: una leggenda del cinema italiano

Vittorio De Sica

26 luglio 2017 • Cinema & TV - Web • Di: • Visto: 636

«Il 7 luglio 1901 nasceva il regista che avrebbe fatto conoscere il cinema italiano in tutto il mondo: Vittorio De Sica, attore istrionico e padre del neorealismo, più in generale uno dei personaggi più importanti della cinematografia mondiale.»

«Parlami d’amore Mariù….tutta la mia vita sei tu…» Ricordate il motivetto diquesta canzone? Forse non sapete che ad interpretarla, in un lontano 1932, fu proprio Vittorio De Sica, nel film Gli uomini, che mascalzoni… di Mario Camerini, pellicola che vide l’esordio come attore di quello che sarebbe poi diventato uno dei più grandi registi italiani. Conosciuto in tutto il mondo per essere uno dei padri, insieme a Rossellini e Visconti, del neorealismo cinematografico, realizzerà nella sua carriera di regista alcuni dei capolavori più alti di questa corrente.

Vittorio De Sica

Il racconto della vita vera di quell’Italia appena uscita dalla guerra, la scelta di attori presi dalla strada, i primi piani drammatici e la fotografia contrastata, lo hanno reso di fatto il vero autore del neorealismo: sarà il grande Orson Welles, per il quale Sciuscià era il più bel film del mondo, a decretare che «se per gli italiani il neorealismo è Rossellini, per gli americani è De Sica». Amatissimo, infatti, negli Stati Uniti, De Sica aveva il merito di rendere importanti le cose piccole, dando un senso profondo alle vicende quotidiane che raccontava, riuscendo sempre a toccare il cuore dello spettatore.

«Il mio scopo è rintracciare il drammatico nelle situazioni quotidiane, il meraviglioso della piccola cronaca, anzi, della piccolissima cronaca».
Vittorio De Sica

Nonostante la regia, Vittorio De Sica non smise mai di recitare, e come uno dei maggiori interpreti della commedia all’italiana ha regalato interpretazioni indimenticabili, come quella ne Il generale della Rovere di Rossellini, oppure disegnando perfettamente il ritratto del maresciallo Carotenuto nella saga di Pane, amore e… . Insieme ad Alberto Sordi (leggi qui il nostro omaggio) è stato l’attore che meglio ha saputo interpretare l’archetipo dell’italiano medio, una maschera piena di difetti in cui ognuno di noi può rispecchiarsi. Da protagonista a regista, ecco dieci pellicole memorabili di un grande artista italiano.

Gli uomini, che mascalzoni… di Mario Camerini (1932)

Film che lanciò come divo cinematografico l’allora giovanissimo De Sica, questa commedia sentimentale «profumata di giovinezza e raccontata con garbo» per citare Morandini, riscosse all’epoca un successo clamoroso, poiché si discostava totalmente dalla rappresentazione dell’ideale fascista del cinema dei “telefoni bianchi” imposto in quegli anni. Il film racconta di amore, sentimenti e piccoli litigi di una coppia di giovani, con uno stile di ironica dolcezza. Motivo del successo del film fu anche la canzone cantata da De Sica, Parlami d’amore Mariù, diventata il simbolo di un’epoca e addirittura più celebre del film stesso.

I bambini ci guardano di Vittorio De Sica (1943)

Questa pellicola di De Sica, una delle prime da regista, è considerata dagli storici del cinema come un momento di svolta per il cinema italiano, che passerà dai toni leggeri della commedia al dramma neorealista. Basato sull’intensa interpretazione del piccolo Luciano De Ambrosis, il film è il primo della trilogia di De Sica dedicata allo sguardo dei bambini sugli orrori della guerra, trilogia che avrà il suo culmine con Sciuscià e Ladri di biciclette. Un film poetico e allo stesso tempo drammatico, è la storia di una famiglia che si sgretola lentamente sotto gli occhi di un bambino. Magistralmente diretto da De Sica, I bambini ci guardano segna anche la prima collaborazione con lo sceneggiatore Cesare Zavattini, legame che costituirà l’asse portante del cinema italiano degli anni del dopoguerra.

Sciuscià di Vittorio De Sica (1946)

Ecco il primo grande capolavoro. Il film è talmente importante che indusse l’Academy Awards ad istituire un premio onorario per i migliori film stranieri: De Sica infatti con questo film si aggiudicò il suo primo Premio Oscar ed insieme a Roma città aperta e Paisà di Rossellini, Sciuscià è considerato il terzo capolavoro neorealista. Protagonisti Pasquale e Giuseppe, due ragazzini romani che per sopravvivere alla miseria del dopoguerra sono costretti a fare i lustrascarpe ai soldati americani. Pellicola struggente, drammatica ed indimenticabile per l’interpretazione dei due piccoli attori presi dalla strada, Sciuscià è un capolavoro di messa in scena da guardare e riguardare.

Ladri di biciclette di Vittorio De Sica (1948)

Sembra ripetitivo usare di nuovo la parola capolavoro, ma nel caso di Ladri di biciclette di dubbi ce ne sono davvero pochi. Scritto a quattro mani da De Sica e Zavattini, questo film meraviglioso, straziante e realista seppe commuovere il mondo e si aggiudicò persino un Premio Oscar. Ladri di biciclette racconta la storia di Antonio Ricci, un attacchino romano a cui viene rubata la bicicletta, unico mezzo necessario per lavorare e sfamare la propria famiglia. Disperato, inizierà insieme al figlio Bruno una forsennata ricerca per le strade di Roma, nella speranza vana di ritrovare la sua bicicletta. Il film ebbe incassi colossali per l’epoca e rimane ad oggi un’opera di bellezza assoluta, manifesto del neorealismo e capolavoro per eccellenza del cinema italiano. Anzi di più: il film è un vero e proprio cult della cinematografia mondiale, presente in tutti gli elenchi dei migliori film di tutti i tempi.

Miracolo a Milano di Vittorio De Sica (1950)

Girato alla stazione Lambrate di Milano, il film segna un distacco dalle precedenti pellicole neorealiste di De Sica: più che un film è una vera e propria fiaba, con protagonista un ragazzo orfano che sogna un mondo dove «buongiorno voglia davvero dire buongiorno». Narrato con realismo fantastico e con continue citazioni che rimandano al cinema muto e al mondo circense, Miracolo a Milano è un’opera difficilmente classificabile, unica nel suo genere, sicuramente necessaria per comprendere la natura istrionica di De Sica. Il film è passato alla storia anche per aver ispirato il grande Steven Spielberg: la scena finale del decollo dei protagonisti a cavallo delle scope in Piazza Duomo, infatti, ha dato l’idea al regista americano per la celebre scena di E.T., in cui Elliott e i suoi amici volano pedalando con le loro biciclette.

Umberto D. di Vittorio De Sica (1952)

Altro film capolavoro del cinema neorealista, attuale ancora oggi per il suo racconto crudo e commosso della solitudine di un vecchio pensionato, abbandonato da tutti e con la sola compagnia di un cagnolino. Profondissima riflessione sulla condizione degli anziani, il film fu poco compreso dal pubblico del tempo, ma vinse un Premio Oscar per la sceneggiatura di Zavattini. Tra tutti i film del regista è il più struggente ed il più sentito, forse perché ispirato alla vita del padre Umberto, al quale De Sica era molto legato.

Pane, amore e fantasia di Luigi Comencini (1953)

Pochi film sono entrati nell’immaginario collettivo come la tetralogia di Pane, amore e… . Il film diretto da Comenicini vede De Sica tornare a vestire i panni dell’attore e regalare una delle sue interpretazioni più celebri, quella del maresciallo Antonio Carotenuto, seduttore di mezza età galante e di buon cuore, attratto dal fascino della bellissima Maria detta “la bersagliera”, interpretata da una splendida Gina Lollobrigida. Il film, col suo tono brillante e scherzoso, divenne così famoso da dare vita ad una saga e creare il cosidetto genere del “neorealismo rosa”. È ad oggi uno dei maggior successi commerciali del nostro cinema.

La ciociara di Vittorio De Sica (1960)

Premio Oscar a Sophia Loren a soli venticinque anni. La ciociara è la storia di una madre e di una figlia che, per sfuggire agli orrori della guerra, tentano di scappare da Roma, ma lungo il viaggio incappano in un gruppo di soldati alleati, che le violentano brutalmente. Film shock di De Sica, racconta il dramma delle “marocchinate”, le violenze che le donne italiane subirono a causa dell’invasione del fronte di guerra: un dramma vero, raccontato da De Sica con attenta maestria registica ed interpretato dalla Loren con un’intensità tale da renderla anche una diva oltreoceano.

Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica (1963)

Mai ci fu spogliarello più famoso di quello della sensualissima Sophia Loren davanti ad un famelico Marcello Mastroianni. La scena è passata alla storia come una delle più divertenti del cinema nostrano. Terzo Oscar per il De Sica regista, il film è diviso in tre episodi, scritti da Eduardo De Filippo e Zavattini, e vede la coppia di protagonista dividersi tra Milano, Roma e Napoli. Grazie alle interpretazioni ed alla comicità amara messa in scena, Ieri, oggi, domani è un affresco senza tempo della cultura italiana.

Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica (1964)

Coppia che vince non si cambia. Di nuovo protagonisti Sophia Loren e Marcello Mastroianni per l’adattamento della celeberrima commedia teatrale di Eduardo De Filippo Filumena Marturano. La storia narra di un’ex prostituta legata da anni ad un ricco pasticciere di Napoli, che stanca della sua condizione decide di farsi sposare con un trucco, fingendo di essere in punto di morte. Nonostante il titolo possa trarre in inganno, Matrimonio all’italiana è tutt’altro che una commedia grottesca, ma anzi una storia a metà fra dramma e amore, passioni senza tempo e lacrime amare.

Il giardino dei Finzi-Contini di Vittorio De Sica (1970)

Il quarto ed ultimo Oscar per De Sica arriva con il film “della maturità”, tratto dal romanzo di Giorgio Bassani. Il giardino dei Finzi-Contini racconta la dolce vita di alcuni giovani borghesi ebrei, che improvvisamente si trasforma in tragico dramma a causa delle leggi razziali. Il film rappresenta la fase finale della sua carriera di regista, che qui si discosta sia per estetica che per contenuto dallo stile neorealista che lo aveva contraddistinto, restituendo invece una pellicola malinconica e piena di sentimenti parlati sottovoce piuttosto che urlati nel loro crudo realismo. Per molti il film è il punto più alto della filmografia di De Sica, un testamento visivo di grandissimo valore.

In cinquant’anni di carriera ha vinto quattro Oscar, diretto quaranta film e recitato in più di centocinquanta: è difficile dare una definizione a Vittorio De Sica, ma leggenda sembra la parola giusta.

Serafina Pallante

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